### Investimenti al bivio, la Cina rischia la paralisi - TACCUINO DA SHANGHAI


di Alberto Forchielli*

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 24 ott - Anche i piu'
sofisticati modelli econometrici possono integrarsi con il
vecchio adagio: "quand le batiment va, tout va". Da quando
fu pronunciato all'assemblea nazionale parigina nel 1846, il
legame tra costruzioni e attivita' economica e' stato
mantenuto come essenziale. Pur nel miglioramento degli
assetti economici, la tradizionale attivita' ha continuato a
trainare settori portanti come il cemento, l'alluminio, il
ferro, l'acciaio, i materiali edili, le pietre ornamentali,
l'idraulica. Anche il settore dei macchinari edili, stradali
e movimento terra, ne e' stato interessato, diventandone
insieme causa ed effetto. Ecco perche' studiarne la
congiuntura in Cina e' utile per capire, con un percorso a
ritroso, le prospettive dell'intera economia. Bank of
America Merrill Lynch e Morgan Stanley hanno compiuto questo
percorso, arrivando tuttavia a conclusioni opposte.
Un'interpretazione pessimista rileva che gli investimenti
infrastrutturali e immobiliari in Cina hanno raggiunto un
livello di guardia, non piu' valicabile. Dopo il picco del
2009 (aiutati da forti iniezioni di denaro pubblico in
funzione anti-ciclica), la loro altissima percentuale
rispetto al Pil (35-40%) starebbe flettendo. Quindi la Cina
sembrerebbe avviata a una contrazione dei suoi portentosi
tassi di sviluppo. Negli ultimi due decenni il paese ha
assistito ad una crescita spettacolare delle sue dotazioni
strutturali, probabilmente in eccedenza rispetto alle sue
reali necessita'. La rete ferroviaria dell'alta velocita'
risentira' delle polemiche che un suo sviluppo disinvolto ha
creato nella societa' (con corruzione e incidenti). Le
autostrade hanno una lunghezza eccessiva. La rete e' uguale
in lunghezza a quella degli Stati Uniti, dove il parco di
autovetture e' tuttavia superiore di 6 volte a quello cinese.
Le comunicazioni su strada godono gia' degli 11 ponti tra i
15 piu' lunghi al mondo. Inoltre, i porti del Pacifico non
sono utilizzati pienamente, dopo la loro conquista delle
prime posizioni nella movimentazione container, dove gli
scali cinesi registrano il primo posto con Shanghai e ben 5
posizioni tra i primi 9 al mondo. Esiste infine il grande
interrogativo dell'edilizia immobiliare, dove i prezzi sono
in discesa e gli operatori temono lo scoppio della bolla
speculativa. Il Governo ha imposto alcune tasse sulla
proprieta' e ha tagliato buona parte dell'accesso al credito.
Appare dunque evidente una situazione di sovraccapacita'
produttiva e di eccesso di investimento. Cio' lascerebbe
immaginare un futuro grigio, nel breve termine almeno, con
scarse prospettive di ripresa nel medio. Tuttavia, altri
studi rilevano prospettive meno allarmanti, fino a
sconfinare nell'ottimismo. Il costo del lavoro imporra'
l'adozione di macchinari meno labour intensive, spianando la
strada a nuovi acquisti. Gli investimenti del paese forse
rallenteranno ma dovrebbero crescere del 20% nel biennio
2012-13. Le stesse dinamiche registreranno quelli per i
trasporti su gomma e su ferro. Inoltre le dimensioni - e gli
investimenti precedenti - delle aziende cinesi.
consentiranno l'aumento dell'export. Infine, l'edilizia non
dovrebbe subire tracolli ma soltanto aggiustamenti,
calibrati dall'intervento governativo sulle abitazioni per
la popolazione urbana. E' cosi' prevedibile un assestamento
del mercato, un riposizionamento delle principali aziende,
con l'uscita dei piu' deboli dovuta alla contrazione dei
profitti e ad una piu' accesa concorrenza. Le sconcertanti
differenze nelle previsioni economiche sul breve periodo non
riflettono tanto la qualita' dell'analisi, quanto
l'incertezza della fase economica. Rimandano all'ennesimo
dibattito se la Cina sia cresciuta troppo, troppo in fretta
o se, cio' nonostante, abbia ancora margini di miglioramento.
E' vero che queste peculiarita' sono tutte valide, mentre il
compito di Pechino e' di amalgamarle e renderle efficaci,
come ha fatto finora. Tuttavia i margini si restringono
perche' ora il paese e' piu' complesso e le forze sul campo
sono molte e spesso in contrasto tra loro. Uno sviluppo cosi'
spettacolare non poteva non avere conseguenze e la flessione
di un solo settore produttivo strategico come quello delle
costruzioni, potrebbe trascinare la Cina a vittima del
proprio successo. Nel paese, le previsioni sono diventate
piu' importanti delle indicazioni del piano qui1nquennale e
se, come in questo caso, si contraddicono clamorosamente a
vicenda, l'incertezza regna sovrana e l'andamento di Borsa
ogni giorno smentisce quello precedente. Sono ormai lontani
i tempi della Cina che fino a qualche anno fa era celebrata
per la sicurezza delle sue previsioni centralizzate: che
strani scherzi fa l'economia di mercato.

* Presidente di Osservatorio Asia

(RADIOCOR) 24-10-11 18:33:22 (0365)news,FE,CINA,ASIA 5 NNNN