CRISI COREANA: USA AL FIANCO DI SEOUL

CRISI COREANA: USA AL FIANCO DI SEOUL

Seoul, 24 nov. - Corea del Sud e Stati Uniti terranno domenica esercitazioni militari congiunte in risposta all'attacco nordcoreano all'isola di Yeonpyeong . L'accordo è stato raggiunto in una conversazione telefonica tra i presidenti Lee Myun-bak e Barack Obama, rende noto l'agenzia di stampa Yonhap.
Le manovre si svolgeranno nel Mar Giallo, lungo la costa occidentale della penisola coreana, proprio dove martedì è avvenuto l'attacco, e coinvolgeranno la portaerei Usa George Washington. Martedì la Casa Bianca aveva annunciato che Obama e Lee Myung-bak avevano deciso di "alzare il livello di preparazione" e di tenere manovre militari congiunte "nei prossimi giorni".

 

Pechino, 23 nov. - La chiamano "Terra del quieto mattino", ma per la penisola coreana non c'è pace: dopo i colpi d'artiglieria che la Corea del Nord ha sparato oggi contro l'isola di Yeonpyeong - causando la morte di almeno due militari sudcoreani e il ferimento di una quindicina di persone - la tensione tra Seoul e Pyongyang è tornata ai massimi livelli. "Stiamo cercando di impedire che lo scambio di colpi con il Nord degeneri in un'escalation - ha dichiarato il presidente sud coreano Lee Myung-bak - ma se le provocazioni continueranno la nostra risposta sarà più forte".  E mentre il premier giapponese Naoto Kan ha ordinato ai suoi ministri di "prepararsi ad ogni evenienza", Pechino e Mosca invitano i due contendenti alla calma.

 

Le chiavi per la risoluzione della nuova crisi sembrano ancora una volta nelle mani dell'unico grande alleato della Corea del Nord, la Cina: "Siamo preoccupati e stiamo raccogliendo informazioni per verificare quanto accaduto - si legge in un comunicato del portavoce del ministero degli Esteri cinese - ma invitiamo entrambe le parti ad aumentare gli sforzi per mantenere la pace e la stabilità nella penisola coreana". Lo scambio di colpi d'artiglieria arriva a un giorno esatto di distanza dalla notizia dei nuovi progressi nell'arricchimento dell'uranio raggiunti dal Nord: secondo quanto reso noto ieri, all'inizio del mese Pyongyang avrebbe mostrato al professor Siegfried Hecker della Stanford University un centinaio di centrifughe situate nel complesso di Yongbyon, confermando così di essere molto vicina alla realizzazione di un secondo sito per la realizzazione di armamenti nucleari.

 

Ma se ieri l'inviato del governo USA in Corea del Sud Stephen Bosworth, appena giunto in Asia, aveva etichettato la questione come "l'ennesima azione provocatoria di Pyongyang", oggi lo sfoggio di muscoli del sito di Yongbyon assume una luce molto più sinistra: "Condanniamo con forza questo attacco e chiediamo alla Corea del Nord di mettere fine al suo comportamento belligerante – si legge in un comunicato della Casa Bianca - gli Stati Uniti sono in stretto e continuo contatto con gli alleati della Repubblica di Corea e sono fermamente impegnati nella loro difesa e nel mantenimento della pace e della stabilità nella regione".

 

Seoul e Pyongyang, di fatto, non hanno mai cessato di essere in guerra dalla firma della tregua del 1953; negli ultimi due anni, tuttavia, si è assistito a un continuo deterioramento dei rapporti, culminato nell'affondamento di una motovedetta che nel marzo scorso causò la morte di 46 militari sudcoreani. Pyongyang non ha perdonato a Seoul l'interruzione di numerosi programmi di aiuto e cooperazione e l'economia nordcoreana sarebbe ormai prossima al collasso: secondo le scarse notizie che filtrano oltreconfine, infatti, la scriteriata riforma della valuta varata l'anno scorso ha completamente prosciugato le già scarse risorse del paese più isolato del pianeta. Il ricatto nucleare resta quindi l'unica arma nelle mani della Corea del Nord per esercitare pressioni sui vicini e ottenere aiuti economici, mentre la misteriosa leadership di Pyongyang sembra dibattersi in una travagliata lotta di successione: il "Caro Leader" Kim Jong Il, da tempo malato, ha designato come erede il figlio minore Kim Jong Un, classe 1983, una scelta che difficilmente ha incontrato il favore di alcuni settori dell'establishment militare.  La Corea del Nord, frattanto, accusa Seoul di avere sparato per prima, e minaccia nuovi attacchi "se il confine marittimo dovesse essere violato anche di 0.001 millimetri".

 

Il bombardamento di oggi dell'isola sudcoreana da parte dell'artiglieria di Pyongyang è un "incidente molto spiacevole", ma non "rappresenta una crisi". E' moderata la reazione dell'inviato speciale statunitense per la questione nordcoreana, Ken Bosworth, che a Pechino ha incontrato le autorità  cinesi per discutere della posizione da adottare. "L'unico modo per affrontare la questione nucleare nordcoreana e l'arricchimento dell'uranio da parte del regime" ha aggiunto durante una conferenza stampa nella capitale cinese, "è tornare ai colloqui a sei" e per spingere Pyongyang a riprendere posto al tavolo dei negoziati l'unica via è "l'iniziativa diplomatica". Riguardo le ragioni che sono all'origine dello scontro al confine occidentale tra le due Coree, Bosworth ha assicurato che né lui né le autorità cinesi "hanno idea del perché sia successo"

 

di Antonio Talia

 

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