« Fiat non cerca partner in Asia»

Andrea Malan
MILANO
Cinesi in Sicilia? Nel giorno dello sciopero a Termini Imerese la stampa evoca un possibile interessamento della Chery per l'impianto Fiat a rischio chiusura. L'azienda tirata in ballo smentisce, dal Lingotto arriva una presa di distanza; e il presidente Luca di Montezemolo afferma in un'intervista: «Non abbiamo bisogno di un partner in Asia». Montezemolo rispondeva in realtà a una domanda sui recenti accordi di gruppi europei in Asia (come Vw-Suzuki). «Gli altri fanno ora ciò che noi abbiamo già fatto» ha detto il presidente di Fiat, riferendosi alle intese in India con Tata e in Cina con Guangzhou. E ha avvertito che dopo l'acquisto del 20% di Chrysler «dobbiamo stare attenti a non fare indigestione». Montezemolo ha aggiunto, in risposta alle recenti indiscrezioni, che «l'Alfa Romeo non è in vendita. Crediamo che vi siano grandi opportunità negli Usa».
Le indiscrezioni su un interesse della Chery per Termini sono state riportate ieri da «Repubblica», secondo la quale vi sarebbero «contatti» e una «proposta di rilevare lo stabilimento siciliano». Ieri dalla Cina è arrivata una smentita: «Chery non è in trattative per acquistare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese» ha detto il portavoce Jin Yibo all'agenzia Dow Jones. Fonti vicine alla Fiat affermano a loro volta che nessun contatto è in corso.
Da dove spunta dunque l'ipotesi? È seria o è come le voci su investitori asiatici che spuntarono come funghi ai tempi della crisi di Alitalia? Chery ha avuto un paio d'anni fa trattative con Fiat per una collaborazione in Cina – finite in nulla: Torino ha successivamente fatto rotta su Guangzhou Auto. Chery ha in realtà a sua volta già messo un piede nel nostro Paese: l'azienda ha siglato nel 2008 un accordo con la molisana Dr Automobiles (si veda l'articolo qui a fianco) per vendere la piccola Dr1.
Su un piano generale l'interesse dei cinesi a mettere un piede in Europa è consistente, come dimostra l'accordo annunciato ieri dalla pechinese Baic per l'acquisto di tecnologie Saab (si veda a pagina 41). Finora le intese hanno visto quasi esclusivamente l'acquisto di tecnologie e non di basi produttive; l'unico caso di quest'ultimo tipo riguarda la Nanjing Auto, ex socio di Fiat poi assorbito da Saic, che rilevò dal fallimento Rover svariate attività tra cui il marchio MG e lo stabilimento di Longbridge. In quest'ultimo, che ai tempi d'oro dava lavoro a migliaia di dipendenti, sono state prodotte nel 2009 meno di 300 MG con un'ottantina di dipendenti; l'anno prossimo dovrebbe arrivare una nuova berlina targata Saic.
Ieri le voci di trattativa cinese hanno destato a Termini il comprensibile interesse di politici e sindacalisti. «Siamo aperti a chiunque voglia venire» ha detto il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola; e Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, ha dichiarato: «Se i cinesi garantiscono produzione e lavoro, ben vengano in Italia». Scajola, in visita a Nuova Delhi, ha detto di augurarsi che il piano Fiat, che verrà presentato a fine mese, «produca una crescita sostanziale della produzione delle auto in Italia, dove non si arriva a produrre neppure un terzo delle auto vendute nel Paese mentre in Francia e in Germania si producono più auto di quelle che si immatricolano». Su Termini Imerese, intanto, sono spuntate anche le ipotesi di un'azienda lombarda di autobus elettrici e quella (di fonte sindacale) di un interesse Ikea per l'area.
In attesa di verificare l'attendibilità di eventuali piani, ieri diecimila persone (secondo gli organizzatori) hanno partecipato allo sciopero e alla manifestazione contro la decisione Fiat di non produrre più auto nella fabbrica siciliana dal 2011. Ora si attende il vertice del 22 dicembre a Palazzo Chigi tra governo, azienda e sindacati – per ora confermato, anche se è troppo presto per sapere se il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, potrà essere presente. In quella sede la Fiat presenterà il piano per gli impianti italiani, ed è probabile che si parli anche di incentivi. A questo proposito Scajola ha detto che «il governo valuterà a inizio anno incentivi per i settori industriali che soffrono, ma questi saranno concessi in maniera graduale e a scendere, per evitare una fortissima distorsione nel 2011». Oltre che per l'auto, gli incentivi al consumo dovrebbero riguardare elettrodomestici e mobili.
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15/12/2009