Baltic? Meglio il dollaro australiano

Dove andranno i mercati? Che direzione prenderanno gli indici azionari nei prossimi mesi? A meno di affidarsi alle doti divinatorie - e poco raziocinanti - del polpo Paul, la risposta rimane ovviamente impossibile da individuare con sicurezza. Ad aiutare economisti ed investitori, soprattutto in passato, sono stati alcuni indici "alternativi": Vix, Baltic Dry, il cambio yen/dollaro australiano. Indicatori che si sono guadagnati la fama di validi anticipatori dei movimenti azionari. E che oggi, seppur sporcati da non pochi appannamenti, spingono gli analisti a concordare su un punto: i mercati saranno ancora preda della forte volatilità, almeno nel breve periodo. Il dubbio tuttavia rimane: quanto è ragionevole fidarsi di questi indicatori in una fase economica così incerta?
Il Baltic Dry è appannato
Chi ha perso in questi ultimi mesi molta della sua capacità predittiva è il Baltic Dry, l'indice che misura il costo dei noli marittimi relativi al trasporto dei carichi secchi, come grano, ferro, carbone, fertilizzanti. Se è vero che fino allo scoppio della crisi il Bdi era giudicato un valido barometro della congiuntura economica mondiale, oggi le cose sono cambiate (si veda grafico in alto): negli ultimi due mesi l'S&P 500 è praticamente invariato mentre il Bdi è crollato di oltre il 50%. Senza contare che nelle ultime settimane i trend sono diventati divergenti.
A provocare lo scollamento sono le dinamiche interne allo shipping: la bolla delle commodity ha spinto gli armatori a costruire navi che solo oggi, dopo una media di tre anni di lavorazione, giungono sul mercato. «L'eccesso di offerta di trasporto combinato con il calo della domanda cinese spiega perchè oggi l'indice si trovi su livelli così depressi - dice Emanuele De Meo, senior economist di Prometeia - e ne deprima il potere anticipatore. Perchè si assista a graduale normalizzazione, dovremo attendere almeno il 2011».
Occhio al dollaro australiano
Più utile può essere seguire il cambio dollaro australiano/yen, il cui andamento ha quasi sempre rispettato una perfetta correlazione - anche se negativa, cioè contraria - con gli indici azionari americani. Tanto che i due trend (si veda il secondo grafico) risultano praticamente speculari. A determinare i balzi e le discese del cross sono stati a lungo gli speculatori del carry trade, che si finanziano con una valuta a basso tasso d'interesse (come yen e dollaro) per investire in un'altra ad alto tasso, come il dollaro australiano. Il gioco ha funzionato sempre, seppur a fasi alterne. Oggi, dopo un periodo di rallentamento, il fenomeno sembra tornare a pesare sui mercati, a causa del perdurare dei tassi ai minimi e alla forza delle valute legate alle materie prime. «Le commodities currencies hanno ripreso terreno, tanto che oggi la correlazione con i mercati azionari americani è netta - dice Guida - Tra gli investitori vince la propensione al rischio, e chi s'affida al carry trade crede che l'economia reale non dia segnali di forte svolta neppure in futuro».
Shanghai anticipa l'S&P 500
Due indici appaiati, che sembrano correre uno dietro l'altro. È la storia scritta oramai da anni dall'indice di Shanghai e dall'S&P 500. Il listino cinese in verità sembra essere sempre in lieve anticipo sul l'omologo americano. E questo scarto dovrebbe mantenersi anche per il futuro. «Il mercato cinese è destinato a rimanere il pivot delle borse mondiali - aggiunge Guida - per il ruolo crescente dell'economia di Pechino nel mondo».
I rischi segnalati dal Vix
Avvisaglie, segnali di possibili inversioni di tendenza. Molti di questi arrivano dal Vix, l'indice di volatilità che misura il delta dei prezzi delle opzioni dell'S&P 500: una sua impennata coincide con un ribasso azionario e viceversa. «Oggi il Vix è utilizzato come buon termometro dei trend previsti sui principali indici azionari - spiega Marco Moretti, co-Head per l'Italia del Sales Team Banche di Barclays Capital - Negli Usa è usato come benchmark sia a livello istituzionale che retail. Meno liquido per ora, perché di recente introduzione, ma altrettanto utile è il VStoxx, che misura la volatilità attesa sull'EuroStoxx». All'inizio di luglio il Vix era sui minimi, sotto i 17 punti. Poi si è impennato verso quota 27. «In prospettiva potrebbe assestarsi attorno a 25 punti. Se si andasse oltre i 30 - conferma Ugo Speculato, senior economist di Prometeia - significherebbe che gli investitori non si sono fatti un'idea precisa degli effetti delle manovre fiscali e monetarie in atto». E che sui mercati pesano ancora forti incognite.
luca.davi@ilsole24ore.com
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Il crollo dei noli marittimi
L'indice Baltic Dry mostra l'andamento del costo dei noli marittimi per i carichi secchi come carbone, ferro, grano. Gli economisti l'hanno sempre ritenuto uno dei migliori termometri dei cicli economici globali, visto che a un aumento della domanda di trasporto dovrebbe corrispondere un aumento della produzione e viceversa. Oggi tuttavia questa sincronia si è interrotta: l'eccesso di offerta di trasporto via mare ha drogato il mercato. E il Baltic Dry ha smesso di essere un indice utile per capire la direzione dei mercati.
La divisa australiana? Un bene rifugio
L'andamento del cambio dollaro australiano/yen è praticamente speculare rispetto all'S&P 500, come conferma anche una correlazione vicino a -1 (per correlazione si intende una relazione tra due variabili casuali tale che a ciascun valore della prima variabile corrisponda con una certa regolarità un valore della seconda). È la conferma che nei momenti di difficoltà, la valuta australiana - tradizionalmente legata alle commodities - è percepita come bene rifugio.
La Cina detta il passo
La correlazione praticamente perfetta tra il listino azionario di Shanghai e quello americano è presto spiegata: l'economia cinese è destinata a dettare passo per i prossimi anni, alla luce della crisi dell'economie europee e al forte indebitamento americano. L'Sse Composite anzi anticipa leggermente l'S&P 500, mostrando così tutta la sua capacità predittiva. Secondo gli analisti, lo scarto dovrebbe mantenersi anche in futuro.
L'indice della "paura" in cerca di normalità
Detto anche "indice della paura", il Vix segnala il comportamento dell'indice di volatilità relativo alle opzioni scambiate sul paniere S&P500: se scende la Borsa sale, e viceversa. Attenzione ai volumi però: se sono scarsi, l'indice ha uno scarsissimo valore rappresentativo. Quando il Vix si schiaccia su livelli troppo bassi invece significa si sono creati i presupposti per un temporaneo, ma brusco, cambiamento di trend.

24/07/2010