Uber torna sotto processo a Roma, ecco perché

In assenza di una legge di riordino, l'appello contro la sentenza che imponeva lo stop al gigante californiano

Uber torna sotto processo a Roma, ecco perché

Il destino di Uber torna nelle mani della magistratura dopo la decisione del Parlamento di affidare al Governo il riordino del sistema con legge delega. In assenza di un decreto, il Tribunale di Roma si riunirà per avviare il processo al termine del quale dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta della piattaforma di servizi di trasporto non di linea di annullare la sentenza del 7 aprile scorso, con la quale i giudici imponevano all'azienda il blocco immediato del servizio. Una tappa importante della battaglia tra il gigante californiano, i servizi di noleggio con conducente (Ncc) e i taxi. Porterà a una sentenza d'appello (si stima entro due, tre settimane) che definirà se Uber in Italia può operare o meno.

Di proroga in proroga

La battaglia sul trasporto pubblico non di linea in Italia è cominciata prima che Uber nascesse. All'inizio riguardava i taxi e gli Ncc. Dal 2008 in poi sono state sempre più frequenti le proteste dei tassisti che chiedevano i decreti attuativi di una legge che imponeva ai concorrenti di rientrare nelle rimesse dopo ogni trasporto effettuato. Un freno palese a ogni business alternativo al taxi per perdita di tempo, risorse e affari. Una norma di fatto mai applicata. E' rientrata sempre nel decreto milleproroghe, anno dopo anno. Uber, nato nel 2008, è attivo in Italia dal 2013. L'ultimo milleproroghe è del 22 febbraio scorso. E la situazione è sempre la stessa. Ncc (e oggi Uber) possono lavorare, senza limitazioni, in attesa di una nuova legge, di una decisione politica. O di una sentenza di un Tribunale.

L'opinione pubblica spaccata

Nel frattempo l'opinione pubblica si è scissa. Nelle strade delle maggiori città italiane si sono verificati negli ultimi anni scioperi dei tassisti contro i propri concorrenti. La situazione si è ingarbugliata a tal punto che è davvero difficile poter immaginare la parola fine della vicenda. Che di sicuro non avremo domani.

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La partita nei tribunali

Parallelamente allo stallo della politica infatti si è giocata la partita dei tribunali. La sentenza che finora ha fatto più scalpore è stata quella del 2015, quando i giudici di Milano hanno dichiarato illegale UberPop. A dicembre 2016 viene notificato a Uber Italia un procedimento d'urgenza per concorrenza sleale su accusa di alcune associazioni di tassisti. Il 7 aprile scorso, con una sentenza simile a quella di Milano (nata anche lì da accuse da parte di alcune associazioni) il Tribunale di Roma intima a Uber di bloccare il proprio servizio in Italia, entro 10 giorni, pena una multa di 10mila euro al giorno, e 100 euro per chi presta servizio. Uber pochi giorni dopo fa appello e chiede una sospensiva, cioè di continuare ad operare fino a sentenza d'appello. Il Tribunale l'accoglie il 14 aprile. Nell'udienza del 5 maggio i giudici sentiranno le parti a porte chiuse. Dalla parte di Uber ci sarà Altroconsumo, l'associazione italiana dei consumatori, e l'Antitrust che in queste settimane si è espressa in diverse occasioni a difesa di Uber e del libero mercato nei trasporti. Dall'udienza in poi toccherà aspettare la nuova sentenza, che potrebbe arrivare entro fine mese.

In attesa della riforma

Ma quella dei Tribunali, si è detto, è solo una delle partite. E potrebbe non essere la decisiva. Con il Milleproproghe 2017 continua a non esserci l'obbligo di rimessa per Uber e Ncc. Cosa che fa infuriare i tassisti. Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio il 14 aprile, poco dopo la sospensiva del Tribunale, si è impegnato a risolvere la questione affinché "non siano i tribunali a decidere su Uber". Ha ascoltato le parti e si è in attesa di un esito che potrebbe regolamentare momentaneamente il settore. Molto di più invece ci si aspetta dall'annunciata revisione della legge quadro dei trasporti del 1992, ad oggi l'ultima legge fatta sul trasporto non di linea. Un passo è stato fatto il 4 maggio con il via libera del Senato alla legge annuale sulla concorrenza. Ora il provvedimento tornerà alla Camera. Di fatto il Parlamento prende tempo e delega al governo la decisione. Entro un anno dall'entrata il vigore del ddl concorrenza il governo è quindi 'delegatò ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina. Ma potrebbe anche non farlo. E se non lo dovesse fare, si torna al gioco del Milleproroghe.

Una partita aperta

Tutti gli scenari sono dunque apertissimi, in un ginepraio politico e giuridico in cui si intrecciano possibilità e esiti opposti. Uber potrebbe vincere in appello e lavorare. Ma una nuova legge sui trasporti potrebbe ostacolare l'azienda. Ma potrebbe anche perdere in appello e rientrare in Italia con un nuovo quadro normativo. Troppo presto per dirlo. La battaglia sul trasporto pubblico non convenzionale non si chiuderà in tempi brevi. 

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