In Germania i robot hanno creato più lavoro di quanto ne hanno distrutto

Secondo le stime la digitalizzazione dell’industria trainerà una crescita dell’occupazione pari all’1,8 per cento nel 2021. Prospettiva che ricalca l’esperienza già vissuta con il boom dell’informatica negli anni ottanta e novanta

In Germania i robot hanno creato più lavoro di quanto ne hanno distrutto

In Germania la digitalizzazione ha creato più posti di lavoro di quanti ne abbia distrutti, sostituendo soprattutto le mansioni più ripetitive in favore di posizioni meglio qualificate e più pagate.

Sonno i risultati di uno studio condotto dal Centro per la ricerca economica europea (Zew) di Mannheim, Germania, e commissionato dal Ministero per l’istruzione e la ricerca tedesco per analizzare l’impatto dell’automazione sul mercato del lavoro.

Con 309 unità robotizzate ogni diecimila posti di lavoro, la Germania è la terza industria al mondo per automazione. Eppure l’occupazione tedesca ha raggiunto, nel 2017, 44 milioni di posti di lavoro: il livello più alto dalla riunificazione del Paese nel 1990. In questo cambiamento l’automazione ha giocato un ruolo chiave, portando a un aumento dell’occupazione dell’uno per cento annuo, rispetto allo 0,2 per cento del periodo 1995-2011.

In Germania i robot hanno creato più lavoro di quanto ne hanno distrutto
 Teotronica, il robot pianista (Afp)

Ma questa tendenza sembra destinata a impennarsi ulteriormente: secondo le stime, la digitalizzazione dell’industria trainerà una crescita dell’occupazione pari all’1,8 per cento nel 2021. Prospettiva che ricalca l’esperienza già vissuta con il boom dell’informatica negli anni ottanta e novanta.

“Complessivamente, la digitalizzazione tra il 2011 e il 2016 ha in realtà contribuito alla crescita per almeno l’uno per cento”, nota nella ricerca Terry Gregory, membro del dipartimento di ricerca sul mercato del lavoro dell’istituto tedesco. Un calo del cinque per cento del livello di occupazione tra il 2011 e il 2016 dovuto alla digitalizzazione, evidenzia lo studio, sarebbe stato pienamente compensato nei settori dell’industria nei quali si è investito maggiormente nelle nuove tecnologie.

Internet delle cose (IoT), big data, robot: un terzo delle aziende tedesche ha già completato la transizione all’industria 4.0, soprattutto in settori come marketing, comunicazione e produzione industriale. Per un altro 17,6 per cento le nuove tecnologie sono parte centrale del loro modello produttivo, come evidenziato dal Sole 24 Ore. Ma contro il 15 per cento che vorrebbe investire nella digitalizzazione, e il 2,1 per cento che ha già programmato di farlo, il 31,4 per cento delle aziende tedesche non utilizza tecnologie avanzate né intende farlo nel futuro.

“I risultati dello studio condotto dallo Zew Center sul mercato del lavoro conferma la tendenza osservata dalle principali industrie nel mondo”, ha commentato il presidente della Federazione internazionale della robotica, Junji Tsuda. “La modernizzazione della produzione trasferisce alle macchine lavori monotoni, pericolosi e insalubri. Nella maggior parte dei casi, solo certe attività possono essere automatizzate, e non l’intero spettro dei lavori con dipendenti”.

 

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I risultati presentati nel rapporto dello Zew Center tuttavia contraddicono ampiamente un recente studio della German Information Technology Association, secondo il quale nella sola Germania si perderanno tre milioni di posti di lavoro entro il 2022. L’indagine statistica dello Zew Center è partita dalle risposte di circa duemila manager tra le principali aziende tedesche, con più di trecentomila dipendenti complessivi. I dati sono stati poi confrontati con quelli forniti dall’Agenzia del lavoro. 



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