COREE: PYONGYANG APRE ALL'ONU

COREE: PYONGYANG  APRE ALL'ONU

Roma, 20 dic.- La tensione nella penisola coreana torna ai massimi livelli. A poco meno di un mese dall'attacco di Pyongyang all'isola di Yeonpyeong, che ha causato la morte di quattro sudcoreani - tra cui due civili - la Corea del Sud da inizio alle già annunciate manovre militari a fuoco (leggi questo articolo ). E lo fa proprio al largo dell'isola prescelta un mese fa dai nordcoreani, ignorando le minacce di rappresaglia del Nord Corea, che ha più volte avvertito che la risposta a future provocazioni si sarebbe concretizzata in "attacchi letali".  Ma il Pyongyang abbandona per il momento la posizione d'assalto.  "Non vale la pena rispondere alle provocazioni", ha commentato l'esercito nordcoreano, che solo domenica, in risposta all'annuncio di Seul di voler procedere con le esercitazioni, aveva aumentato il numero di soldati schierati lungo le coste. Una reazione inaspettata, così come sorprende quella annunciata tramite la CNN dall'inviato statunitense, Bill Richardson - in missione a Pyongyang nel tentativo di allentare la tensione -; secondo l'inviato il regime nordcoreano avrebbe accettato il ritorno degli ispettori dell'Onu negli impianti nucleari.

 

 

Mentre la situazione coreana si fa sempre più allarmante, la Cina torna a invocare il dialogo: "Non importa quanto gravi siano i conflitti e quanto differenze ci siano tra i due Paesi; solo il dialogo e le negoziazioni possono evitare il peggio" ha dichiarato il vice ministro degli Esteri cinese Cui Tiankai, commentando le manovre di Seul. "Nessuno ha il diritto di incitare o provocare conflitti armati, e nessuno può permettere uno spargimento di sangue nella penisola" ha aggiunto Cui, impegnato con alcuni funzionari del governo australiano in un summit sui diritti umani. Un principio che Pechino ha ben presente: "La Cina si impegna da tempo nel mantenimento della pace e della stabilità nelle due Coree", assicura il vice ministro degli Esteri,

 

 

Pechino non sembra quindi aver cambiato idea rispetto a poche settimane fa, quando aveva proposto un ritorno dei Colloqui a sei per il disarmo nucleare (leggi questo articolo ). Un invito rifiutato da Seul e dai suoi alleati - Giappone e Stati Uniti - che da sempre contestano alla Cina il fatto di non aver mai condannato pubblicamente l'attacco del 23 novembre della Corea del Nord, che trova nel Dragone il suo unico alleato (leggi questo articolo) E sul verdetto di colpevolezza di Pyongyang, Pechino – appoggiato da Mosca - ha glissato anche in occasione dell'incontro di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che si è riunito domenica - su iniziativa della Russia - per trovare una soluzione alla crisi coreana, ma che si è concluso senza un accordo. Il fallimento del vertice, ha commentato Mosca, "lascia la comunità internazionale senza uno schema di gioco". 

 

 

"La Cina ha cercato più volte di impedire un innalzamento della tensione nella penisola coreana, cercando di lavorare sia con le Coree sia con le altre potenze coinvolte" ha dichiarato a New York il vice delegato permanente cinese delle Nazioni Unite, Wang Min. "Un conflitto armato non rappresenterebbe solo una tragedia nazionale, ma anche un danno alla stabilità della regione e dei Paesi vicini". "La Cina rifiuta fermamente qualsiasi mossa che possa far precipitare la situazione o acuire le tensioni" ha assicurato Wang che è poi tornato a invitare le potenze al tavolo delle negoziazioni. Una prospettiva che non convince i 'convitati', almeno fino a quando Pechino non deciderà di rinunciare alla linea neutrale. Secondo quanto dichiarato dai diplomatici intervenuti al meeting, la Cina ha bocciato qualsiasi documento che condannasse le perdite di vite causato dall'incidente del 23 novembre, compreso quello proposto dalla Russia nel quale la Corea del Nord non veniva menzionata.

 

 

Intanto, mentre le potenze faticano a trovare una strategia d'intesa, nella penisola coreana lo scenario di guerra assume contorni sempre più realistici: lunedì mattina, prima dell'inizio delle manovre, i militari sudcoreani hanno ordinato ai residenti di Yeonpyeong di cercare rifugio nei bunker sotterranei. Poi, con un ritardo di alcune ore rispetto alla tabella di marcia a causa di banchi di nebbia, hanno preso il via le esercitazioni cui hanno partecipato un cacciatorpediniere di classe Aegis di 7.600 tonnellate di stazza, un altro mezzo navale da guerra di 4.500 tonnellate, oltre ai caccia da combattimento F-15k.

 

 

 

di Sonia Montrella

 

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