Accordi per 2 miliardi di dollari

Nicoletta Picchio
ROMA
Trecento imprenditori cinesi, più di 500 italiani: per tutta la giornata di ieri hanno lavorato con incontri diretti, oltre mille, firmando accordi e mettendo le basi per intese future. Un impegno imponente, che per la prima volta accade nel nostro Paese. «Evento storico» lo ha definito la presidente degli industriali, Emma Marcegaglia. Parole analoghe a quelle pronunciate dal presidente cinese Hu Jintao e dal premier Silvio Berlusconi, durante il Forum economico Italia-Cina: la parte istituzionale che ha fatto da cornice politica agli appuntamenti di business.
Il risultato economico già ieri è stato consistente: 38 accordi per oltre 2 miliardi di dollari. Ma le potenzialità sono ben maggiori, come dimostra anche la tendenza in atto dell'interscambio tra Italia e Cina: nel 2008 è stato di 38,2 miliardi di euro, con un aumento del 22% rispetto al 2007. Nel 2010 arriverà a 40 miliardi.
È dal libero scambio e da una ripresa del mercato mondiale che potrà arrivare una risposta alla grave situazione economica di questi mesi. E la Marcegaglia lo ha sottolineato nel suo discorso, specie in vista del G-8 allargato che si apre domani e dove si riaffronterà un rilancio dei negoziati del Doha Round per il commercio internazionale: «Auspichiamo che arrivino soluzioni importanti sulla crisi e un forte no al protezionismo». Tra i protagonisti, a L'Aquila, ci sarà anche Hu Jintao, che ieri ha dedicato parte del suo intervento proprio alla necessità di aprire i mercati e alla volontà della Cina di seguire questa strada (vedi pezzo pagina accanto). Dichiarazioni importanti, visto che per le nostre imprese esportare in Cina spesso comporta dazi consistenti e barriere.
«I nostri due Paesi hanno nell'export una grande forza. Così come sono importanti anche i rapporti bilaterali tra Italia e Cina», ha insistito la presidente di Confindustria, aggiungendo che «l'impresa è al fianco dei leader dei Paesi del G-8 e degli altri invitati per condurre l'economia mondiale fuori dalla crisi».
I numeri della missione cinese di ieri lo dimostrano. E si andrà avanti, puntando non solo ad aumentare l'export ma anche gli investimenti reciproci. Berlusconi si è posto l'obiettivo di mettere l'Italia, entro tre anni, ai primi posti nella partnership italo-cinese. La Cina, con la sua crescita all'8%, è un interlocutore privilegiato. Proprio per questo il ministero dello Sviluppo, con il ministro Claudio Scajola, e il suo vice per il Commercio estero, Adolfo Urso, ha lavorato per mesi per portare in Italia la missione di shopping (a febbraio il presidente Hu Jintao era stato in Germania, Spagna, Gran Bretagna).
Oggi, l'Italia ospita la delegazione più consistente della nuova missione europea, che porterà gli imprenditori cinesi anche in Finlandia e Portogallo. «Fino ad oggi è prevalsa l'immagine di una Cina competitiva, un rischio per le imprese italiane. Questa missione determina un salto di qualità: la Cina come un partner con cui collaborare», ha detto Urso. E Scajola ha firmato con il ministro per il Commercio della Repubblica popolare cinese, Chen Deming, un'intesa per favorire gli investimenti nei due Paesi.
Piccole e grandi imprese, da Fiat, Ansaldo, Pirelli, che come ha ricordato Scajola, ha firmato a maggio un accordo molto avanzato sulla tutela dell'ambiente nella municipalità di Pechino, a Marazzi, Mantero, Alessi, Getra. «Le eccellenze italiane sono note dappertutto, Cina compresa. C'è grande interesse per tutti i settori, in particolare nell'economia verde, tutela dell'ambiente efficienza energetica», ha detto la Marcegaglia, ricordando l'appuntamento del prossimo anno dell'Expo di Shangai: «Ci sarà una grande delegazione di imprese italiane».
Ma un tassello importante è anche il turismo: e tra le intese istituzionali c'è anche quella del ministero del Turismo italiano con quello cinese per aumentare gli arrivi ed è stato annunciato che il mese di maggio 2010 sarà il mese del turismo italo-cinese. Sul turismo si è concentrata anche l'attività di Invitalia, la società pubblica che deve favorire l'arrivo di investimenti esteri. L'amministratore delegato, Domanico Arcuri, ha presentato un dossier con i vantaggi e le opportunità, dagli incentivi alle localizzazioni, del nostro Paese.
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LE RELAZIONI COMMERCIALI

38,3 miliardi

L'INTERSCAMBIO

Nel 2008 l'interscambio italo-cinese è stato di 38,3 miliardi (+22% rispetto al 2007): le importazioni italiane hanno raggiunto un valore di 23 miliardi, l'export di 6. L'obiettivo italiano è riequilibrare il surplus commerciale cinese attirando un maggior afflusso di investimenti in Italia

23 miliardi

IMPORTAZIONI ITALIANE

Le importazioni italiane hanno raggiunto nel 2008 un valore di 23 miliardi e nel primo trimestre 2009 di 7 miliardi. Le importazionisi si concentrano nel settore moda (25%) e computer ed elettronica (13%)

6 miliardi

L'EXPORT ITALIANO

Fra i mercati emergenti per flussi di capitali in entrata la Cina è al primo posto
pLe esportazioni italiane del 2008 hanno raggiunto un valore di 6 miliardi: oltre il 40% del nostro export è basato su macchinari e apparecchiature, in particolare industriali specializzate e di impiego generale, seguito a distanza da prodotti tessili e abbigliamento, prodotti chimici e calzature

07/07/2009