Così Arnault espugna anche la Cina

PARIGI. Dal nostro corrispondente
Qualche giorno fa, a tavola con alcuni giornalisti, François-Henri Pinault (Gucci, Bottega Veneta, Ysl, Boucheron…) spiegava: siamo ancora deboli nel settore gioielleria-orologeria, il problema è che non c'è molto di davvero buono sul mercato; certo, c'è Bulgari, peccato che non sia in vendita.
Due settimane più tardi il suo rivale di sempre, Bernard Arnault, ha acquisito alla propria scuderia di cavalli da corsa il gioielliere italiano. Con un'offerta davvero difficile da respingere. E per le stesse ragioni.
Il polo orologeria-gioielleria di Lvmh è giovane. Nasce nel 1999 con l'acquisizione di Chaumet, Zenith e Tag Heuer, si rafforza nel 2001 con la joint venture creata insieme a De Beers e aggiunge infine Hublot, nel 2008. Un polo giovane e piccolo: 985 milioni di fatturato nel 2010 rispetto a ricavi complessivi per 20,3 miliardi (meno del 5%); 128 milioni di risultato operativo lordo rispetto ai 4,3 miliardi del gruppo. Un settore che scompare di fronte alla moda e alla pelletteria, ma anche rispetto alle divisioni vini e liquori o profumi e cosmetica.
Ma anche il comparto che l'anno scorso, in termini di crescita, ha dato le soddisfazioni più grosse: 29% di vendite in più (la moda insegue di lontano, al 20%) e addirittura un risultato operativo più che raddoppiato.
Facile capire perché durante la presentazione dei risultati 2010 Arnault abbia sottolineato che queste attività, capaci di simili exploit e di tali livelli di redditività, dovevano crescere, fino a far diventare il gruppo numero uno mondiale anche in questo campo. Con l'occhio rivolto soprattutto alla Cina, perché se con i suoi orologi (il pezzo forte del comparto) Lvmh è leader sul mercato americano di alta gamma è invece in ritardo in Cina. «Dove ci sono margini di crescita enormi».
«In effetti è così», commenta Toni Belloni, il braccio destro di Arnault che giorno dopo giorno ha curato in questi anni il dossier Bulgari. «In questo settore avevamo una presenza ancora limitata e il nostro ingresso in Cina è recente, dopo il 2000, quindi abbiamo ancora molta strada da fare. Bulgari ci offre la formidabile opportunità di raddoppiare la nostra presenza in questo campo, da poco meno di un miliardo a oltre due miliardi, consentendoci di fare un vero salto dimensionale e di diventare un global player. Inoltre se noi siamo forti soprattutto in altri mercati asiatici Bulgari ha un profilo davvero importante in Cina, con oltre venti negozi».
«La concorrenza? Non so – risponde Belloni – noi ci siamo occupati della nostra offerta. D'altronde il signor Arnault e il signor Trapani hanno eccellenti rapporti da una decina d'anni. Loro ci portano un brand straordinario, che sentiamo molto affine – per ragioni legate alla famiglia, alla storia, alla saga – alla nostra cultura. Noi offriamo la scala del grande gruppo globale, con una grande passione per lo sviluppo dei marchi di alta gamma nel rispetto delle individualità».
«È un matrimonio ben preparato – conferma Concetta Carestia Lanciaux, la donna formidabile partita da Accettura in Basilicata e che per 22 anni è stata al fianco di Arnault su ogni operazione di m&a – da almeno tre anni». E che quindi funzionerà.
«Lvmh – sottolineano dal Crédit Suisse, advisor della società italiana – ha costruito un'offerta dalle caratteristiche inevitabilmente vincenti. La valorizzazione è alta e soprattutto c'è grande attenzione e rispetto per la famiglia e il management, tra quota azionaria e ruolo gestionale».
E così Arnault il vincente, che già deteneva una piccola quota nella società italiana ha portato a casa un'altra vittoria. D'altronde, come lui stesso ha confidato a Le Monde, «Bulgari era una delle ultime società interessanti sul mercato e non era pensabile che fosse preda della concorrenza».
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08/03/2011