È cinese il re dello shopping italiano

La graziosa cinese in tailleur pantalone marrone, con fazzolettino ton-sur-ton al collo, staziona davanti al megastore Louis Vuitton di via Montenapoleone a Milano, chiuso per ulteriore ampliamento fino al prossimo settembre, anche se un cartello multilingue sulla vetrina indirizza i potenziali clienti verso la sede provvisoria di corso Venezia. La nazionalità della giovane addetta non lascia dubbi sul peso crescente dei consumatori della Repubblica popolare nello shopping di lusso nel Quadrilatero milanese, anche nella settimana del Salone del mobile che si chiude proprio oggi.
Del resto, il sorpasso dei turisti cinesi sugli omologhi della Federazione russa – da anni, a dispetto della crisi del 2008-2009, veri aficionados dei marchi del lusso – è avvenuto a Firenze a gennaio ed è stato confermato a febbraio, quando si è manifestato anche a Venezia. È la prima volta in assoluto che i russi vengono spodestati della leadership. In Francia è già accaduto nel 2009.
Ecco i dati degli acquisti tax free per chi è arrivato in Italia da Paesi extra-Ue: nei primi due mesi del 2011 i cinesi hanno quasi raddoppiato gli acquisti di moda e lusso con una spesa media di 869 euro, la più alta tra i clienti extracomunitari spendaccioni, per i 4/5 moda e pelletteria, per il restante orologi e gioielli. Sull'intero territorio nazionale, secondo i dati elaborati da Global Blue, i cinesi pesano per il 13% del totale dietro al 33% dei russi e ormai davanti ai giapponesi che, con il 9%, sono purtroppo attesi in regresso pesante dopo i tragici eventi legati al terremoto e al conseguente tsunami.
Sulle rive dell'Arno, però, sono prepotentemente balzati in testa con il 22% del totale degli acquisti, mentre in Laguna sono appena al di sotto, cioè al 21%, registrando un balzo del 140 per cento. I big brand testimoniano la tendenza all'impennata: per Salvatore Ferragamo, sia a Venezia sia a Roma, in questo inizio 2011 sono primi i cinesi, mentre a Firenze i giapponesi restano la clientela più importante, seguita dai cinesi; a Milano, invece, i russi presidiano il primo posto. «Nei nostri negozi italiani – racconta Michele Norsa, a.d. Ferragamo, che ha appena annunciato il collocamento a Piazza Affari entro l'estate – arrivano uomini d'affari cinesi con le pagine di pubblicità strappate dai magazine: sanno esattamente ciò che vogliono, conoscono modelli e colori, e la loro crescita è più forte in valore che in quantità, perché vogliono solo il meglio del made in Italy. Insomma, l'ideale per un marchio tutto italiano come il nostro».
Conferma Gildo Zegna, amministratore delegato del gruppo Zegna: «Nel primo trimestre 2011 nelle nostre boutique italiane il fatturato dei clienti russi ha registrato un notevole aumento e quello dei cinesi, che ora li tallonano, è addirittura raddoppiato. Siamo presenti in Cina dal '91, primo luxury brand a credere in quel mercato, e grazie a questo abbiamo un'alta notorietà che ci colloca tra i più importanti player».
Nelle boutique Giorgio Armani di proprietà a Milano, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Bologna e Portofino la Cina «è al momento ancora seconda tra i clienti extra-Ue sia per numero di clienti sia per fatturato, dopo la "solita" Russia», spiegano nel quartier generale dello stilista. Mentre nel settore orologi e gioielli, Bulgari puntualizza che «in testa ci sono sempre giapponesi e russi, inseguiti dai cinesi, che crescono a ritmi velocissimi».
«La gran parte dei turisti cinesi – spiega Tomas Mostany, country manager Global Blue Italia – sta arrivando nel nostro Paese per la prima volta e sulla scelta della destinazione influisce in modo decisivo la possibilità di fare shopping ad alto livello. Una motivazione che incide meno sulle opzioni dei turisti americani e giapponesi, che in genere hanno visitato l'Europa più volte e dunque puntano su destinazioni di cultura e benessere, ovviamente anche allargate al cibo. E comunque le previsioni 2011 sono per una forte crescita di tutte le nazionalità extra-Ue».
Gli ultimi dati di confronto europeo, riferiti ai primi nove mesi del 2010, sono però impietosi verso i successi dell'Italia nel calamitare l'arrivo, e dunque lo shopping, dei cinesi: 270 milioni di euro, pari al 10% del totale (con i russi primi), rispetto ai 970 milioni dei cinesi in Francia (un quinto del totale tax free) e ai 455 milioni in Gran Bretagna (13% del totale). In Italia il peso degli acquisti nel canale outlet è il più alto d'Europa, ma siamo appena al quarto posto nelle destinazioni preferite dopo Francia, Germania e Gran Bretagna.
A metà dicembre, un reportage dell'Economist sui nuovi grand tour dei cinesi in Europa indicava con chiarezza che la scelta di alcune delle mete è dettata da curiose motivazioni. Si passa sempre, ad esempio, al King's College di Cambridge, il cui prato ospita l'albero più famoso della letteratura cinese, reso immortale dal poeta Xu Zhimo, cui nei pressi è dedicata una lapide in marmo. Naturalmente, nei programmi di viaggio sono inclusi la Torre Eiffel, il Louvre e, per fortuna, il Canal Grande, dove un giretto in gondola è d'obbligo, e il balcone di Romeo e Giulietta a Verona.
Ma l'emergente cultura dei consumi suggerisce tappe tra le vigne francesi («Milionari e miliardari cinesi sono ossessionati dal Bordeaux», scrive il magazine inglese), Montecarlo («La febbre del gioco è scoraggiata nella Repubblica popolare, ma praticata selvaggiamente»), Metzingen. Per chi non lo sapesse, questa città a mezz'ora dall'aeroporto di Stoccarda è la sede della Hugo Boss, marchio di abbigliamento maschile amatissimo in Oriente, e di un immenso outlet dove dedicarsi allo shopping più sfrenato.
E, a proposito di aeroporti, quel che penalizza i flussi verso l'Italia sembra proprio essere la scarsità di voli diretti con le metropoli della Repubblica popolare rispetto ai competitor europei. Alitalia ha annunciato una partnership con China Eastern per quattro voli diretti Roma-Pechino dal 1° giugno e altri quattro dall'estate con Shanghai. Secondo la Iata, nei prossimi tre anni la Cina sarà il Paese che contribuirà maggiormente alla crescita del trasporto aereo mondiale, con un incremento di 214 milioni di passeggeri su un totale di 800.
«Senza ombra di dubbio – analizza Matteo Marzotto, presidente di Enit – l'Italia registrerebbe benefici immediati dall'incremento dei voli diretti in almeno cinque città, coinvolgendo oltre a Roma e Milano anche Venezia, Catania e Napoli. Ma ugualmente urgente è una rapida semplificazione del sistema dei visti, peraltro già attuata da altri Paesi attraverso accordi bilaterali. A quel punto, la massa degli arrivi si gonfierà automaticamente: le nostre ricerche di mercato indicano che nel loro primo viaggio fuori dalla Cina, da Hong Kong e Macao, l'Italia è la meta aspirazionale per eccellenza di ogni cinese».
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17/04/2011