### Cina: sulla classe media incombe la trappola dei redditi - TACCUINO DA SHANGHAI


di Alberto Forchielli *

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 23 mag - Il reddito
pro-capite in Cina, in valori assoluti, era di 155 dollari
nel 1978 ed e' stato di 4.300 nel 2010. Questa ascesa, che
non ha precedenti nella storia economica moderna, e' tuttavia
considerata una preoccupazione dagli economisti e dalla
nomenklatura cinesi. Il paese e' infatti statisticamente
entrato in una fascia di paesi a reddito medio, nella
cosiddetta zona del "middle income trap", dove si rischia di
essere intrappolati, immobili tra le conquiste del passato
ed il miraggio del futuro. Il termine e' stato coniato dalla
Banca Mondiale nel 2007, per descrivere il percorso di
alcuni paesi che erano usciti dal sottosviluppo in maniera
veloce, ma che si erano rivelati poi incapaci di compiere un
passo ulteriore verso la prosperita' rimanendo incastrati tra
paesi in via di sviluppo e sviluppati con un costo del
lavoro troppo alto per competere nella fascia bassa, ma
senza una struttura educativa e industriale capace di
sfondare nella fascia alta. In Asia orientale la casistica e'
vasta: Giappone e Corea del Sud hanno evitato la trappola,
le Filippine e l'Indonesia vi sono entrate ancor prima dei
4.000 dollari, Malaysia e Thailandia vi si sono parzialmente
incagliate. L'esperienza rileva che e' piu' facile progredire
molto che continuare a farlo anche con incrementi minori.
Nella complessita' dei motivi, uno e' prevalente: gli
strumenti iniziali non sono piu' sufficienti. Molti paesi,
compresa la Cina, hanno seguito il tragitto classico, basato
su produzione di manufatti a basso costo, investimenti
diffusi, compressione dei consumi interni, alto valore
dell'export. L'esperienza dimostra che senza innovazioni, la
struttura economica si ossifica. Per evitare la stagnazione
e' necessario aumentare la produttivita' ed espandere il
settore dei servizi. Per Pechino il primo obiettivo e' gia'
nella lista in una corsa contro il tempo. La sua industria e'
ancora troppo legata alla produzione di beni a basso valore
aggiunto. I recenti incrementi del costo del lavoro rendono
possibile per gli imprenditori sia Cinesi che internazionali
scegliere paesi vicini e piu' economici. La Cina vanta
rispetto ad essi una maggiore capacita' logistica ed
infrastrutturale che le permette di guadagnare tempo e
potrebbe altresi' trasferire parte della manifattura nelle
sue zone interne a minor costo, ma si ritrovera' prima o poi
con un problema di disparita' di reddito tra la costa ed il
centro del paese da risolvere. Per non subire dolorosi
conflitti sociali o perdite occupazionali, la Cina deve
creare rapidamente nuove opportunita' in settori industriali
a maggior valore aggiunto. Non e' scontato che questa
transizione avvenga nei tempi e nelle modalita' ideali a
evitare tensioni e conflitti. Il settore dei servizi e' una
possibilita' ulteriore. La Cina in effetti vi impiega
soltanto il 34% della sua forza lavoro, circa la meta' dunque
di quanto registrato nei paesi industrializzati. Tuttavia
l'occupazione da creare nei servizi per compensare
un'eventuale perdita nell'industria, in un contesto di
crescente urbanizzazione che fa risaltare l'enorme sotto
occupazione agricola, sarebbe nell'ordine di decine di
milioni di posti di lavoro: un'altra sfida importante. Il
Governo appare cosi' impegnato in grandi sfide per
trasformare un paese smentendo il passato che l'esecutivo
stesso ha modellato. Con lungimiranza ha compreso che senza
rinnovamento il rischio e' concreto. Contemporaneamente, in
un paese tradizionalista come la Cina, deve combattere
opinioni conservatrici e interessi consolidati. Le tensioni
del paese si riassumono in questa arena, intrisa di pericoli
perche' non prendere nessuna decisione equivale ad assumerne
una sbagliata.

* Presidente di Osservatorio Asia

(RADIOCOR) 23-05-11 16:38:12 (0273)news,ASIA 5 NNNN