### Cina: un modello di sviluppo da aggiornare - TACCUINO DA SHANGHAI


di Alberto Forchielli *

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 30 mag - Se la Cina
vuole evitare la "trappola del medio reddito" - che comporta
la stasi dopo gli impetuosi successi iniziali - ha il
compito di evolvere il proprio modello. E' molto probabile
che questo problema diventera' piu' acuto nella seconda meta'
di questo decennio a partire dal piano quinquennale
2016-2021. Il dodicesimo piano quinquennale che terminera'
nel 2015 ha delineato un percorso nuovo, ma relativamente
poco rischioso. Saranno indubbiamente privilegiati la
componente interna dell'economia, gli investimenti
all'estero, l'internazionalizzazione del renminbi. E' un
tragitto piu' che un passaggio, una modifica parziale del
modello basato su investimenti, produzione e export. La
solidita' conquistata dal paese e la mancanza di alternative
valide alla Cina per investitori dell'economia reale fanno
ritenere questo periodo probabilmente esente da flessioni.
Soltanto se le previsioni migliori saranno confermate, nel
2020 la Cina sorpassera' il Pil degli Stati Uniti (in termini
reali), avra' un reddito pro-capite analogo a quello odierno
dell'Arabia Saudita, sara' il secondo consumatore mondiale
(oggi e' il quarto), il primo esportatore ed importatore. In
sintesi, si iscrivera' al club delle nazioni ad alto reddito;
in un periodo di soli 40 anni. Ma la via e' piu' stretta del
passato. L'aumento dei consumi interni - e la probabile
rivalutazione del Renminbi - faranno aumentare le
importazioni. Si ridurra' cosi' l'attivo commerciale che non
sara' piu', come oggi, il piu' alto al mondo. Ne derivera' una
flessione delle riserve, indispensabili per agire sui
mercati internazionali. Gli investimenti all'estero dovranno
essere ancora piu' mirati, ma non potranno essere ridotti. Il
paese ha infatti una necessita' crescente di materie prime
che sta tentando di garantirsi per il futuro. Nel 2010 e'
stato il quinto investitore in terreno non finanziario al
mondo, aumentando la propria esposizione di 18 volte
rispetto al 2002. Nel 2020 e' previsto diventi il secondo,
con evidente bisogno di capitali. Un'altra zona di
incertezza deriva dal ruolo globale del Renminbi. E'
ragionevole prevedere in dieci anni un oligopolio sui
mercati imperniato su dollaro, rmb e euro. Di conseguenza,
sara' accelerata la convertibilita' e la negoziabilita' della
valuta cinese. Tuttavia per la Cina sara' piu' difficile
gestire tempi e modi dell'operazione in solitudine. Essere
esposta ad attacchi speculativi, a fluttuazioni repentine
del cambio, cioe' non controllare totalmente la propria
valuta e' un compito inedito per la dirigenza. Dovra' inoltre
affrontare un miglioramento del suo apparato industriale.
L'economia globale, se dispiegata, perdonera' sempre meno
l'eccesso di capacita' produttiva, l'opacita' dei meccanismi,
la componente quantitativa dell'offerta. La Cina dovra'
chiudere le fabbriche del passato e migliorare quelle del
presente. Tra cinque anni diventera' altamente concorrenziale
il numero di paesi in grado di accogliere investimenti
labour intensive, proprio mentre Pechino sta innalzando i
salari. Contemporaneamente sta insistendo sull'industria
hi-tech, che tuttavia, per sua definizione, e' incapace di
assorbire manodopera. La seconda meta' del decennio appare
dunque piu' insidiosa per la dirigenza cinese. Un meccanismo
perfetto rischia di incepparsi negli ingranaggi che esso
stesso ha creato. Il tempo sara' giudice e arbitro, perche'
questa volta il suo decorso "naturale" non sara' sufficiente.

* presidente Osservatorio Asia

Red-

(RADIOCOR) 30-05-11 15:25:54 (0188)news,ASIA 5 NNNN