4 GIUGNO: AUMENTANO AD HK FERMI PER COMMEMORAZIONI

di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 4 giu. - Il ventiseiesimo anniversario della strage di piazza Tian'anmen, che ricorre oggi, arriva mentre la Cina è ancora scossa dalle immagini dei soccorritori del traghetto "Stella d'Oriente", già definita la più grande sciagura marittima della Cina contemporanea, con circa 370 dispersi e 65 sopravvissuti, stando alle ultime statistiche. La ricorrenza, di cui non c'è traccia sui principali media cinesi, viene invece celebrata come ogni anno a Hong Kong, con la veglia di stasera, organizzata dagli attivisti per la democrazia in Cina, la Alliance in Support of Democratic Movements in China, e che lo scorso anno ha totalizzato il record di oltre 180mila presenze secondo gli organizzatori (poco meno di centomila per le forze dell'ordine).
 
Cifre ridimensionate sono attese quest'anno, a causa del movimento "localista" che si sta diffondendo a Hong Kong, soprattutto tra gli attivisti studenteschi di alcune università dell'isola, che si concentra sul futuro di Hong Kong, escludendo l'influsso di Pechino dagli affari dell'ex colonia britannica. I leader di acume sigle studentesche hanno già confermato la loro assenza dalla commemorazione che prenderà il via dal tradizionale ritrovo in Victoria Park, mentre altri saranno presenti alla commemorazione. Per la prima volta, un gruppo di studenti dell'Università di Hong Kong organizzerà, poi, una propria commemorazione dell'eccidio di ventisei anni fa. L'affermarsi di un "localismo" da parte degli studenti di Hong Kong ha attirato anche le critiche di un ex dissidente di quei giorni, Zhou Fengsuo, che si è detto "ferito e rattristato" per l'attitudine degli studenti. "La commemorazione - ha dichiarato al South China Morning Post - fa parte dell'eredità e del futuro di Hong Kong e rifiutarla è un passo nella direzione sbagliata".
 
Le settimane che hanno preceduto la ricorrenza di oggi sono state scandite su suolo cinese da un aumento di arresti nei confronti di attivisti e di partecipanti alle proteste pro-democratiche del 1989, come denuncia un documento di China Human Rights Defenders. A fare rumore, tra i vari casi, c'è la detenzione dell'avvocato per i diritti civili, Pu Zhiqiang, che nel 1989 era tra i leader degli studenti, arrestato a maggio con l'accusa di "incitamento all'odio etnico" e "disturbo all'ordine sociale". Secondo una ricerca compiuta dal network di attivisti cinesi e internazionali, dei dissidenti detenuti lo scorso anno, in occasione del venticinquesimo anniversario dalla strage, tredici rimangono ancora in stato di fermo, e negli ultimi mesi alcuni di loro hanno subito un processo, anche per motivi non inerenti ai fatti di allora.
 
Nell'elenco dei dissidenti ancora oggi in carcere compaiono anche nomi noti di promotori dei diritti umani e politici in Cina, come quello del Nobel per la Pace 2010, Liu Xiaobo, che deve scontare una condanna a undici anni di carcere per la "Carta 08", il documento che chiedeva le libertà democratiche in Cina e altri attivisti pro-democratici. Tra gli altri, il caso più celebre è quello della giornalista Gao Yu, che ad aprile scorso è stata condannata a sette anni di carcere per divulgazione di segreto di Stato, per avere reso pubblico il documento numero nove del Comitato Centrale del Pcc, in cui vengono denunciati come pericoli per la stabilità della Cina quelle che in occidente sono libertà date per scontate. A essere presa di mira, negli ultimi giorni, anche la satira. Settimana scorsa era stato arrestato a Shanghai un poco noto artista cinese, Dai Jianyong, che aveva postato on line l'immagine di Xi Jinping con i baffi simili a quelli di Hitler.
 
A ricordare la strage, poi, anche un gruppo di undici studenti cinesi delle università di Regno Unito, Stati Uniti e Australia, che nelle scorse settimane in una lettera aperta al governo cinese hanno chiesto di porre fine al segreto di Stato sulla strage di ventisei anni fa. "La verità è ancora coperta e le vittime sono ancora umiliate",s scrivono nel documento in cui chiedono una Cina "libera dalla paura" gli undici firmatari. La lettera aperta è stata biasimata dal Global Times, il tabloid pubblicato dal Quotidiano del Popolo, che ha accusato i giovani di essere asserviti a "forze straniere ostili".

 

4 giugno 2015

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