Differenze NELLA RETE

DI DAVID WEINBERGER

Tecnologo

Tim Berners-Lee È UNO DEI FONDATORI DEL WORLD WIDE WEB, ORA «CANDIDATO» AL NOBEL





Wired Italia ha candidato internet al Nobel per la pace. A prima vista potrebbe sembrare ridicolo: com'è possibile assegnare il Nobel a una tecnologia, soprattutto tenendo conto che internet è utilizzata per scopi sia positivi che negativi? Accanto a usi pacifici in Cina o Iran o altri stati strettamente controllati, ci sono migliaia di post che suscitano odio. Anche se è improbabile che il comitato possa assegnare il premio alla rete, la candidatura è comunque utile sotto un doppio profilo.
In primo luogo il fatto che persone serie - Chris Anderson, Giorgio Armani e il Nobel per la pace Shirin Ebadi – prendano in considerazione l'idea conferma quanto questa tecnologia sia straordinaria. Ora si può rendere pubblica qualsiasi cosa. Il computer davanti a te fa parte di una "cloud" che custodisce le informazioni in qualche posto. La mail che stai mandando può far parte di una conversazione continua globale. Oggi è possibile connettersi con altre persone con i nostri stessi interessi, sviluppare relazioni che siano profonde o superficiali, più naturali di quelle reali. La nomination ci ricorda che tutto ciò che noi ormai riteniamo scontato con la rete è davvero straordinario.
In secondo luogo la candidatura ci porta a riflettere su cosa significhi per noi pace... e come lo stesso concetto possa essere trasformato da una tecnologia che ha il potenziale di connettere pubblicamente ogni singola persona. È per questo che la domanda ovvia che la candidatura solleva non ha una risposta altrettanto ovvia: internet sta davvero rendendo il mondo più pieno di pace? Consideriamo la "pace" nel senso tradizionale o in qualche nuovo significato che emerge dal nuovo mondo interconnesso?
Ma ha anche senso parlare di internet come strumento di pace o di guerra? È solo tecnologia. Dipende unicamente da come viene utilizzata, esattamente come un martello può essere usato per costruire un ospedale o per spedire le persone in ospedale. L'idea che la tecnologia determini il modo in cui verrà utilizzata è datata e sbagliata. Questa sorta di tecno-determinismo ha alimentato l'eccesso di ottimismo della fine degli anni 90, un ottimismo che io stesso ho condiviso. Da allora abbiamo imparato che non importa se l'informazione sia libera o no, che internet non riesce a superare tutte le censure e che la rete può trasformarsi in uno strumento di propaganda. Sappiamo che la rete è già uno strumento di guerra, usato dai militari in tutto il mondo. I criminali, terroristi in prima fila, hanno sfruttato la rete. I razzisti incitano alla violenza. Ogni forma di odio trova nella rete un brodo di coltura ospitale.
Indipendentemente da tutti gli usi e i contenuti con cui la riempiamo, la rete ha delle caratteristiche di base specifiche. In primo luogo connette: si chiama internet proprio perché è un'interconnessione che facilita l'inclusione di nuove reti e di nuovi partecipanti. In secondo luogo, è aperta: trasporta qualsiasi tipo di bit, indipendentemente dal tipo di opinione che esprime. Terzo, non è discriminatoria: trasporta bit in maniera uguale, che si tratti di un'agenzia governativa, una multinazionale o un teenager. Ed è globale: è in grado di gestire dati e connessioni a livello globale, e può raggiungere chiunque in qualsiasi parte del mondo.
Questi fattori non garantiscono di per sé che internet venga utilizzata solo per scopi pacifici. Ma non è corretto sostenere semplicemente che internet sia una tecnologia neutrale. La rete "tende" nella direzione di usi pacifici. Il che vuol dire che impariamo delle lezioni solo utilizzando la rete e che queste lezioni ci portano verso la pace. Impariamo che siamo connessi, che possiamo connetterci con persone lontane come con quelle vicine, che abbiamo interessi che ci guidano, che possiamo costruire o dire qualcosa che possa interessare altre persone, che abbiamo la possibilità di fare la differenza anche se siamo perfetti sconosciuti, che possiamo attuare lavori creativi con altri. Dato che queste lezioni derivano direttamente dalla natura di internet, si tratta di valori insiti di default in internet.
Sappiamo di poter calpestare questi valori. In più la tendenza a dialogare con persone simili a noi può lavorare contro la tendenza delle rete alla connessione. Ci sono anche esempi che indicano come la rete possa rendere le persone meno aperte, inducendo posizioni più estreme. Ma, anche se la nostra natura biologica e cognitiva ci conduce a preferire le cose che sono simili a noi, la rete per sua natura ci mostra che viviamo in un mondo fatto di differenze. Non possiamo non vedere che tutte le persone di cui sappiamo poco o che non ci piacciono passano il tempo come noi chattando, bloggando, scrivendo mail e creando. Diventa così più difficile demonizzarli e pensare che potremo sempre essere d'accordo con tutti su tutto. La rete a più voci riflette un mondo inevitabilmente a più voci.
La rete non solo rende visibili queste differenze, ma anche le connette. Il default di internet è essere una rete di differenze e di dissensi. In caso contrario la rete avrebbe avuto un'autorità centrale per eliminare le idee contrarie all'armonia globale. Quindi la visione di pace della rete non è quella in cui tutti hanno la stessa idea. La rete per sua natura preferisce un rumore onesto a un'armonia superficiale. La pace come un insieme di differenze non è senz'altro una nuova idea. Ma adesso ha un suo strumento.
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04/02/2010