CINA ACCUSA IL COLPO SU BREXIT Pechino perde alleato sul Mes

Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 24 giu. - La Cina rispetta la scelta degli elettori britannici e nonostante la vittoria del fronte del "leave" nel referendum sulla Brexit, e continua a chiedere un'Europa unita. Con questo messaggio, Pechino ha accolto il verdetto delle urne britanniche. Il contraccolpo più immediato è arrivato dai mercati, con Shanghai e Shenzhen che hanno perso rispettivamente l'1,3% e l'1,05%, limando le perdite grazie anche a una forte iniezione di liquidità da parte della banca centrale cinese. Altrove è andata peggio: a cominciare da Tokyo, maglia nera in Asia, che oggi ha ceduto il 7,92%. Il Ministro delle Finanze, Taro Aso, si è detto "molto preoccupato" per le possibili conseguenze economiche e finanziarie globali del referendum in Gran Bretagna.

 

"Le Borse crollano in Asia, ma non a Shanghai, che manda un segnale di isolamento - commenta ad Agi Michele Geraci, economista e direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China - ed è un'indicazione che la Brexit è sì un fatto importantissimo, però i mercati cinesi si muovono su altri meccanismi, e per la Cina ci sono problemi più gravi della Brexit". I tonfi di oggi, prima in Asia, poi in Europa, che ha aperto in profondo rosso, sono un segnale non solo per Londra e per la sterlina, ma anche per l'Euro, che nella visione di Geraci corre il rischio di essere il vero perdente di questo referendum sul lungo termine. "L'euro è la valuta che deve stare più attenta perché da un punto di vista economico, l'Inghilterra ha una flessibilità che l'Europa non ha - prosegue l'economista, che ha studiato a Londra - Ci sarà un periodo di incertezza seria, ma tra sei mesi l'Inghilterra si rimetterà in piedi". Il rischio è, ovviamente, anche politico. "l'Europa dovrà affrontare altri referendum, a cominciare dall'Olanda. Adesso gli anti-europei prendono quota. Se salta l'Inghilterra il potere relativo della Germania aumenta".

 

La Brexit decisa oggi dagli elettori britannici potrebbe avere anche un altro risvolto, non immediato, e legato a una questione a cui Pechino tiene molto, il riconoscimento dello status di economia di mercato. Nello scenario tracciato da Geraci "quello che la Cina rischia di perdere è la possibilità di vedersi riconosciuta come economia di mercato, perché l'Inghilterra, che la sosteneva, era il Paese più aperto, e quindi perde un voto importantissimo. Ora non si sa se l'Inghilterra potrà votare, perché non esce domani. Però, non ha senso che votasse per decisioni di cui non farà parte". 

 

Il riflesso politico, per la Cina, della scelta degli elettori britannici è ancora da valutare, e oscilla tra due opinioni principali. La prima, tendenzialmente maggioritaria ed esposta nei giorni scorsi anche dalla Bbc, è quella di chi ritiene la Brexit una sconfitta della linea del presidente cinese Xi Jinping, che ha investito molto sulla Gran Bretagna e che, durante la visita a Londra dell'ottobre scorso, si era esposto in prima persona a favore dell'Europa unita, con la Gran Bretagna al suo interno. "Se la Gran Bretagna lascerà l'Unione Europea, il giudizio di Xi potrebbe essere messo in dubbio", ipotizzava la Bbc sette giorni fa. Per Alberto Forchielli, presidente di Osservatorio Asia, sentito nei giorni scorsi da Agichina e Radio Radicale, il caso di vittoria del fronte del leave, sarebbe "un grosso smacco sia politico che economico", sia perché la Gran Bretagna è "amico e alleato" della Cina all'interno dell'Europa, sia per l'ammontare di investimenti cinesi nel Paese.

 

La seconda, invece, è quella di chi minimizza, e riesce a trovare anche spunti interessanti per Pechino. E' il caso di Kent G. Deng, professore associato di Storia Economica presso la London School of Economics, secondo cui l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea potrebbe aprire a nuove opportunità per la cooperazione e il commercio bilaterale, e aumenterebbe, per Londra, l'importanza strategica di Pechino. In ogni caso, Xi aveva scommesso sulla Gran Bretagna, avverte Geraci, che abbassa i toni. "Xi Jinping sull'Inghilterra ha fatto una scommessa che continuerà, perché la relazioni tra Cina e Gran Bretagna sono bilaterali. Il fatto che Xi abbia investito in Inghilterra è in parte indipendente dall'Europa. Xi vuole un'Europa unita perché usa l'Europa per entrare da una porta più aperta - conclude Geraci - Adesso l'Inghilterra ha chiuso la propria porta e quindi tutto quello che la Cina farà in Inghilterra sarà prodotto ex-comunitario. La Cina ha perso il concetto di produrre e investire in Inghilterra e di vedere i propri prodotti con la sigla "made in Eu"".

 

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