DOMANDE & RISPOSTE

Perché la Cina ha interesse a intervenire nella crisi dell'Eurozona?
La Cina sostiene i paesi dell'Eurozona colpiti dalla crisi del debito attraverso l'acquisto dei titoli di stato. Lo ha fatto con Portogallo e Grecia. Pechino si è distinta in questi mesi per le attestazioni di solidarietà nei confronti della Ue, le ultime sono arrivate ieri e hanno ridato fiato a borse e moneta unica. La Ue è il primo mercato per l'export cinese. Nei primi undici mesi dell'anno, gli scambi commerciali con i Ventisette hanno raggiunto i 331 miliardi, in crescita del 30% rispetto allo stesso periodo del 2009. Pechino, inoltre, vuole da Bruxelles il riconoscimento dello status di economia di mercato, che le assicurerebbe migliori condizioni commerciali, e la fine dell'embargo sulle armi imposto nel 1989 dopo il massacro di piazza Tiananmen.
A cosa servono gli accordi di swap (scambio) valutario tra Banche centrali?
Le principali banche centrali ieri hanno confermato che proseguiranno gli accordi di swap per rifornire di dollari i mercati. Molte banche dipendono dai mercati monetari per prendere a prestito dollari per finanziare gli investimenti a lungo termine denominati in valuta Usa. Dopo il collasso di Lehman Brothers, molti istituti faticarono a trovare dollari per finanziare questi bond, spingendo al rialzo il biglietto verde e alimentando il timori di altri default. Negli swap, la Fed offre dollari ad altre banche centrali in cambio della loro valuta. Le banche centrali poi prestano dollari alle banche nazionali permettendo alle aziende di ottenere dollari anche quando i normali canali di finanziamento sono inariditi.
Perché le agenzie di rating continuano a bocciare (o minacciano di farlo) i paesi periferici dell'Eurozona?
La crisi finanziaria e la recessione che ne è seguita si sono trasformate in crisi dei debiti pubblici, soprattutto negli stati a crescita bassa e con situazioni finanziarie strutturalmente deboli. Gli sforzi fatti e promessi da questi paesi per risanare i conti stanno migliorando la situazione, ma non quanto sarebbe necessario. Per questo il rating sul debito continua a degradarsi, in parallelo alla crescita del rischio default.

22/12/2010