La riforma del lavoro funziona, ma 13 milioni di italiani non hanno competenze

Luci e ombre nel rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: le 10 sfide per migliorare produttività e preparazione

La riforma del lavoro funziona, ma 13 milioni di italiani non hanno competenze

L'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico promuove a pieni voti le misure sul mercato del lavoro realizzate in questi anni dal governo. L'organismo internazionale, nel rapporto "Strategia per le competenze" riguardante l'Italia, definisce il Jobs act "pietra miliare del processo di riforme" e riconosce che la sua introduzione, insieme alla decontribuzione dei contratti per i giovani ha determinato la creazione di  "circa 850.000 posti di lavoro", favorendo al contempo l'aumento dei contratti a tempo indeterminato.  Molto meno positiva è l'analisi sulle competenze dei lavoratori e dei laureati di casa nostra.

Paradosso Italia: poca competenza e dequalificazione

Nel campo del lavoro nel nostro Paese si assiste, secondo il rapporto dell'Ocse, a un fenomeno paradossale: "circa il 6% dei lavoratori possiede competenze basse rispetto alle mansioni svolte, ma contemporaneamente il 21% è sottoqualificato" per cui malgrado i bassi livelli di competenze che caratterizzano il Paese, si osservano numerosi casi di lavoratori che hanno competenze superiori rispetto a quelle richieste dalla loro mansione. Il rapporto dell'Ocse osserva che "più di 13 milioni di italiani hanno competenze di basso livello" e che si tratta in gran parte di "lavoratori più anziani, e immigrati", "concentrati nelle imprese più piccole, in settori meno progrediti e nelle regioni meno sviluppate". Inoltre, circa il 39% di queste persone ha un'età tra i 25-65 anni.

Un ambizioso pacchetto di riforme

Il governo italiano per favorire lo sviluppo delle competenze su tutto il territorio nazionale "ha varato un ambizioso pacchetto di riforme" che, nota l'Ocse, "compongono una strategia di lungo periodo". Oltre 200 stakeholder (rappresentanti del mondo delle imprese, dei lavoratori, dell'istruzione, degli istituti di ricerca e il governo), riuniti dall'Ocse, hanno però rilevato "la necessità di migliorare l'implementazione di queste riforme al fine di renderle più efficaci".

La riforma del lavoro funziona, ma 13 milioni di italiani non hanno competenze

Il decalogo dell'Ocse 

Più in generale l'Osce sintetizza in 10 punti le sfide che il nostro paese deve affrontare per innalzare la produttività e il livello delle competenze

  1. Fornire ai giovani di tutto il paese le competenze necessarie per continuare a studiare a vita;
  2. Aumentare l'accesso all'istruzione universitaria e al contempo migliorare la qualità e la pertinenza delle competenze;
  3. Aumentare le competenze degli adulti che hanno 'skills' di basso livello;
  4. Rimuovere gli ostacoli all'attivazione delle competenze sul mercato del lavoro dal lato della domanda e dell'offerta;
  5. Incoraggiare una maggiore partecipazione da parte delle donne e dei giovani al mondo del lavoro;
  6. Utilizzare meglio le competenze sul posto di lavoro;
  7. Far leva sulle competenze per promuovere l'innovazione;
  8. Rafforzare la governance multilivello e i partenariati al fine di migliorare il sistema delle competenze;
  9. Promuovere la valutazione e la previsione dei bisogni di competenze per ridurre lo skill mismatch (non allineamento delle competenze alle richieste);
  10. Investire per potenziare le competenze.

Jobs Act "pietra miliare" delle riforme

"Il Jobs Act è una pietra miliare del recente processo di riforme". Questo è il netto giudizio contenuto nel rapporto dell'Ocse "Strategia per le competenze" secondo il quale "tra gli obiettivi chiave del Jobs Act c'è quello di ridurre la dualità del mercato del lavoro introducendo un contratto a tutele crescenti. Inoltre, il Jobs Act riduce l'incertezza sui costi dei licenziamenti, limitando le circostanze in cui è previsto il reintegro nei casi di licenziamento economico e specificando la cifra di compensazione dovuta in caso di licenziamento senza giusta causa".

I dubbi sul futuro dell'agenzia Anpal

L'Ocse ricorda poi che un altro elemento "importante" del Jobs Act è la creazione dell'Anpal, la prima agenzia nazionale che si occupa di politiche attive del lavoro. "Questi - nota l'Ocse - sono i passi avanti che rendono l'Italia più vicina a pratiche già applicate in altri Paesi". L'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo avverte però che il referendum del 2016 ha modificato il progetto iniziale per l'Anpal "di centralizzare la responsabilità per la realizzazione delle politiche attive per il mercato del lavoro (Palm) in Italia", che restano condivise tra Stato e regioni. Per cui "potrebbero emergere in futuro alcuni problemi di collegamento". Inoltre, bisognerà vedere come "effettivamente l'Anpal colleghera' e coordinera'" le misure passive (attualmente di responsabilità dell'Inps), con quelle attive (di responsabilità delle regioni).

La 'Buona scuola' e 'Industria 4.0'

L'Ocse inserisce anche la riforma della "Buona Scuola" e il piano nazionale Industria 4.0% tra i "passi avanti nell'affrontare le sfide" sulle competenze in Italia. Piu' in generale l'Ocse considera le scuole italiane "inclusive" e di "buon livello", tuttavia rileva la necessità di elevare le competenze di base, in particolare le capacità di lettura e quelle matematiche, così come le competenze trasversali, tecniche e digitali delle nuove generazioni. Sul piano nazionale Industria 0,4%, l'Ocse dà un giudizio positivo, anche se rileva che la sfida principale sarà quella che dovranno affrontare i centri di eccellenza per il trasferimento tecnologico per coinvolgere concretamente le imprese e promuovere concretamente gli incentivi previsti dall'industria 4.0.

Più partecipazione delle donne e giovani

Bisogna "incoraggiare una maggiore partecipazione da parte delle donne e dei giovani al mondo del lavoro". L'organizzazione di Parigi ricorda che l'Italia è al quartultimo posto per percentuale di donne occupate, mentre "una parte significativa di giovani impiega troppo tempo a terminare gli studi" e c'è un "divario consistente tra sistema scolastico e mondo del lavoro".

L'Ocse indica una serie di misure per favorire una maggiore partecipazione di donne e giovani al mondo del lavoro.

  • Incoraggiare i padri e chiedere più permessi per i figli e l'estensione dei congedi per paternità;
  • Favorire orari di lavoro più flessibili, per aiutare i genitori a conciliare impegni di lavoro e familiari;
  • Assicurare più asili nido a costi più accessibili, per alleviare il peso dell'assistenza specie per le donne; migliorare gli incentivi fiscali per l'inserimento lavorativo di entrambi i coniugi;
  • Accrescere nelle aziende la consapevolezza sugli stereotipi di genere, per realizzare pari opportunità di lavoro e una condivisione del lavoro domestico non retribuito per uomini e donne;
  • Fornire ai giovani servizi di orientamento migliori, per ridurre il peso per le famiglie sulle scelte di istruzione e di lavoro e garantire decisioni più informate;
  • Assicurarsi che le competenze trasmesse dal sistema scolastico siano allineate con le competenze richieste dal mercato del lavoro;
  • Estendere i percorsi di alternanza scuola lavoro a livelli di istruzione anche post-secondario e terziario/universitario;
  • Estendere l'attuazione della legge Garanzia Giovani, investendo nel coinvolgimento delle imprese, per raggiungere i Neet (i giovani che non lavorano, non vanno a scuola e non partecipano alla formazione professionale) in modo più proattivo.

Creati 850.000 posti di lavoro

Le misure sul mercato del lavoro realizzate dal Governo italiano hanno permesso la creazione di "circa 850.000 posti di lavoro" e favorito l'aumento dei contratti a tempo indeterminato. La stima è contenuta nel Rapporto dell'Ocse sulle competenze in Italia che cita "l'insieme di riforme strutturali, compreso il Jobs act del 2015, che mirano ad affrontare le sfide sull'occupazione". Importante per le assunzioni stabili, afferma l'organizzazione parigina, anche "il taglio temporaneo dei contributi".

Pochi laureati e poco competenti

‚Äč"Solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato rispetto alla media Ocse del 30% per la stessa fascia di età". Inoltre il "numero assoluto di studenti iscritti all'università è sceso dell'8% tra il 2000 e il 2015". L'Ocse rileva anche che "gli italiani laureati hanno, in media, un più basso tasso di competenze in lettura e matematica (26esimo posto su 29 paesi Ocse)". 



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