E i dipendenti fermano la privatizzazione

Per la seconda volta in un mese la Cina ha bloccato la privatizzazione di un'acciaieria statale a causa della vibrante protesta dei suoi lavoratori. Questa volta è toccato alla Linzhou Iron & Steel, nella provincia di Henan, dove gli operai, che martedì scorso hanno dato vita alla rivolta, hanno tenuto prigioniero per quattro giorni un ufficiale locale, Dong Zhangyin. L'uomo è stato liberato sabato solo dopo che il governo provinciale e il partito comunista hanno accettato di fermare l'accordo.
L'azienda doveva essere venduta alla Fengbao Iron & Steel, ma i lavoratori della Linzhou si sono opposti chiedendo il pagamento degli stipendi arretrati. Qualche giorno fa la federazione sindacale aveva ribadito sul proprio sito web che ogni piano di ristrutturazione aziendale deve avere l'approvazione degli operai.
Ma la stessa organizzazione, statale, getta acqua sul fuoco delle aggressioni. Non è nell'interesse del partito, che vorrebbe invece preservare ciò che chiama «la stabilità sociale». Evitando che emergano altre rivolte dei lavoratori, proprio nell'anno in cui si festeggia il sessantesimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare.
La Fengbao, che per rilevare la Linzhou ha offerto circa 38 milioni di dollari, ne aveva già versati più della metà. Entro la fine del mese, secondo quanto riferito dalle autorità cinesi, riceverà indietro l'intera somma pagata.
È la seconda volta in meno di un mese che gli operai riescono nell'impresa di bloccare la vendita di un'acciaieria. Nella provincia di Jilin, a luglio una folla di operai della compagnia statale Tonghua Steel ha assalito e ucciso un manager della Jianlong, arrivato per contrattare l'acquisto dell'azienda. Dopo quel l'episodio, il governo provinciale ha ordinato alla Jianlong di lasciar perdere l'affare.
D. Aq.
RIPRODUZIONE RISERVATA

18/08/2009