« L'eredità della kermesse saranno le grandi opere»

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
«La Shanghai del dopo Expo sarà una città più moderna, più efficiente, più cosmopolita e più verde. Ma prima di diventare una piazza finanziaria globale passerà ancora tempo». Quarantuno anni, di cui quasi la metà trascorsi in Cina, due lauree e un master, cinese ottimo parlato e scritto, avvocato partner dello studio Baker & McKenzie, Marco Marazzi è uno che Shanghai la conosce bene fin dai tempi in cui l'avventura dell'Expo 2010 era ancora ben al di là da venire.
«La Municipalità sta facendo uno sforzo lodevole per promuovere Shanghai come una nuova piazza finanziaria internazionale in grado di competere in Asia con Hong Kong e Singapore - spiega Marazzi -. Ma il progetto si scontra con le rigidità del potere centrale e, soprattutto, con l'inconvertibilità dello yuan».
È l'eterno dilemma che soffoca la modernizzazione a tempi supersonici cinese: dopo aver costruito un hardware tra i più moderni e avanzati al mondo (come ha fatto Shanghai negli ultimi vent'anni), quando si tratta di mettere a punto il software la nomenklatura va in crisi. «L'hardware puoi comprarlo, ma il software no. I quattrini e gli investimenti a pioggia da soli non bastano. Il software è fatto anche di storia e tradizione. Non è un caso che tutti i grandi centri finanziari del mondo siano situati in paesi che hanno legislazioni sofisticate e regolamentazioni di carattere molto liberale», osserva Marazzi.
Ciononostante, Shanghai è e sarà sempre di più la meta favorita degli investimenti internazionali diretti verso la Cina. «Chi viene dall'estero qui trova esperienza, accoglienza ed efficienza - afferma l'avvocato di Baker & McKenzie -. Non so se sia merito dell'Expo, ma negli ultimi tempi le cose sono migliorate notevolmente. Negli uffici pubblici ci sono sempre più funzionari competenti e preparati, che hanno studiato all'estero e parlano un inglese perfetto».
Un desiderio di riscatto, quasi di rivincita, dopo lo scandalo che qualche anno fa investì i vertici cittadini del Partito Comunista gettando un cono d'ombra sulla cosiddetta Shanghai Gang, il gruppo di potere capeggiato dall'ex presidente, Jiang Zemin, che governò la Cina da metà degli anni 90 al 2003? «Non credo - risponde Marazzi -. Il Partito in quell'occasione è stato abile a lavare in casa i panni sporchi, circoscrivendo lo scandalo ed espellendo i responsabili. Sì, forse qualche progetto immobiliare legato alla vecchia guardia del Pcc si è bloccato. Ma poi tutto è ripartito e Shanghai è tornata a essere Shanghai, cioè la città che incarna la modernizzazione e lo sviluppo economico cinese».
Insomma, oggi Shanghai sarebbe più o meno la stessa anche senza l'Expo. «L'evento ha più una valenza politica e psicologica che economica - sottolinea Marazzi -. In questa fase la Cina ha bisogno di mostrare al mondo la sua bravura e la sua abilità». Una manifestazione che, a differenza di molti clamorosi fiaschi del passato, ha ottime probabilità di lasciare un segno permanente sulla città. Secondo le stime della stampa cinese (non ci sono dati ufficiali attendibili), per allestire l'Expo, Shanghai ha speso complessivamente qualcosa come 40 miliardi di euro: 3 per la costruzione dell'area espositiva (il doppio di quanto Pechino spese per le Olimpiadi), e la parte restante per la realizzazione delle infrastrutture. «Le nuove linee della metropolitana, i nuovi tunnel, i nuovi ponti, i nuovi terminal aeroportuali resteranno per sempre nel patrimonio della città», dice Marazzi.
È una bella eredità per le generazioni che verranno. Ma, al di là delle meravigliose infrastrutture, cosa resterà a Shanghai e agli shanghainesi di questo Expo 2010? «Sicuramente un messaggio positivo sul piano ecologico, visto che sarà un Expo all'insegna dell'ecologia - conclude Marazzi -. E poi, spero, anche qualche progetto di edilizia popolare a basso costo nell'area dove oggi sorge l'esposizione. I giovani shanghainesi, per i quali l'acquisto di un appartamento è diventato un sogno irraggiungibile, ne avrebbero proprio bisogno».
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LE CIFRE

154
I padiglioni
Numero di padiglioni presenti all'Expo di Shanghai
70 milioni
L'afflusso
Il numero dei visitatori attesi
191
Gli espositori
I paesi partecipanti
3 miliardi
La spesa
Gli investimenti in euro per l'organizzazione dell'evento

29/04/2010