« Ora tocca a noi attirare capitali»

Sara Cristaldi
«Più che sui pur positivi dati dell'export, meglio concentrarsi sui dati di crescita dell'import cinese». Per non perdere il treno del business nell'anno della Tigre. Dal suo osservatorio privilegiato di Shanghai, Alberto Forchielli (55 anni), partner fondatore del fondo sino-italiano Mandarin - tra quelli esteri uno dei pochissimi con importante partecipazione cinese - manda un preciso messaggio alle imprese. Il robusto andamento delle importazioni rivela che la domanda interna in investimenti e consumi ha ripreso a tirare, come peraltro auspicato dal resto del mondo.
«Ma la Cina che esce da questa crisi - precisa Forchielli, che è anche presidente dell'Osservatorio Asia di Bologna – è diversa: un mercato di esportazione sempre più importante e un buon contributore di investimenti diretti all'estero. Siamo alla terza fase dei suoi rapporti con le imprese straniere: prima era solo meta di export, poi è venuta l'era degli investimenti, ora occorre lavorare con i loro capitali in vista di quello che diverrà il più grande mercato dei capitali del mondo». Shanghai capitale finanziaria globale entro il 2020, almeno negli ambiziosi obiettivi dei Signori di Pechino.
Nel 2010 quindi troverà nuovo slancio la politica del "Go global", delle acquisizioni cinesi all'estero?
Certo ne esce rafforzata, ma con una sfaccettatura diversa. In passato l'attenzione era rivolta ai marchi affermati per cominciare la penetrazione dei mercati più avanzati. Oggi le imprese cinesi sono interessate ad aziende straniere che le rafforzino sul mercato interno o che abbiano potenziale di crescita all'interno della Grande Muraglia. Contano leadership tecnologica e know how.
Nuovi settori sull'onda della ripresa della domanda interna?
Quelli che interessano tutela dell'ambiente e welfare: dalla farmaceutica ai prodotti di bellezza, dall'education alla sicurezza alimentare, dalle tecnologie più avanzate per l'efficienza energetica di motori elettrici e impianti ai servizi finanziari.
L'Italia potrà avvantaggiarsene?
È già il primo paese in Europa ricettore di investimenti cinesi, grazie all'apertura avviata nel 2005 dal governo Prodi e mantenuta con coerenza dal governo Berlusconi. E la Cina è stata nel 2009 l'unico mercato in crescita per l'export italiano, trainato da macchinari leggeri e lusso. Ora occorre però sintonizzarsi sulla lunghezza d'onda della nuova Cina e saper lavorare anche con i loro capitali.
Operazioni in vista?
Nel mirino dei cinesi 3 o 4 aziende italiane quotate. Settori: macchine automatiche, impiantistica e moda.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com
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11/03/2010