CARBONE SCARSEGGIA, ELETTRICITA' RAZIONATA

CARBONE SCARSEGGIA, ELETTRICITA' RAZIONATA

Roma, 20 dic. – Henan, Shanxi, Shaanxi, Hubei: sono solo alcune delle province cinesi che rischiano di passare un dicembre al gelo. L'allarme maltempo che si è diffuso nelle regioni settentrionali e centrali della Cina continentale sta causando seri problemi alla circolazione stradale. A destare maggiore preoccupazione sono i rallentamenti che si sono registrati nella consegna dei carichi di carbone indispensabili per l'approvvigionamento delle reti elettriche. Neve e gelo si sono abbattuti con largo anticipo anche sulle città di Harbin e Chongqing cogliendo di sorpresa non solo i metereologi, ma soprattutto il governo: Pechino è da tempo impegnata nella riforma dell'industria del carbone, con la prioritaria attenzione al miglioramento della sicurezza sul lavoro dei minatori. E sarebbe proprio il processo innescato dalla riforma ad aver causato una diminuzione della quantità di carbone disponibile sul mercato. Ad annunciarlo è l'IEA (International Energy Agency); una notizia – quella della scarsità del carbone e dei razionamenti di elettricità – fermamente smentita dalle autorità cinesi.

 

I livelli di sicurezza sul lavoro nelle miniere di carbone in Cina rimangono i più bassi del mondo, e a dimostrarlo sarebbe proprio il numero delle vittime nel solo 2009: 2600. L'ultimo incidente in ordine cronologico, risalente al 22 novembre, è stato tra i pochi ad avere un lieto fine; protagonisti i 29 minatori rimasti intrappolati per 24 ore a causa di un imprevisto innalzamento del livello dell'acqua in una miniera di carbone a Batian - nella regione centrale dello Sichuan – e tratti in salvo grazie a una tempestiva operazione di salvataggio. Solo di qualche settimana precedente l'episodio, molto più triste, del recupero di più di 30 minatori - ormai cadaveri – rimasti imprigionati nella miniera di Yuzhou (provincia interna dello Henan). I minatori stavano lavorando all'estrazione di carbone quando i gas rilasciati durante le procedure li hanno soffocati. Alla luce della gravità di questi fatti, e forse grazie alla risonanza internazionale di cui hanno goduto, il governo ha deciso di avviare una riforma che prevede la chiusura delle miniere più piccole e il successivo riassorbimento all'interno di imprese statali. Il provvedimento prevede che nel solo Shanxi il numero dei siti di estrazione mineraria passino dagli attuali 2600 a 1053. Una gigantesca operazione di inglobamento.

 

Il rigidissimo inverno che sta martoriando il nord e il centro della Cina si somma così alla necessità di razionare le risorse energetiche. La State Grid Corporation, azienda leader cinese nel campo energetico, in previsione dei mesi più freddi, ha stimato che la domanda di energia elettrica rischia di superare l'offerta. Oltre alla scarsa disponibilità di carbone, si aggiunge la minaccia del calo di rifornimento elettrico in alcune province; alcuni operatori starebbero per bloccare l'invio delle commodities alle compagnie di fornitura di energia elettrica. Il motivo? I contratti di vendita sono stipulati al di sotto del prezzo di mercato. Una situazione che – fanno sapere gli analisti - possono presentarsi in un mercato fortemente controllato dallo stato: il governo tiene basso il prezzo del carbone, e i produttori non possono far fronte ai costi di produzione che invece aumentano vertiginosamente. Se il meccanismo si inceppa, il disagio si ripercuote sui consumatori; la diretta conseguenza è infatti il razionamento dell'energia elettrica e centinaia di migliaia di cinesi al freddo.

 

La radio di stato cinese fa sapere che nello Henan il 40% dei generatori di corrente risulta inutilizzabile. Anche nella vicina provincia dello Hubei è stato bloccato il funzionamento di alcuni generatori allo scopo di centellinare le riserve di carbone: l'intera provincia è andata avanti per due settimane con la quantità di carbone che solitamente viene impiegata in tre giorni. Intanto il gelo fa la sua parte. Ben 120mila famiglie residenti nelle regioni del nord, in alcune città delle quali il termometro segna -14°, si trovano da martedì scorso senza riscaldamento per via delle tubature ghiacciate. Il freddo e le strade impraticabili giocano brutti scherzi anche alle abitudini alimentari dei cinesi: il prezzo di una confezione di spaghetti istantanei è aumentato del 400%.

 

 

 

di Melania Quattrociocchi

 

 

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