ARRESTATO GENERALE TAIWAN: "FORNIVA SEGRETI ALLA CINA"

ARRESTATO GENERALE TAIWAN: "FORNIVA SEGRETI ALLA CINA"

Pechino, 9 feb.- "Il peggior caso dispionaggio degli ultimi 50 anni": un funzionario del ministero della Difesa di Taiwan definisce così la vicenda di Lo Hsien-Che, il generale di divisione dell'esercito taiwanese il cui arresto è stato reso noto quest'oggi. Le acque tornano a farsi agitate tra le due sponde dello Stretto che separa la Cina da Taiwan, l'isola che nel 1949 si autoproclamò indipendente dopo la fine della guerra civile tra comunisti e nazionalisti, ma che Pechino rivendica come parte integrante del suo territorio: nonostante non sia stata resa nota la natura dei segreti militariche il generale Lo avrebbe rivelato all'intelligence cinese, il suo ruolo di capo del dipartimento telecomunicazioni e information technology ne fa una talpa dall'impatto potenzialmente devastante sui sistemi di difesa dell'isola.

 

Lo avrebbe deciso di collaborare con Pechino tra il 2002 e il 2005, durante il suo periodo di servizio in Thailandia, ma le autorità taiwanesi non hanno ancora stabilito se abbia continuato a lavorare con la Cina anche successivamente. L'esercito dell'isola ha predisposto una speciale task force per tentare di arginare la fuga di informazioni dovuta al presunto tradimento di Lo, ma secondo molti media locali i buoi sarebbero già fuggiti dalla stalla da tempo: nell'ufficio del generale sarebbero stati infatti rinvenuti documenti di massima segretezza, come quelli relativi a Po Sheng, un sofisticato sistema di controllo e comunicazioni che Taiwan sta acquistando dal colosso della difesa USA Lockheed Martin per circa 1.6 miliardi di dollari che permette a Taipei un certo livello di accesso ai sistemi di intelligence statunitensi, nonché notizie relative alla fornitura di elicotteri Apache e al sistema a fibra ottica utilizzato dall'esercito taiwanese.

 

Da quando nel 2008 i taiwanesi hanno eletto come presidente Ma Ying-jeou - leader del partito Kuomintang - le tensioni tra Pechino e Taipei si sono notevolmente affievolite, tanto che per la prima volta le due capitali hanno ristabilito collegamenti diretti, ma secondo il tenente generale Wang Ming-wo, a capo della squadra che sta investigando sul caso Lo, "la Cina comunista non ha mai interrotto i tentativi di infiltrazione a Taiwan, è quella che chiamiamo guerra senza fumo'".

 

E se da Pechino non è ancora giunta alcuna replica ufficiale sulla vicenda, non sembra proprio che Taipei possa scagliare la prima pietra: nel 2006 la Cina giustiziò per tradimento Tong Daning, un funzionario che aveva lavorato per 15 anni al ministero degli Esteri raggiungendo un grado appena inferiore a quello di viceministro, colpevole di aver venduto "alla cosiddetta Taiwan un'enorme mole di dossier e segreti di Stato". Il caso destò scalpore perché Tong era il funzionario del Partito Comunista Cinese più alto in grado condannato a morte dalla fine degli anni '90, e i video del processo furono proiettati come monito per gli altri funzionari in numerosi uffici pubblici. Nello stesso anno Pechino arrestò due ufficiali dell'intelligencetaiwanese  prima che riuscissero a fuggire in Vietnam dalla provincia sudoccidentale del Guangxi, portandosi dietro alcuni importanti segreti militari.

 

La vicenda del generale Lo si è risolta in una figuraccia che potrebbe avere alcune ripercussioni anche dall'altro lato del Pacifico: è probabile che dopo il caso Lo gli Stati Uniti, primi fornitori di equipaggiamento militare di Taipei, ci penseranno due volte prima di vendere a Taiwan tecnologie che rischiano di finire subito dopo nella mani dei cinesi.

 

di Antonio Talia

 

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