Al via il Congresso e il ricambio al vertice. Stampa: “non è Game of Thrones”

di Eugenio Buzzetti

 


Pechino, 17 ott. - Si aprirà domani a Pechino il diciannovesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, con 2280 delegati che fino al 24 ottobre prossimo saranno impegnati nelle elezioni del nuovo Comitato Centrale del partito, della nuova Commissione Disciplinare e nell'approvazione delle modifiche alla costituzione del Pcc, che aprono la strada all'inserimento nella carta del partito del contributo ideologico del segretario generale, Xi Jinping. L'appuntamento più importante dell'anno si aprirà alle nove del mattino con il discorso dello stesso Xi in cui verrano riassunti i progressi ottenuti nei cinque anni trascorsi dall'ultimo Congresso, il diciottesimo, di fine 2012, che ha consegnato il potere nelle mani dello stesso Xi, e nel quale verrano citate le prospettive per i prossimi cinque anni.

Nella conferenza stampa di presentazione del Congresso, il portavoce, Tuo Zhen, ha confermato che per i prossimi anni la Cina lavorerà per raggiungere l'obiettivo di una società moderatamente prospera entro il 2021, anno in cui ricorre il centesimo anniversario della fonazione del Partito Comunista Cinese, contenendo allo stesso tempo i rischi del sistema finanziario. "Ridurre la leva finanziaria e stabilizzare la crescita non devono essere visti in conflitto", ha spiegato il portavoce del Pcc. L'evento che comincia domani si concentrerà, però, soprattutto sulla politica interna e sul ricambio della classe dirigente fino al vertice del partito, il Comitato Permanente del Poltiburo, la cerchia ristretta del potere in Cina. Anche se l'attenzione degli osservatori è focalizzata soprattutto sulla nuova classe dirigente a livello nazionale, e sul consolidamento al vertice dello stesso Xi, la stampa cinese sottolinea che l'evento al via domani non sarà come la popolare serie televisiva Games of Thrones.

Il riferimento alla serie tv Usa compare sulle pagine del tabloid Global Times, uno dei più influenti giornali di Pechino, pubblicato dal Quotidiano del Popolo, organo di stampa del Pcc. "Cercare di capire la politica cinese attraverso la lente delle serie tv americane o proiettare i meccanismi della democrazia occidentale nella politica cinese crea una visione distorta del sistema politico cinese e del perché è importante il Congresso del partito". L'evento che si aprirà domani alla Grande Sala del Popolo, in piazza Tian'anmen, "darà l'opportunità al partito di rivedere il lavoro svolto negli ultimi cinque anni e di modellare la direzione per il futuro del partito e della nazione". Ovviamente, sottolinea il Global Times, qualcuno salirà e qualcuno scenderà nella scala gerarchica del potere, ma "guardare ogni cosa come una lotta per il potere è fuorviante, perché gli sforzi del partito sono tesi al rinnovamento nazionale".

A questa visione si contrappone quella di molti osservatori che, come Willy Wo-lap Lam, esperto di elite politiche cinesi e docente della Chinese University di Hong Kong, vedono nel passato quinquennio soprattutto il consolidamento di Xi al vertice del partito e dello Stato. "Negli ultimi cinque anni Xi Jinping ha rafforzato il potere del partito", spiega Lam ad Agi. "Il controllo sui media, sulle imprese e sull'economia è aumentato e il partito è diventato più potente di prima. Allo stesso tempo, Xi Jinping, è diventato il core leader: il suo potere è aumentato e si è rafforzato. Al Congresso del Partito, è molto probabile che guadagni ancora più potere, perché è riuscito a fare eleggere membri della sua fazione nel Comitato Centrale e nel Politburo", i due organi di vertice del Pcc.

Gli ultimi cinque anni hanno visto un aumento della presenza cinese sulla scena internazionale, legata soprattutto all'iniziativa Belt and Road di sviluppo infrastrutturale tra Asia, Europa e Africa, ma la voce di Pechino nell'arena globale si è manifestata anche con toni duri, come nelle dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale. Il cambio di atteggiamento di Pechio nelle questioni di politica estera non basta per il politologo di Hong Kong per fare di Xi l'uomo più potente del mondo. "C'è ancora un grosso gap tra Cina e Stati Uniti, sia sotto il profilo della potenza militare, sia sotto il profilo dello sviluppo tecnologico. E' vero che la voce di Pechino nell'arena internazionale è diventata più forte, ma dubito che Xi sia il leader più forte al mondo. Anche se Donald Trump ha fatto molti errori, ritengo che il presidente degli Stati Uniti sia ancora l'uomo più potente del mondo".

Il potere di Xi, conclude Lam, si fonda soprattutto  sulla sua presa sull'esercito, di cui ha avviato la riforma a fine 2015, e sull'utilizzo della campagna contro la corruzione come strumento di lotta per il potere, a scapito delle altre due fazioni forti all'interno del partito: la cosiddetta cricca di Shanghai, che fa capo all'ex presidente, Jiang Zemin, e la fazione della Lega Giovanile Comunista, che ha come referente il suo predecessore alla guida del partito e dello Stato, Hu Jintao. "La maggiore parte degli osservatori, compreso me stesso, ritengono che rimarrà al potere al meno fino al ventunesimo Congresso del Partito, previsto per il 2027, e forse oltre, fino al 2032. E' diventato un imperatore a vita", è il giudizio finale di Lam. "Il potere è concentrato nelle mani di una persona sola. Xi non tollererà un sistema di contrappesi né forme di opposizione".

 

17 OTTOBRE 2017

 

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