CSJ: A MARZO RISCHIO INFLAZIONE OLTRE IL 5%

Pechino, 29 mar.- In Cina l'inflazione potrebbe continuare a picchiare duro anche nel mese di marzo: secondo quanto riporta un editoriale pubblicato questa mattina in prima pagina sul China Securities Journal, alla fine del mese l'indice dei prezzi al consumo potrebbe aumentare di oltre il 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, superando tanto la crescita del 4.9% registrata negli ultimi due mesi che la soglia del 4% fissata dal governo come tetto massimo per il 2011 (questo articolo).

 

 

"Nonostante il governo abbia fatto dei progressi nel rallentare la corsa dei prezzi, la combinazione tra l'elevato costo delle commodities a livello globale e i crescenti costi dei servizi nei prossimi mesi spingerà l'inflazione verso i livelli più alti degli ultimi tre anni - si legge nel commento -, gli analisti ritengono che ci sia un'elevata probabilità che l'indice dei prezzi al consumo del mese di marzo cresca oltre il 5%. Il mese di aprile e la metà dell'anno potrebbero costituire il momento ideale per un aumento del tasso d'interesse".

 

 

Il China Securities Journal non rappresenta la visione del governo, ma è il più importante quotidiano economico cinese ed ha anticipato i risultati delle statistiche ufficiali in più di un'occasione. Se le previsioni dell'editoriale sono corrette anche a marzo Pechino dovrà fronteggiare un considerevole aumento del costo della vita, l'ultimo di una lunga serie che nei mesi scorsi ha messo a dura prova le tasche dei cittadini cinesi. Il Dragone è riuscito a chiudere il 2010 con un brillante crescita del 10.3%, ma l'altra faccia della medaglia è rappresentata dal rischio di un surriscaldamento dell'economia: da quando nel 2008 il governo ha varato un pacchetto di misure anticrisi e ha allentato i controlli sulle banche, gli istituti di credito hanno alluvionato il sistema con un fiume di liquidità che ha innalzato considerevolmente il livello dei prezzi. E se solo lo scorso mese i generi alimentari hanno riscontrato un aumento dell'11% rispetto allo stesso periodo del 2010, su alcuni compartimenti specifici - come ad esempio la frutta fresca - i rincari si aggirano intorno al 30% (questo articolo).

 

 

"La lotta contro l'inflazione è la priorità del governo" ha detto il premier Wen Jiabao nel suo discorso di apertura dell'ultima Assemblea Nazionale del Popolo (questo dossier): dal mese di ottobre la Banca centrale cinese ha innalzato tre volte i tassi d'interesse, mentre dall'inizio dello scorso anno i requisiti di riserva obbligatoria delle banche sono stati innalzati ben nove volte (questo articolo e questo articolo). I tassi sui depositi sono fissati al 3%, ma è opinione diffusa che se l'inflazione dovesse rimanere a lungo al di sopra di questo livello, le imprese investiranno eccessivamente a causa del basso costo del capitale, mentre i correntisti potrebbero sentirsi invogliati a ritirare il loro denaro dalle banche, mossa che potrebbe condurre allo scoppio di bolle speculative.

 

 

"L'indice dei prezzi al consumo potrebbe addirittura aumentare del 6% a giugno e luglio", si legge nell'editoriale. Il China Securities News sta preparando il pubblico al peggio per poi fargli tirare un sospiro di sollievo quando i dati ufficiali verranno pubblicati? Oppure sta segnalando quali saranno i momenti migliori per un ulteriore giro di vite che il governo potrebbe essere già pronto ad avviare? Di sicuro, un'inflazione al 6% non si vedeva dalla prima metà del 2008, quando la grande crisi globale non era ancora scoppiata.

 

di Antonio Talia

 

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