APRILE: INFLAZIONE, MINACCIA IMMINENTE

Pechino, 11 mag.- I dati diffusi oggi sul mese di aprile dall'Ufficio Nazionale di Statistica lasciano spazio a pochi dubbi: per l'economia cinese il rischio surriscaldamento è sempre più concreto. L'indice dei prezzi al consumo è aumentato del 2.8% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, un salto ancora più evidente di quello del mese di marzo (+2.4%) che segna la più rapida accelerazione dell'ultimo anno e mezzo, mentre i nuovi  prestiti erogati dalle banche hanno toccato quota 774 miliardi di yuan (circa 113 miliardi di dollari) contro i 74 miliardi di dollari del mese precedente. Ma a destare le maggiori preoccupazioni, ancora una volta, sono i prezzi delle proprietà, che nelle 70 città cinesi più importanti sono aumentati del 12.8%, infrangendo il record di marzo (+ 11.7%): per trovare un  incremento così consistente bisogna tornare indietro al 2005. Il portavoce  dell'Ufficio Nazionale di Statistica Sheng Laiyun ha dichiarato che l'aumento dell'inflazione di aprile riflette principalmente i rincari nel settore alimentare e degli immobili, ma la nazione potrebbe affrontare ulteriori pressioni a causa "dell'incremento della liquidità in circolazione, dei costi delle commodities e del confronto con gli scarsi risultati dello scorso anno": "La crisi del debito in Europa corre ancora il rischio di diffondersi, nonostante il piano di salvataggio lanciato ieri,- ha detto ancora Sheng- cosa che potrebbe avere effetti positivi e negativi nello stesso tempo, come ad esempio un calo delle esportazioni cinesi e una diminuzione del costo delle materie prime". "La Cina deve evitare aumenti eccessivi sul fronte della liquidità e dei prezzi degli asset - ha detto il consigliere della Banca centrale di Pechino Li Daokui - dopo che il piano europeo svelato ieri ha ridotto i rischi di un'altra caduta dell'economia globale". Ma anche se a livello internazionale si moltiplicano le voci che chiedono un aumento dei tassi d'interesse e un apprezzamento dello yuan per evitare un surriscaldamento, molti esperti ritengono che Pechino non lancerà alcuna misura prima del superamento della soglia di guardia  stabilita per quest'anno: l'obiettivo fissato per il 2010 consiste nel contenere l'inflazione al 3% ed evitare lo scoppio di una bolla immobiliare, dopo che il pacchetto di stimoli straordinari all'economia (4mila miliardi di yuan) e ancora di più la crescita del credito (9590 miliardi di yuan) hanno garantito l'anno scorso una ripresa dell'economia. Si naviga a vista, insomma, tra i rischi di esplosione di bolle speculative e i timori che il  ritiro degli stimoli e il rallentamento dell'immobiliare possano soffocare quella crescita che nel primo trimestre 2010 ha totalizzato + 11.9%. Non tutti i dati economici, però, hanno registrato prestazioni da record:  la produzione industriale è cresciuta meno del previsto (+ 17.8% contro il +18.1% di marzo), così come l'M2 – il principale indicatore dell'offerta di moneta - , cresciuto del 21.5% rispetto al 22.5% del mese scorso. Da mesi il governo vara provvedimenti per bloccare la corsa alla speculazione immobiliare che, secondo analisti come Yang Qingli della BOCOM Int. di  Pechino, potrebbe essere quasi al capolinea: "Gli effetti di queste misure sono solo iniziati. Entro la fine dell'anno assisteremo a un abbassamento dei prezzi tra il 10 e il 20%".