La "pace fiscale" promessa da Salvini solleva più di un problema

Lo sostiene il tributarista Fabio Benincasa, intervistato dal Fatto. Chi ha aderito alla definizione agevolata sarebbe incentivato a non pagare. E trovare le coperture diventerebbe difficile

La "pace fiscale" promessa da Salvini solleva più di un problema

Chiudere tutte le cartelle di Equitalia sotto i 100 mila euro, ovvero - secondo le stime di Repubblica - il 96% del totale, una "pace fiscale" che riguarderebbe 20 milioni di debitori su 21. È il nuovo annuncio di Matteo Salvini, che, alla festa per il 244mo anniversario della Guardia di Finanza, ha affermato che "ora tocca al governo semplificare il sistema fiscale, ridurre le tasse e, da subito, chiudere tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100 mila euro, per liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse". Il ministro dell'Interno prosegue con le invasioni di campo ma questa volta - al di là della vaghezza dell'annuncio in sé - potrebbe aver fatto il passo più lungo della gamba. Quello che l'opposizione già bolla come l'ennesimo maxi condono potrebbe avere infatti l'effetto di spingere a non pagare chi ha già aderito alla cosiddetta "rottamazione" lanciata dai governi a guida Pd. Anche perché il vicepremier parla di una sanatoria con aliquote tra il 6% e il 25%, più convenienti di quelle previste dall'attuale definizione agevolata. Senza contare l'impatto sui conti pubblici

A sostenerlo, in un'intervista al Fatto Quotidiano, è Fabio Benincasa, docente di diritto tributario presso l'Università della Campania: "In questa proposta ci sono problemi che riguardano l’assetto costituzionale nel rispetto dell’equità fiscale dei contribuenti. Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola. A questo punto, dopo queste dichiarazioni, mi chiedo che cosa faranno i contribuenti che devono versare le prossime rate della definizione agevolata. Probabilmente penseranno che è meglio aspettare”.

Il rischio per gli enti locali

C'è poi un ovvio problema per i conti pubblici: "La definizione agevolata bis dovrebbe infatti portare nelle casse pubbliche altri due miliardi di cui ben 1,6 miliardi con le rate da pagare nel 2018. Per non parlare del fatto che la prima rottamazione, con un incasso atteso da 7,2 miliardi (di cui 6,5 già versati), prevede il pagamento delle ultime due rate a luglio e settembre", ricorda il quotidiano diretto da Marco Travaglio. "Onestamente non riesco ad immaginare dove si troveranno le coperture”, prosegue Benincasa, "ad alcuni contribuenti morosi potrà anche far piacere una sanatoria come quella prospettata da Salvini, ma alla fine, attraverso l’impatto sui conti degli enti locali, tutto tornerà sulle spalle della collettività".



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