« Da Rio Tinto 100 miliardi di danni»

Nessuna rettifica, ma solo una semplice presa di distanza. Pechino non ha esplicitamente smentito le accuse che una rivista online semi-ufficiale aveva rivolto nel fine settimana contro l'australiana Rio Tinto. L'articolo – secondo cui la società mineraria avrebbe spiato per sei anni le acciaierie cinesi, provocando danni per oltre 100 miliardi di dollari – è stato rimosso dal sito Internet di «China Secret Protect», newsletter della National Administration for Protection of State Secrets (Napss), e il suo autore, Jiang Rujin, un funzionario della stessa Napss, ha dichiarato di aver scritto a titolo personale, riportando cifre già note. Soprattutto, Jiang ha sottolineato di «non avere niente a che fare» con la vicenda che lo scorso 5 luglio ha portato in carcere a Shanghai quattro dipendenti della sede locale di Rio Tinto, per i quali tuttora non è stato formulato un capo di accusa ufficiale: «Non sono neanche sicuro dei dettagli di quella storia», si è difeso il funzionario.
La divisione propaganda del Napss, pur negando di aver autorizzato qualcuno a commentare il caso, non oppone una versione differente alle accuse di Jiang, ma si limita ad attribuirgli la paternità esclusiva dell'articolo, specificando che «non necessariamente» riflette la posizione del governo.
Una smentita a metà, insomma, che non stupisce il governo australiano («Niente di nuovo», ha commentato il ministero degli Esteri) e che non chiude la porta a nessuna speculazione, né sulla sorte dei quattro arrestati, né sui veri motivi che hanno ispirato la loro incarcerazione, avvenuta in un momento molto delicato per le relazioni sino-australiane.
Pechino sta tuttora cercando di strappare uno sconto nelle forniture di minerale di ferro, ma i tre big del settore (la stessa Rio, più la connazionale Bhp Billiton e la brasiliana Vale) non sono disposte a cedere. Inoltre, i cinesi hanno subito un grave smacco quando Chinalco, a causa di pressioni politiche, ha dovuto rinunciare ad estendere i suoi legami proprio con Rio. Qualcuno, infine, suggerisce che Pechino stia forzando la mano per bloccare sul nascere la joint venture che consentirebbe a Rio e Bhp il controllo congiunto delle miniere di ferro della regione australiana di Pilbara.
L'estraneità proclamata da Jiang rispetto alla vicenda degli arresti è sospetta: nel suo articolo si faceva riferimento alla «grande quantità di notizie e dati riservati sul nostro settore trovata sui computer di Rio Tinto». «L'enorme danno provocato alla nostra sicurezza economica e ai nostri interessi nazionali è ovvio», concludeva Jiang, che ieri ha precisato di aver ripreso da altri media la stima di un danno da 102 miliardi di dollari: una cifra che aveva fatto sobbalzare molti analisti. Dal bilancio di Rio si evince infatti che nel 2008 le vendite di minerale di ferro della società hanno generato a livello globale "solo" 16,5 miliardi di dollari.
Ieri il titolo Rio ha perso oltre il 3 per cento. Per ora tuttavia gli affari non sembrano averne risentito. E le minerarie cinesi osano tuttora avventurarsi in territorio australiano: fonti riservate danno per certo il prossimo acquisto della Felix Resources da parte della Yanzhou Coal, per oltre 3 miliardi di dollari.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SPY-STORY



Gli arresti
Stern Hu, capo dell'ufficio marketing di Rio Tinto in Cina, e tre suoi colleghi vengono arrestati il 5 luglio con l'accusa di aver «rubato segreti di stato». Nei giorni successivi viene arrestato anche un dirigente di un'azienda siderurgica cinese, con le stesse accuse. I dirigenti cinesi avrebbero fornito informazioni riservate al gruppo minerario australiano sulle strategie negoziali di Pechino sui prezzi dell'acciaio. In cambio di tangenti
I negoziati sui prezzi
Rio Tinto organizza ogni anno dei negoziati con i maggiori produttori di acciaio per concordare i prezzi dei materiali ferrosi. Secondo la stampa locale, i produttori cinesi avevano accettato una riduzione del 33% dei prezzi (anche se chiedevano un taglio maggiore) in linea con quanto fatto dagli altri gruppi asiatici, alle prese con un forte calo dei margini. Si tratta del primo calo dei prezzi dell'acciaio da sette anni
Il danno per Pechino
Secondo fonti governative cinesi, Rio Tinto - attraverso l'attività illecita messa in atto dai quattro dipendenti poi arrestati il 5 luglio - avrebbe rubato segreti industriali di Pechino per un periodo di sei anni. E, grazie alle informazioni ottenute di «contrabbando», sarebbe riuscita a guadagnare 700 miliardi di yuan (circa 102 miliardi di dollari) in più sulle tariffe dei minerali ferrosi venduti alla Cina per produrre acciaio

11/08/2009