ABROGATE NORME CONTRO SOCIETA' STRANIERE

ABROGATE NORME CONTRO SOCIETA' STRANIERE

Pechino, 4 lug.- Dopo anni di discussioni, studi e tavoli di trattativa, le società straniere che operano in Cina possono finalmente vantare una conquista: con un comunicato pubblicato la scorsa settimana sul suo sito il ministero delle Finanze cinese ha abrogato tre regolamenti per l'applicazione di quelle politiche che il governo di Pechino ha battezzato "innovazione interna".

 

Di che cosa si tratta, e perché queste norme rivestono un ruolo così importante per le imprese straniere? Varata nel 2007, l'"innovazione nazionale" è uno dei macroindirizzi attraverso i quali la leadership cinese punta a migliorare le capacità tecnologiche delle industrie. I tre regolamenti abrogati - che internazionalmente sono noti come "Innovation Product Government Procurement Contract Measures", "Indigenous Innovation Product Government Procurement Budget Measures" e "Indigenous Innovation Product Government Procurement Evaluation Measures" - costringevano di fatto le imprese straniere che puntavano a determinati bandi d'appalto a trasferire alle società di stato cinesi il loro know-how tecnologico, pena l'esclusione dalle gare. Le norme- oggetto di ripetute critiche da parte delle associazioni di categoria statunitensi ed europee - riguardavano specificamente sei diverse categorie (tra cui energie pulite e forniture di computer), e sono ufficialmente abrogate a partire dal primo luglio scorso.

 

"L'abrogazione deve essere accolta come un passo ulteriore nel processo di parificazione tra tutti i concorrenti in gara nel sistema degli appalti pubblici cinesi - ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio Europea in Cina Davide Cucino in un comunicato -, come Camera abbiamo sempre cercato di promuovere la separazione tra le politiche di innovazione nazionale e il settore degli appalti pubblici".

 

Qualche anno fa, quando la Camera ha iniziato a occuparsi del problema, abbiamo cercato un tavolo di dialogo con le autorità cinesi - ha spiegato Cucino ad AgiChina24 -, in particolare con il ministero delle Finanze, che poi ha promulgato questo intervento legislativo. Il messaggio che cercavamo di far passare è che non solo la normativa andava a svantaggio delle aziende straniere, per le quali diventava impossibile partecipare alle gare, ma anche a svantaggio della competitività e degli interessi del governo, perché un minor numero di società in gara significava anche prezzi più alti".

 

La grande conquista ottenuta dalla business community straniera con l'abrogazione delle norme, secondo Cucino, è rappresentata dal fatto che d'ora in avanti le società straniere con propri centri ricerca in Cina vedranno equiparati i loro prodotti a quelli cinesi, ottenendo così sulla carta le stesse possibilità di partecipare e vincere una gara offerte alle società che giocano in casa.

 

Non vorrei sembrare troppo ottimista - ha concluso il presidente della Camera di Commercio europea -, bisognerà vedere  se poi verranno introdotte altre limitazioni. Ma prima, anche se i vertici politici cinesi ai massimi livelli si erano pronunciati sulla pari dignità delle imprese straniere, magari poi a livello governativo periferico non si rispettava questo indirizzo. Oggi, con l'abrogazione, l'indirizzo è scritto nero su bianco, e per un ministero o una provincia diventa molto difficile non applicarlo".

 

Secondo il rapporto "Public Procurement in China" , presentato dalla Camera Europea nell'aprile scorso, il settore dei lavori pubblici in Cina viene valutato complessivamente attorno ai 7 mila miliardi di yuan (più di 700 miliardi di euro). Le norme abrogate sono parte del GPA (Government Procurement Agreement), il trattato sugli appalti pubblici del WTO sul quale la Cina sta negoziando la sua adesione.

 

di Antonio Talia

 

 

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