Cina: l'Europa boicotti il Nobel

Mancano 35 giorni alla consegna del Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo, condannato a 11 anni di carcere, ed è già crisi diplomatica. Preannunciata dalla violenta reazione di Pechino all'annuncio del comitato di Oslo l'8 ottobre (il premio «a un criminale che ha violato le leggi è un'oscenità»), ieri è esplosa dopo che mezza Europa ha ignorato l'ultimo avvertimento cinese.
In una lettera inviata agli ambasciatori del vecchio continente in Norvegia, il governo del gigante asiatico esortava a boicottare la cerimonia. Non farlo, ha scritto Pechino, sarebbe un affronto alla Cina e al suo sistema legale. Ma fonti diplomatiche hanno fatto sapere che molti governi europei, come da tradizione, parteciperanno alla premiazione. Una conferma esplicita è arrivata dal vice-ambasciatore tedesco Jan Friedich: «La nostra posizione è chiara, ci saremo come ogni anno». Parole simili sono giunte dal ministro degli Esteri olandese e da quello inglese (la Gran Bretagna, peraltro, è in una posizione delicata visto che la prossima settimana il premier David Cameron andrà in Cina con una folta delegazione per firmare una serie di accordi commerciali).
Di fronte a queste reazioni, Pechino ha alzato il tiro e ha messo in chiaro senza mezzi termini quello che si aspetta dai governi europei: «La scelta è chiara e semplice», ha detto il vice-ministro degli Esteri Cui Tiankai. «Vogliono far parte di un gioco politico in cui si sfida il sistema giudiziario della Cina o vogliono instaurare un rapporto realmente amichevole con il governo e il popolo cinesi? Se fanno la scelta sbagliata dovranno assumersi la responsabilità delle conseguenze», ha continuato in tono minaccioso.
Sempre ieri il giornale del popolo, organo del partito comunista cinese, ha scritto che il Nobel è «uno strumento politico degli Stati Uniti. Un evento premeditato e accuratamente organizzato dai paesi occidentali, parte di una serie di azioni per insidiare la Cina» e alimentare un sentimento anti-cinese nel mondo. In un clima sempre più teso, sul tema è intervenuto anche il primo ministro della Norvegia, Jens Stoltenberg: quale leader della nazione che ospita la cerimonia, ha detto all'agenzia Reuters, il 10 dicembre vi parteciperà, seguendo una tradizione consolidata. Oslo e Pechino stanno negoziando un accordo di libero scambio, la scelta non è irrilevante. Non a caso Stoltenberg ha ribadito che l'intesa «è nell'interesse di entrambi i paesi».
In tutto questo, non è ancora chiaro chi riceverà il Nobel al posto di Liu, docente universitario e intellettuale in carcere per istigazione alla sovversione contro i poteri dello stato. «Per oltre due decenni è stato un fervido sostenitore dei diritti umani in Cina» si legge nella motivazione del comitato per il Nobel. Normalmente, al cospetto del re e della regina norvegesi, il premiato pronuncia un discorso e "incassa" un milione e mezzo di euro. La moglie di Xiaobo, Liu Xia, agli arresti domiciliari, ha spinto decine di militanti ad andare a Oslo. Con quali chance che il governo cinese lo consenta, è una domanda retorica.
eliana.dicaro@ilsole24ore.com
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CONDANNATO A 11 ANNI DI CARCERE



Sostenitore dei diritti umani
Liu Xiaobo, 54 anni, intellettuale e promotore di Carta 08 (documento con cui poco prima delle Olimpiadi di Pechino oltre 10mila persone avevano chiesto al governo cinese di rispettare i diritti umani), viene condannato nel giorno di Natale del 2009 a 11 anni di carcere per istigazione alla sovversione contro lo stato

Il premio e Pechino furiosa
L'8 ottobre scorso dalla Norvegia giunge l'annuncio che Liu è stato insignito del premio Nobel per la pace. Pechino s'infuria, minaccia ritorsioni contro il paese scandinavo. E ieri è emersa la notizia di una lettera inviata dal governo cinese agli ambasciatori dei paesi europei a Oslo con l'invito a disertare la cerimonia del 10 dicembre

06/11/2010