FMI: CINA NEL 2011 CRESCERA' DEL 9.6%

Pechino, 12 apr.- Il Fondo Monetario Internazionale continua a riporre fiducia nella Cina e nel suo ruolo di locomotiva della regione asiatica: secondo il consueto rapporto World Economic Outlook, pubblicato ieri, nel 2011 il Dragone è proiettato verso una robusta crescita del 9.6%. L'inflazione, tuttavia, crescerà del 5%, e l'FMI continua a consigliare un apprezzamento dello yuan per contenere la corsa dei prezzi.

 

"La Cina sostiene tutta la regione, e una forte crescita in Cina continuerà a sostenere la crescita nel resto della regione" ha dichiarato Abdul Abiad, economista dell'FMI. Secondo il rapporto, la domanda cinese si sta spostando dal settore pubblico a quello privato man mano che i consumi vengono sollevati dall'aumento del credito e dalle politiche governative per aumentare le entrate delle famiglie.

 

Più in generale, secondo l'FMI, la ripresa in Asia continua a ritmi molto più veloci che nel resto del mondo, nonostante le recenti performance si siano rivelate meno esaltanti del passato. Gli economisti del Fondo sostengono che la crescita asiatica sarà leggermente inferiore a quella dello scorso anno e che un eccessivo affidamento sulle esportazioni continua a presentare dei rischi: "Nonostante la crescita degli scambi interasiatici registrata nel 2010, due terzi della domanda finale dei prodotti fabbricati in Asia arriva pur sempre dall'esterno della regione - si legge nel dossier -, e la possibilità di nuove turbolenze nell'Eurozona potrebbe influenzare l'export  asiatico".

 

Il Fondo Monetario Internazionale prevede inoltre un aumento dell'inflazione in tutte le economie emergenti e in via di sviluppo, e sottolinea che in molti casi gli investimenti diretti dall'estero diretti verso l'Asia stiano ritornando ai livelli pre-crisi: "Mentre le economie avanzate stanno lottando per sostenere la crescita e ridurre la disoccupazione, le economie emergenti come quella cinese devono affrontare l'inflazione – ha detto il chief economist FMI Olivier Blanchard - e per farlo in maniera adeguata è necessario che si affidino in misura minore alle esportazioni e aumentino invece la domanda interna".

 

Secondo Blanchard, uno dei mezzi che le nazioni emergenti hanno a disposizione per riequilibrare l'economia mondiale consiste nell'acconsentire a un più veloce apprezzamento delle loro monete: "Non si tratta dell'unico metodo - ha detto il chief economist FMI -, ma è un metodo di importanza cruciale". Da tempo le nazioni sviluppate accusano la Cina di mantenere artificialmente basso il tasso di cambio dello yuan per garantirsi un vantaggio sleale nelle esportazioni: "Un aumento del valore dello yuan frenerebbe le pressioni inflazionarie sulla Cina - si legge nel rapporto - e aiuterebbe a correggere gli squilibri commerciali e fiscali nel resto del mondo".

 

Pechino ha chiuso il mese di febbraio con una crescita dell'indice dei prezzi al consumo del 4.9%, e le previsioni per i dati sul mese di marzo – che verranno pubblicati venerdì prossimo - indicano che il mese scorso il costo della vita ha subito un incremento ancora più consistente. Ma anche se nel 2011 in Cina l'inflazione dovesse crescere del 5% - e l'FMI sostiene che quella asiatica aumenterà del 6%-, alcuni analisti sostengono che il deficit commerciale da 1.02 miliardi di dollari conseguito nel periodo gennaio-marzo (il primo degli ultimi sette anni) fornirà al Dragone un ulteriore argomento per respingere le critiche dall'estero e procedere con cautela nel processo di apprezzamento dello yuan.

 

"La Cina adopererà i tassi di riserva obbligatoria, i tassi d'interesse e anche i tassi di cambio per eliminare le basi monetarie dell'inflazione" ha dichiarato sabato scorso il premier Wen Jiabao. Che Pechino possa procedere a un apprezzamento dello yuan, insomma, non affatto da escludersi.

 

di Antonio Talia

 

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