AGICHINAENERGY: BOHAI, PERDITA PETROLIO VASTA LA META' DI LONDRA

(AGI) - Pechino, 8 lug.- E solo a piu' di un mese di distanzadall'accaduto che le reali dimensioni della perdita di petrolionel golfo di Bohai- Cina nordorientale- emergono in tutta laloro portata. E secondo molti analisti del settore, ormai, sipuo' parlare di vero e proprio disastro ecologico: le ultimeinformazioni diffuse dalla State Oceanic Administrationindicano che l'entita' della perdita di petrolio dal giacimentodi Penglai 19-3 ha raggiunto gli 840 chilometri quadrati,approssimativamente la meta' della superficie dell'areametropolitana di Londra. Le autorita' rendono inoltre noto chela qualita' dell'acqua nella superficie interessata e' scesa allivello piu' basso delle quattro categorie previste in questicasi dalla Cina per le analisi. Il giacimento di Penglai 19-3 e' il piu' grande del suo generein Cina ed e' gestito dalla societa' statunitenseConocoPhillips in collaborazione con la cinese China NationalOffshore Oil Corporation. Le due societa' avrebbero individuatol'incidente il 4 giugno scorso, ma il disastro e' venuto allaluce solo il 21 giugno grazie a un cittadino che ha diffuso lanotizia attraverso Weibo, la piattaforma di microbloggingcinese analoga a Twitter. La situazione rimane tuttora avvolta nel dubbio e le societa'coinvolte nell'incidente diffondono pochissime informazioni.Nella giornata di ieri CNOOC ha ribadito che la situazione e'"sotto controllo", ma non esistono stime sull'effettivo volumedi greggio riversato nelle acque ne' sull'impatto sulle coste osulla pesca. Il governo ha inoltre svelato che il massimo dellapena pecuniaria prevista per incidenti del genere ammonta a200mila yuan (circa 21mila euro), anche se le forme dirisarcimento saranno considerevolmente piu' elevate. Le perdite nella baia di Bohai, sebbene non siano paragonabili,quanto a pericolosita', a quelle verificatesi un anno fa nelGolfo del Messico, non giustificano per gli esperti il ritardonella comunicazione dell'incidente da parte delle duecompagnie. Secondo Ma Jun, direttore dell'Istituto degli AffariPubblici e Ambientali, un'organizzazione non governativapresente sul suolo cinese, "un tale ritardo e' inammissibile".Ma mette in discussione anche la serieta' della CNOOC neiconfronti degli investitori e la responsabilita' sociale versoi cittadini. Nel frattempo, undici organizzazioni cinesi sullatutela ambientale hanno inviato lunedi' una lettera aperta alledue compagnie incitandole ad illustrare quanto prima i dettaglisulla vicenda. (AGI)Ciy/Uba