CHE COS'E' IN FONDO LA DEMOCRAZIA?

CHE COS'E' IN FONDO LA DEMOCRAZIA?

Pechino, 07 feb. - Lao Yang, come lo chiamano i suoi seguaci, è nato nella provincia dello Hubei nel 1956. Ha lavorato per il Ministero degli Esteri cinese, ma soprattutto è stato il primo scrittore di romanzi di spionaggio politico in Cina. Ha deciso di pubblicare i suoi lavori in rete, che riconosce come suo editore. Oggi vive tra Cina e Australia, dove ha avuto occasione di osservare da vicino la democrazia occidentale. Si dichiara un patriota e afferma: «Non importa se sei uno studente, un cittadino comune o un funzionario ufficiale. Per risolvere i problemi della Cina moderna stai sicuro che troverai utile studiare le questioni oggetto di dibattito in occidente e come vengono affrontate».

 

È un attento opinionista su temi che riguardano internet, la libertà d'espressione, il governo e la politica. Ringrazia le autorità di Pechino «perché senza la loro forte repressione della libertà di pubblicazione» non sarebbe mai diventato quello che è. Il suo blog, dall'apertura nel 2008, conta ad oggi più di diciannove milioni di accessi e Lao viene definito in Cina un precursore dell'utilizzo dei nuovi media come strumento di comunicazione e diffusione di notizie e idee. Si è definito «venditore ambulante di democrazia», un tema ampiamente trattato nei suoi blog, sul sito web, nelle lectures a studenti universitari e nel suo ultimo libro uscito lo scorso dicembre: «Casa, Paese, Mondo» (2)

 

 

Che cosa è, in fondo, la democrazia?

 

Le risposte sono molteplici; c'è chi pensa sia un sistema per la distribuzione dei benefici, chi un metodo per chiudere i governanti dentro una gabbia e c'è chi – infine – ritiene sia l'insieme delle regole di un gioco. La votazione come espressione della maggioranza, per molti, è uno stile di vita, un comportamento, il livello di un'ideologia. Ci sono anche persone che considerano la democrazia solo uno strumento usato dai governanti per controllare le masse, l'oppio usato dai gruppi di potere per paralizzare la gente. [...] Qualsiasi definizione di democrazia è ben lontana dalla perfezione, né è in grado di ottenere la comprensione e la condivisione generale. In realtà la democrazia assume significati diversi a seconda degli occhi di chi la guarda.

 

La democrazia è uno stile di vita

 

Ai giovani piace sentire le mie conferenze sulla democrazia, alcuni studiosi discutono con me, ma tutti rilevano ben presto un problema: io non parlo di democrazia partendo da Socrate o da Tocqueville, né parlo di Europa o di Australia. Parlo della mia esperienza personale, tanto che a volte potrebbe quasi sembrare un esibizionismo narcisista.

 

Perché? Oltre al fatto che la mia percezione della democrazia si basa su osservazioni dirette, credo che la democrazia sia una questione molto intima.  Non importa la dialettica, non importa se il contesto in cui si esprime il voto faccia sentire o meno ai singoli una potenziale inutilità, non importa quanto ci piace la retorica. L'importante, quando si parla di democrazia, è farsi a bassa voce una domanda: per me e per la mia famiglia, che cosa vuol dire democrazia? Se non vogliamo rispondere a questa domanda, o non sappiamo come farlo, allora è meglio non procedere oltre, e ripensare alla questione attraverso un'analisi individuale. [...].

 

 

La democrazia è uno strumento del potere per addomesticare le masse

 

Dobbiamo pure riconoscere che c'è chi demonizza la democrazia. La nostra reazione non deve essere una santificazione, ma dobbiamo pur parlare della democrazia vera, quella comprensibile e vicina a tutti, con le sue carenze e i suoi vantaggi. Oggi sempre più persone sanno cos'è in generale la democrazia, ma solo nel momento in cui questo significa qualcosa per noi stessi e per le nostre famiglie, il concetto non è più così lontano da noi.  Qui cito un esempio estremo.

 

La teoria che vede la democrazia come il sistema che permette di limitare le azioni dei governanti al volere del popolo è condivisa, ma c'è anche chi la contesta fino a disconoscerla. Questi sostengono che la democrazia è solo un mezzo usato dai governanti per gestire i governati, che fa sentire bene i cittadini ma che rimane sempre uno strumento di controllo, la cui natura non è differente da quella degli altri sistemi.

 

Un amico straniero, qualche giorno fa, mi ha fatto riflettere. «Pensi che l'occidente permetta ai cittadini di essere padroni dei propri affari? Guarda il Giappone, da anni ci sono le stesse famiglie e lo stesso partito al potere; guarda l'India, uno stato fondato democraticamente molti anni fa, dove molti dei primi ministri vengono da poche famiglie e dalle stesse caste. E l'America, perché è sempre stato un sistema con due partiti? Perché non c'è mai stato spazio per la creazione di un terzo partito? Perché quei due partiti, essenzialmente identici, hanno sempre rappresentato gli interessi della grande borghesia e delle grandi famiglie. In questi stati non c'è vera democrazia». 

 

Allora io gli ho chiesto quale paese è veramente democratico e lui ha risposto che non ne esistono. Dato che non ce ne sono, ho detto io, allora la democrazia falsa è la vera democrazia. A quest'affermazione lui non ha controbattuto, anzi. Mi ha detto che la Cina in realtà potrebbe anche adottare questo genere di "falsa democrazia". Attraverso un sistema di elezioni, potrebbe cominciare a riconoscere - attraverso la costituzione - i diritti di proprietà privata e quelli fondamentali della persona, aumentare la soglia di partecipazione alla politica di altri partiti e di persone singole, garantire le votazioni e permettere alle persone di essere se stesse.

 

Vi prego di non rifiutare subito queste affermazioni e di continuare a riflettere su questo tema. I leader massimi che si sono susseguiti in più di settant'anni di storia del socialismo dell'Unione Sovietica non avevano legami famigliari. Tuttavia, al polo opposto, nella democratica America sono apparsi vari casi di figli d'arte al governo. Come è stato possibile tutto ciò?

 

Alla fine, il malcontento popolare ha causato il crollo del sistema sovietico, mentre il sistema politico americano è diventato l'esempio da imitare. Se ancora non avete capito, guardiamo alla Cina continentale e a Taiwan. A Taiwan a detenere il potere sono il figlio di una delle più alte cariche del Partito Nazionalista, Ma Ying-jeou [oggi presidente della Repubblica di Taiwan, ndr] e il figlio del ministro della Difesa, Hau Lung-pin [oggi sindaco di Taipei, ndr]. Nell'isola, però, non sono molti a preoccuparsi di questi legami e l'umore popolare è stabile. In Cina, dove pure è seguita la pratica dell'elezione dei figli d'arte, l'umore è pessimo, l'egoismo dilaga e la spesa per la stabilità sociale supera il totale delle spese militari.

 

Questo non è altro che la conseguenza dell'effetto magico del sistema democratico, dove i cittadini, all'interno delle regole del gioco - ovvero la costituzione e i valori morali - scelgono i governanti e trasferiscono a loro una parte dei propri diritti. Ciò fa sì che i governanti e i governati vivano insieme in armonia, in una condizione in cui chi si deve arricchire si arricchisce e chi è povero rimane povero. Insomma, tutti puntano il dito contro tutti, tranne che contro se stessi.

 

Del sistema cinese di certo non vale la pena lasciarne nemmeno un ricordo. Dai violenti Qin a Zhu Yuanzhang [fondatore della dinastia Ming, ndr] fino a oggi, il nostro sistema è andato avanti nello stesso modo: l'imperatore è sopra a tutto e usa i funzionari per spremere i cittadini. Questi ultimi sviluppano una certa insoddisfazione verso le aurorità che li governano, e l'imperatore li elimina (ad oggi il nostro sistema è quello in cui sono stati sacrificati il maggior numero di funzionari di stato).
A loro volta i funzionari, che ricevono le pressioni dell'imperatore, si rifanno sul popolo. Questo, quando non ce la fa più, si ribella e uccide l'imperatore. Uccisioni su uccisioni, la nostra storia si è articolata in cicli di massacri.

 

Dalla valutazione fatta fin qui della democrazia, questo sistema appare come un mezzo usato dai governi per "guidare" il popolo, giusto? La mia conclusione è che il significato e il valore che assume la democrazia cambia a seconda delle persone, delle classi sociali e delle etnie; al suo interno troviamo delle cose molto belle affianco di altre che stanno ben lontano da qualsiasi ideale. Questa è la democrazia.

 

Non dobbiamo però limitare a ciò i giudizi e le valutazioni fatte su questo argomento, ma bisogna continuare con impegno a cercare la "ragione" e la comprensione condivisa. Non bisogna mollare la presa, negare la cosa o vederla in termini di bianco o nero, di mors tua vita mea. In realtà, tutto questo è una specie di gioco e, nel processo di lotta per la democrazia, il gioco di resistenza è altrettanto importante.

 

di Yang Hengjun
(Tradotto da Tania Di Muzio)

 

Questo articolo è stato pubblicato il 2 febbraio su Caratteri Cinesi, la nuova rubrica di China Files . Uno spazio in cui approfondire le voci dal web cinese attraverso la traduzione dei testi di alcuni tra i più attivi blogger. 

 

© Riproduzione riservata