"CRISI: LA RIPRESA INIZIA DALLA CINA"

"CRISI: LA RIPRESA  INIZIA DALLA CINA"

Milano, 30 ott. - "La Cina ha smentito gli scenari più incredibili che la davano prossima a una implosione". Così Paolo Magri introduce la Tavola Rotonda dal titolo "Crisi: la ripresa inizia dalla Cina" organizzato dall'ISPI in collaborazione con il Cascc svoltosi a Milano il 28 ottobre 2009. Si sale sulla locomotiva Cina e si ha la percezione immediata di inserirsi in uno scenario post-crisi. Le domande da cui prende avvio una riflessione quasi a consuntivo sul ruolo della Cina nello scenario internazionale  - sia come traino della ripresa economica sia come nuovo attore negli equilibri politici globali - riflettono l'attenzione destata dalle performance del Dragone sulla Vecchia Europa che si interroga su quale sia il modello da seguire per operare sul vettore di una reale ripresa economica. La Cina è la locomotiva della ripresa occidentale? Quali sono le implicazioni del nuovo asse tra Cina e Stati Uniti? Le imprese italiane sono attrezzate per sfruttare le opportunità che la Cina offre in questo momento e concorrere con le imprese francesi, tedesche o di altri Paese che da sempre affrontare il mercato cinese con un approccio di "sistema".
Un panel di esperti trae spunto dalla recente pubblicazione di un dossier sulla Cina della rivista east (curata da Mario Deaglio) per delineare con lucidità gli aspetti che concorrono a creare le basi di un modello economico che – in barba ai timori degli scettici che davano la Cina per spacciata presagendo, ad esempio, l'imminente crollo del sistema – ha retto perfino alle ripercussioni della crisi finanziaria "da cui la Cina è stata intaccata solo marginalmente", come sostiene Stefano Chiarlone di Unicreditgroup (di cui Agichina24 pubblicherà una intervista la prossima settimana) . Non solo: la Cina ha compiuto una magistrale virata, calibrando la riforma economica per vaccinare il sistema dalla vulnerabilità al tracollo dei mercati finanziari internazionali. Nel 2008 la Cina stava operando una frenata della crescita economica - avamposto della riforma di Wen Jiabao. "Arriva la crisi e la Cina deve ridurre la portata della frenata per ridare impulso all'economia. Prima operazione: ridurre l'incremento del Pil  senza compromettere la conversione dell'economia cinese e garantendo la stabilità sociale. Obiettivo raggiunto: il Pil torna a crescere nel 2009 dell'8% - soglia limite stabilita da Pechino per scongiurare la crisi sociale" afferma Cesare Romiti della Fondazione Italia Cina nel suo saluto introduttivo. Romeo Orlandi di Osservatorio Asia si spinge più in là: "osservando il trend dell'economia cinese emerge con evidenza che la ripresa è già iniziata. Ma la domanda è: la ripresa della Cina si può estendere al resto del mondo? E se sì, questo cosa comporta?". Se infatti è chiaro che la Cina sta aiutando se stessa – con la crescita del Pil, con l'efficiente allocazione dei fondi previsti dal pacchetto di stimoli, con il rischio di una bolla immobiliare scongiurato attraverso una politica di stop and go che risponde a un eccesso di liquidità con la tempestiva chiusura dei rubinetti – è plausibile che il Dragone possa candidarsi a guidare la ripresa mondiale? "Questa domanda è più controversa" dice Orlandi, "perché quello che va bene per la Cina, non necessariamente va bene per gli altri". Il fatto che la Cina possa fare da traino al resto del mondo non può prescindere "dall'inspiegabile esclusione della Cina dal G8". E poi Orlandi analizza le nuove coordinate dell'asse strategico Usa-Cina "testimoniati dalla visita di Hillary Clinton e dall'imminente sbarco di Obama all'insegna della cooperazione laddove le disparità politiche – dai diritti umani al Tibet – sembrano sbiadite" di fronte a ben più urgenti imperativi imposti da una serrata agenda economica. E questo perché? Cosa rende la Cina così appealing? "La ragione è contabile" conclude Orlandi, "la Cina possiede 2 mila miliardi di dollari: l'ennesimo paradosso di un Paese medio povero ma più ricco al mondo. E cosa ci fa la Cina con tutti questi soldi? Ci finanzia il debito pubblico USA. Nel twin deficit statunitense c'è lo zampino della Cina che acquista pezzi di futuro del fratello americano. E così la Cina scopre di essere inglobata nel mondo e che la sua crescita è determinata dalla crescita degli altri" E se non esiste più una simbolica Grande Muraglia, aspettiamo di vedere se la Cina giocherà la partita con il resto del mondo in una situazione di win-win o di zero-sum game"
E' l'Europa? Agichina24 ha analizzato a fondo il 'dialogo invisibile' tra Cina e Europa nei giorni scorsi. Ne abbiamo parlato all'Ispi con Axel Berkofsky (dal colloquio Agichina24 ha preso spunto per un' intervista  di imminente pubblicazione). Anticipiamo alcune battute iniziali."La luna di miele tra Pechino e Bruxelles -  inaugurata nel 2003  - è finita nel 2008-09: i rapporti bilaterali sono oggi dominati quasi esclusivamente da problemi strutturali" afferma Berkofsky.  "I rapporti tra i due Giganti li tessono ogni giorno le imprese che investono nel mercato cinese e i governi dei singoli paesi". Ma se manca una politica europea che si muova all'unisono, che potrebbe essere il personaggio in grado di segnare la storia dei rapporti diplomatici imponendo una sterzata epica? La risposta di Berkofsky, alla luce della short list emersa nei giorni successivi al nostro colloquio, appare oggi anticonformista. "Tony Blair è l'uomo che può imporre un cambiamento. Barroso è un super diplomatico, mentre Blair può agire con maggiore libertà e determinazione".