Atlantia brucia 5 miliardi in due sedute per la revoca delle concessioni. Le tre ipotesi del Governo

Il gruppo, di cui il principale azionista è la famiglia Benetton, ha chiuso la giornata in Borsa con un crollo del 22,26% a 18,3 euro, e una drastica riduzione del valore

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L'ipotesi di un ritiro della concessione per l'A10, o addirittura di tutte le concessioni in mano ad Autostrade per l'Italia, affonda la quotazione di Atlantia a Piazza Affari. Il gruppo, di cui il principale azionista è la famiglia Benetton, ha chiuso la giornata in Borsa con un crollo del 22,26% a 18,3 euro, e una drastica riduzione del valore, oltre 5 miliardi di capitalizzazione in meno in due sedute. Come già detto a pesare sul titolo sono le parole arrivate da più esponenti del governo, a partire dal premier Giuseppe Conte.

Le tre ipotesi sul tavolo dell'esecutivo sarebbero un ritiro della concessione per l'A10, un ritiro di tutte le concessioni in mano ad Aspi oppure una sanzione. L'annuncio del governo "è stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell'accaduto", ha replicato Atlantia.

L'estensione della revoca delle concessioni a tutta la rete gestita da Autostrade "dipende dal comportamento dell'azienda. Tutte le concessioni sono state date nell'ottica che lo Stato riteneva di lasciare utili a queste aziende, le quali però potessero garantire la sicurezza pubblica con investimenti importanti.

Chiaramente questo evento mette in discussione l'intero sistema. Non so dire fino a dove arriveremo e dove non arriveremo, tutto dipenderà anche dal senso di responsabilità che saprà dimostrare il concessionario", ha detto il sottosegretario alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, in un'intervista ad Affari Italiani, mentre anche un portavoce della Commissione europea ha osservato oggi a Bruxelles che quando un'autostrada è gestita da un operatore privato la responsabilità su sicurezza e manutenzione è del concessionario.

Gli analisti sottolineano i tempi lunghi e i possibili costi di una revoca della concessione e soprattutto il rischio per le società di gestione di un aumento degli investimenti per le manutenzioni, oltre al più vasto rischio politico e regolatorio. "Le incertezze sull'incidente sono elevate così come le potenziali implicazioni di tipo finanziario", sottolinea Banca Imi in un report, mentre Banca Akros parla di possibilità "piuttosto piccole" che si arrivi alla revoca della concessione, procedura particolarmente complessa e di difficile attuazione, ma evidenzia come l'incertezza 'regolamentare' sia destinata a crescere a breve in un contesto ambientale che diventerà "più ostile".

In calo anche le quotazioni dei bond Aspi e Atlantia: in entrambi i casi, i rendimenti sono saliti di oltre un punto percentuale.



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