Con la Cina si può fare di più

di Daniel Calingaert
Con la notizia di questa settimana che gli account Gmail dei giornalisti stranieri in Cina sono stati colpiti – giunta a ridosso degli spudorati assalti della settimana scorsa agli account degli attivisti cinesi che si battono per i diritti umani, e i massicci e raffinati cyber-attacchi contro circa 34 aziende statunitensi – l'intenzione delle autorità cinesi di attentare alla libertà di internet è diventata ormai palese ed evidente a tutta la comunità internazionale.
La sfida alla libertà del web che la Cina sta lanciando ha implicazioni enormi e richiede una risposta risoluta. Per questo motivo la presa di posizione del segretario di stato americano Hillary Clinton non basta.
Il governo cinese censura internet in molteplici modi, utilizzando vasti sistemi a più livelli: così facendo riesce a impedire l'accesso ad alcune applicazioni dei social network, soprattutto in momenti molto critici quali il 20° anniversario del massacro di Piazza Tienanmen, quando ha censurato Twitter; effettua un filtraggio dei contenuti politicamente delicati; utilizza censori in carne e ossa per interrompere sul nascere le discussioni online riguardanti le violazioni dei diritti umani, la corruzione dei funzionari pubblici, e altri argomenti considerati proibiti. Il regime esercita inoltre forti pressioni sulle aziende private - come quelle che ospitano blog - affinché controllino da vicino i loro utenti.
In realtà, l'attacco cinese alla Rete va ben oltre la censura: il governo cinese infatti conduce anche indiscreti controlli online e utilizza una tecnologia molto raffinata per monitorare e intercettare i messaggi di posta elettronica. Le forze di sicurezza dello stato hanno costretto i dissidenti incarcerati a rivelare le loro password, permettendo così agli agenti di accedere alle loro rubriche e identificare tutti i loro contatti. Hanno quindi proceduto ad arrestare, dare la caccia e condannare a pesanti pene in carcere i cyber-dissidenti. Grazie a questo mix - fatto di censura, controllo e pesanti condanne ai dissidenti - il governo cinese detiene il sistema più sviluppato al mondo per soffocare qualsiasi discorso politico online.
L'iniziativa per la libertà di internet di Hillary Clinton avrà effetti solo marginali e parziali se si limiterà ad apportare semplici ritocchi alla politica vigente. Non bastano neanche i 30 milioni di dollari stanziati per i programmi contro la censura. Essi sono in gran parte soltanto reattivi, e si prefiggono quindi di mitigare gli effetti della censura e dei controlli online, non di sfidare attivamente e con determinazione le capacità del governo di Pechino e di altri regimi oppressivi quali quello iraniano di controllare internet. Un'iniziativa veramente agguerrita per tutelare la libertà di internet affronterebbe direttamente i censori e respingerebbe globalmente l'assalto alla sua libertà.
Prima di tutto, quindi, gli Stati Uniti devono mettersi alla guida dello sforzo collettivo diplomatico delle democrazie mondiali volto a esercitare pressioni affinché internet sia più aperto e rispondere così alle violazioni dei diritti degli utenti della Rete con lo stesso vigore - se non addirittura maggiore - con il quale si reagisce ad altri abusi nei confronti dei diritti umani.
In secondo luogo, il governo dovrebbe farsi avanti come promotore di vere iniziative di difesa delle aziende statunitensi allorché queste, per le pressioni di regimi autoritari, sono costrette a comunicare informazioni personali relative agli utenti di internet.
Terzo, il Congresso degli Stati Uniti e i Parlamenti europei dovrebbero farsi carico di controlli multilaterali sulle esportazioni (e farli rispettare) per porre fine una volta per tutte all'uso della tecnologia statunitense ed europea, utilizzata proprio per censurare i contenuti online a soggetto politico e intercettare le comunicazioni elettroniche. La vendita a governi autoritari di dispositivi e strumenti avanzati di sorveglianza tecnologica - quali la tecnologia network venduta da Nokia-Siemens al monopolio iraniano delle tlc - deve aver fine. La Guardia rivoluzionaria iraniana, che controlla le telecomunicazioni in Iran, sfrutta proprio la tecnologia di produzione Nokia-Siemens per reprimere il nascente movimento filo-democratico.
Quarto, Hillary Clinton e il presidente Barack Obama dovrebbero denunciare ad alta voce l'arresto dei blogger e dei cyber-dissidenti e sollevare il loro caso negli incontri al vertice con i paesi stranieri. La loro reticenza a parlare di queste vittime per quello che sono, in realtà dà proprio l'impressione che le attività di questi coraggiosi attivisti non siano di loro interesse. Il recente dialogo online di Obama con la blogger e dissidente cubana Yoani Sánchez è il genere di iniziativa che dovrebbe essere sicuramente ripetuto.
Infine, Hillary Clinton dovrebbe nominare un ambasciatore che si metta alla guida di questa iniziativa, per dar vita alle coalizioni diplomatiche necessarie a fare passi avanti.
(Traduzione di Anna Bissanti)

23/01/2010