AL VIA IL VERTICE PECHINO-WASHINGTON

AL VIA IL VERTICE PECHINO-WASHINGTON
Pechino, 24 mag.-  Ripresa economica e questioni internazionali, l'apprezzamento dello yuan e le tensioni in Iran e Corea del Nord: il nuovo China-US Economic and Strategic Dialogue, il vertice di massimo livello tra Cina e Stati Uniti che si tiene dal 2006, si è aperto stamattina a Pechino con toni concilianti, dopo i contrasti che negli ultimi tempi avevano segnato le relazioni tra le due potenze. "I nostri due paesi devono migliorare la coordinazione sulle politiche economiche e lavorare insieme per il raggiungimento di una piena ripresa economica", ha detto il presidente Hu Jintao nel discorso d'apertura dei lavori, mentre il Segretario di Stato Hillary Clinton ha chiesto alla Cina di sostenere le sanzioni delle Nazioni Unite nei confronti di Iran e Corea del Nord. "L'anno scorso, abbiamo lavorato insieme per l'approvazione e l'applicazione di una forte risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU dopo il test nucleare nordcoreano – ha detto Clinton – e oggi ci troviamo di fronte ad un'altra grave sfida a causa dell'affondamento della nave della Corea del Sud. Dobbiamo quindi lavorare insieme, di nuovo, per rispondere a questa sfida e raggiungere quegli obiettivi condivisi di pace e stabilità nella penisola coreana". Pechino, il più importante tra i pochi alleati di Pyongyang, ha ricevuto all'inizio del mese il leader nordcoreano Kim Jong Il in uno dei suoi rari viaggi all'estero, e si è limitata a definire "sfortunato" il siluramento della nave militare sudcoreana che il 26 marzo scorso costò la vita a 46 militari di Seoul, senza pronunciarsi più esplicitamente su eventuali sanzioni. Giovedì scorso, Seul aveva attribuito l'attacco ai "cugini" settentrionali, definendo "inconfutabili" le prove a carico della Corea del Nord. "Ciascuna nazione deve rispettare gli interessi e le preoccupazioni dell'altra – ha detto ancora Hu –, per il popolo cinese non vi è nulla di più importante della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale": si tratta di un richiamo evidente, quasi scontato, alle tensioni che hanno attraversato le due sponde del Pacifico negli ultimi mesi dopo l'incontro tra Barack Obama e il Dalai Lama (che per Pechino è un pericoloso separatista che mira alla creazione di un 'Grande Tibet' indipendente dalla Cina) e la decisione americana di rinnovare le forniture di equipaggiamento militare all'isola di Taiwan (che i cinesi considerano parte integrante del loro territorio). Ma recentemente i dissidi non sono mancati neanche sul fronte economico; dall'inizio dell'anno l'amministrazione Obama ha assunto un atteggiamento sempre più duro nei confronti della Cina in merito alla rivalutazione dello yuan, un atteggiamento mitigato solo recentemente dal Segretario del Tesoro Timothy Geithner, che in aprile ha ritardato la consegna di un rapporto che avrebbe potuto accusare ufficialmente Pechino di manipolazione di valuta, dando il via ad una serie di ritorsioni commerciali. "Dobbiamo lavorare insieme per ridurre le barriere commerciali e sviluppare un'economia mondiale maggiormente bilanciata – ha detto Geithner, chiedendo indirettamente alla Cina di ridimensionare le politiche preferenziali concesse alle tecnologie prodotte sul territorio nazionale – e accogliamo con favore il fatto che i leader cinesi abbiano riconosciuto che la riforma del tasso di cambio costituisca una voce importante della loro più ampia agenda di riforme". Lo yuan-renminbi è una moneta non convertibile che Pechino ha ancorato di nuovo al dollaro nel luglio 2008, una mossa che secondo gli Stati Uniti ha concesso un vantaggio sleale agli scambi commerciali del Dragone. Il presidente cinese non si è sbilanciato sulla questione: "La Cina continuerà il percorso di riforma del meccanismo di formazione del tasso di cambio del renminbi secondo i principi di indipendenza, controllabilità e gradualità" ha detto Hu Jintao, senza specificare un eventuale orizzonte temporale per l'apprezzamento dello yuan e ribadendo la tradizionale formula con la quale la nomenclatura cinese affronta l'argomento. Nonostante l'anno scorso il deficit commerciale degli Stati Uniti verso la Cina sia sceso a quota 226,8 miliardi di dollari dopo il record dei 268 miliardi registrato nel 2008, Barack Obama sembra deciso ad aumentare le esportazioni USA e la bilancia commerciale costituisce uno dei principali punti di frizione tra Washington e Pechino. Sono più di 200 i funzionari USA provenienti da tutti i settori del governo che stanno partecipando al vertice al seguito di Clinton e Geithner; la missione cinese in USA dell'aprile 2009 era altrettanto numerosa. Il China US Stategic and Economic Dialogue si concluderà domani.

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