Partono a Tokyo i primi negoziati economici tra Cina e Giappone. Non succedeva dal 2009

La trattativa è stata spinta dalle tensioni protezionistiche innescate dagli Stati Uniti, le cui relazioni sono peggiorate con entrambi i Paesi asiatici

Partono a Tokyo i primi negoziati economici tra Cina e Giappone. Non succedeva dal 2009
 Afp
 Shinzo Abe e Xi Jinping

Cina e Giappone trovano un punto d’accordo sul libero scambio, nel corso del secondo giorno di visita a Tokyo del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. La visita di Wang, che è anche consigliere di Stato, è la prima di un ministro degli Esteri di Pechino dal 2009.

“Condividiamo il riconoscimento del fatto che portare avanti una guerra commerciale avrà un enorme impatto sulla prosperità dell’economia globale”, ha dichiarato il ministro degli Esteri giapponese, Taro Kono, nella conferenza stampa successiva all’incontro con Wang, secondo cui Cina e Giappone dovrebbero “opporsi al protezionismo commerciale e preservare l’ordine del Commercio multilaterale”. Nella delegazione cinese è presente anche il ministro del Commercio, Zhong Shan.

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Kono e Wang hanno poi parlato dei rispettivi progetti di sviluppo regionale asiatico. Cina e Giappone, ha detto Kono possono collaborare “caso per caso” nello sviluppo di progetti che interessano sia l’iniziativa Belt and Road lanciata dalla Cina nel 2013, sia quella per un “libero e aperto indo-pacifico”, sostenuta dal Giappone. Il nodo del libero scambio giunge in un momento in cui entrambi i Paesi hanno dispute commerciali in corso con l’amministrazione Usa guidata da Donald Trump.

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Il presidente Usa riceverà questa settimana a Mar-a-Lago il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, sotto pressione in Giappone per uno scandalo che ha generato un forte malcontento e proteste nel Paese, per colloqui che verteranno, oltreché sul commercio, anche sulla questione nord-coreana. Prima di partire per gli Usa, Abe ha incontrato Wang, che ha sottolineato al primo ministro giapponese la posizione cinese di opposizione al protezionismo commerciale e all’unilateralismo, le due accuse principali rivolte a Washington dalla Cina nelle dispute commerciali che dividono le prime due economie del pianeta.

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Ieri, invece, i ministri degli Esteri di Cina e Giappone hanno raggiunto un accordo per una maggiore collaborazione per convincere Pyongyang ad abbandonare le proprie armi nucleari “in maniera irreversibile, completa e verificabile”, secondo quanto dichiarato ieri dallo stesso Kono al termine del colloquio con il suo omologo cinese. Pechino è oggi forte di una ritrovata distensione con Pyongyang, dopo la visita a sorpresa a Pechino del leader nord-coreano, Kim Jong-un, che ha incontrato il presidente cinese, Xi Jinping, il 27 marzo scorso.

Lo slancio nei rapporti non sembra incrinarsi: sabato scorso, a Pyongyang, il capo del Dipartimento Affari internazionali del Partito Comunista Cinese, Song Tao, ha incontrato il leader nord-coreano, in occasione dell’anniversario della nascita del fondatore del Paese, Kim Il-sung, che ricorreva ieri. Kim e Song hanno discusso della “situazione internazionale” e di questioni di “comune interesse” secondo il resoconto dell’incontro offerto dall’agenzia di stampa nord-coreana, la Korean Central News Agency.

La ritrovata intesa tra Cina e Corea del Nord sembra trasparire soprattutto dalle immagini, diffuse sopratutto dal Rodong Sinmun, il principale quotidiano del regime, e dalla stessa Kcna: i momenti salienti della visita di Song Tao sono scanditi anche dalle immagini di Xi o dal ritratto dell’incontro del mese scorso tra il presidente cinese e Kim, al primo viaggio all’estero da quando ha assunto il potere in Corea del Nord, alla fine del 2011. 



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