CORRUZIONE: MINISTRO FERROVIE ALLA SBARRA

CORRUZIONE: MINISTRO  FERROVIE ALLA SBARRA

Pechino, 14 feb. - Lo scandalo è scoppiato sabato scorso, coinvolgendo il Gotha del Partito Comunista Cinese: Liu Zhijun, il potentissimo ministro delle Ferrovie, è stato sospeso dal suo incarico ed è indagato dalla Commissione Disciplinare per "gravi violazioni dei regolamenti di Partito". 59 anni, ministro dal 2003, membro della Commissione Centrale, Liu è il funzionario più importante a venire incriminato dal 2006, quando il segretario del Partito della città di Shanghai Chen Liangyu venne sottoposto a processo e condannato a 18 anni di reclusione. Anche se l'imputazione a carico di Liu non è stata esplicitamente riferita né dalla Commissione né dall'agenzia di Stato Xinhua, a pronunciare la parola che tutti sospettavano è stato il successore di Liu, Sheng Guangzu: in una videoconferenza il neoministro delle Ferrovie ha sottolineato l'importanza di "mantenere stabilità e sicurezza nel settore ferroviario nazionale anche dopo le accuse di corruzione contro Liu" e di "continuare a lavorare con l'avallo del presidente Hu Jintao". Quest'ultima affermazione denota un carattere strettamente politico: forte di 3 milioni di dipendenti su tutto il territorio nazionale, il ministero delle Ferrovie gestisce scuole, ospedali e linee di telecomunicazioni e viene considerato una sorta di potentato a sé stante.

 

Con l'approvazione del pacchetti di stimoli straordinari all'economia lanciati nel 2008 contro la crisi globale, il ministero si è anche trovato a gestire un enorme flusso di fondi: l'anno successivo il governo centrale stanziò l'equivalente di 87 miliardi di dollari per modernizzare le linee ferroviarie cinesi, mentre il budget deciso per il piano quinquennale 2011-2015 è di 3500 miliardi di yuan (circa 394 miliardi di euro), coi quali Pechino punta a realizzare altri 8mila chilometri di linee ad alta velocità, da aggiungere agli 8mila chilometri già esistenti che rendono quella cinese la prima rete al mondo.  Con l'approvazione del piano straordinario del 2008 Liu, soprannominato "Liu il salterino", aveva concentrato un potere ancora più ampio nelle mani del suo ministero, eliminando nel nome della concretezza un complesso sistema di competenze condivise con le province.  Accanto all'alta velocità, infatti, in Cina resistono linee fatiscenti che provocano migliaia di incidenti mortali ogni anno e vengono sistematicamente paralizzate dalle nevicate, magari lasciando a piedi quei milioni di cinesi che tentano di raggiungere la città natale per festeggiare il capodanno in famiglia.

 

E mentre sui media locali iniziano a filtrare le prime indiscrezioni sulle accuse-appalti per l'alta velocità affidati a società troppo vicine al ministro sospeso -, in molti ricordano che la famiglia di Liu non è nuova agli scandali: nel 2006 il fratello più giovane dell'ex ministro, Liu Xiazhang, venne condannato alla pena capitale - poi sospesa - per aver ordinato l'uccisione di un uomo che stava per rivelare il suo coinvolgimento in un giro di corruzione. I dati ufficiali mostrano che lo scorso anno in Cina quasi 150mila funzionari sono stati incriminati per abusi di ogni tipo: da tempo Pechino tenta di arginare la corruzione con vaste campagne moralizzatrici. Ma se, da un lato, la corruzione dei pubblici ufficiali costituisce uno dei principali motivi di scontento per i cittadini cinesi, dall'altro le accuse sono state spesso utilizzate per liberarsi di scomodi avversari politici.  E forse, in vista del prossimo ricambio dei vertici del Partito del 2012, qualcuno ha pensato che il ministero di "Liu il salterino" costituisse un'isola di potere da ricondurre sotto il controllo del governo centrale.

 

 

di Antonio Talia

 

 

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