Cina: preme l'acceleratore sui salari, un po' d'inflazione risolve anche problema yuan

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Pechino, 04 giu - Il Governo di Pechino ha deciso di premere l'acceleratore sui salari. La manovra e' affidata a una trentina di grandi Municipalita' dove le Amministrazioni hanno la facolta' di imporre un salario minimo. A Pechino, dove il salario minimo e' in vigore da 16 anni, l'aumento annunciato dall'Ufficio degli Affari Sociali per quest'anno e' di 160 yuan, pari a 23,5 dollari. La citta' cinese con i salari minimi mensili piu' alti e' attualmente Shanghai con 1.120 yuan al mese (164 dollari) mentre quella con la Provincia con la paga minima oraria piu' elevata e' il Guangdong (9,9 yuan pari a 1,44 dollari ora). Il segnale di una svolta a favore dei salari e dei redditi bassi della politica economica di Pechino e' confermato anche dalla scelta delle Autorita' cinesi di lasciar scioperare gli operai di alcuni stabilimenti del gruppo Honda nonostante l'iniziale opposizione dei sindacati ufficiali (che hanno anche picchiato alcuni scioperanti). Non solo ma, come rileva Ivan Franceschini, uno dei maggiori esperti europei del mondo del lavoro cinese (http://www.cineresie.info/) per la prima volta le Autorita' hanno tollerato che i media riporassero ampiamente l'evento.
Sotto questo profilo si puo' dire che sia stato sciopero di maggior "visibilita'" di tutta la storia cinese. Risoltosi, con un aumento del 24% e' destinato, molto concretamente ad avere un effetto a catena su tutta l'industria dell'auto e anche in altri settori. E' da rilevare che gli aumenti in corso superano ampiamente la crescita dei prezzi e probabilmente anche questo fattore e' stato valutato dalle autorita' cinesi. Senza tornare ai livelli di della meta' degli anni novanta, un po'di inflazione puo' contribuire infatti anche ad allentare le pressioni (e le ricorrenti polemiche) sulla parita' dello yuan.
Diversi economisti hanno commentato favorevolmente la svolta in atto, interpretandola come una manovra a largo raggio, mirata ad promuovere una redistribuzione della ricchezza a favore dei salari che attualmente coprono meno del 40% del pil dal lato della domanda, rispetto a piu' del 53% sedici anni fa. La conseguenza dovrebbe essere un ri-orientamento del motore della crescita sui consumi interni. Rileva, ad esempio, Yang Yiyong, direttore di una degli istituti di ricerca economica della Commissione per le Riforme e lo sviluppo dipendente direttamente dal Consiglio di Stato: "I salari nel nostro Paese, malgrado alcuni aumenti in anni recenti sono rimasti troppo bassi e questo ha avuto un effetto negativo sulla domanda aggregata".