Calo record per l'export cinese ma ripartono gli investimenti

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Febbraio in chiaroscuro per l'economia cinese. Due dati annunciati ieri da Pechino - commercio estero e investimenti fissi - forniscono un quadro contraddittorio sullo stato di salute dell'economia del Dragone, finora la meno colpita del pianeta (almeno numericamente) dalla crisi finanziaria globale.
Il dato brutto. A febbraio il crollo della domanda mondiale ha assestato un altro colpo alle vendite del made in China. Le esportazioni hanno accusato una flessione del 26% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Per la prima volta da anni, le esportazioni hanno realizzato una performance peggiore delle importazioni (-24% anno su anno). Il risultato è una contrazione del surplus commerciale a un livello che non si vedeva da tempo: 4,8 miliardi di dollari, vale a dire un ottavo rispetto all'avanzo dei conti con l'estero registrato a gennaio.
Sebbene il mese prossimo l'andamento dei conti con l'estero dovrebbe migliorare (i dati di febbraio contengono una distorsione stagionale), il futuro non promette nulla di buono giacché non si scorgono segnali di ripresa dei consumi mondiali. «Nel 2009 il surplus commerciale mensile non supererà 20 miliardi di dollari», osserva Ben Simpfendorfer, economista di Royal Bank of Scotland.
La drastica riduzione dell'avanzo commerciale avrà diverse ripercussioni sul quadro macroeconomico cinese. Ridurrà le riserve valutarie di Pechino che, alla fine del 2009, avevano sfiorato quota 2mila miliardi di dollari. Aumenterà la pressione politica interna per una svalutazione competitiva dello yuan.
Il dato bello. Nei mesi di gennaio e febbraio gli investimenti in capitale fisso nelle aree urbane sono aumentati del 26% su base annua, raggiungendo 150 miliardi di dollari. A spingere verso l'alto questo indicatore, che contribuisce per circa il 40% alla formazione del Pil cinese, sono stati gli investimenti pubblici in infrastrutture. In particolare, le spese effettuate da Pechino per l'ampliamento e l'ammodernamento della rete ferroviaria nazionale che, nei primi due mesi del 2009, si sono quasi triplicate rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Ma questo dovrebbe essere solo l'antipasto. La maggior parte degli investimenti pubblici in opere infrastrutturali che la Cina si appresta a realizzare nel quadro del piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato lo scorso autunno, infatti, devono ancora partire. Quando apriranno i cantieri, gli investimenti fissi dovrebbero spiccare un altro poderoso balzo in avanti. Se l'economia cinese nel 2009 riuscirà a crescere dell'8%, centrando così l'obiettivo fissato dal Governo, sarà solo per questo.

12/03/2009