L'ex boss di Renault-Nissan è di nuovo nei guai

Carlos Ghosn, arrestato nuovamente lo scorso 4 aprile a Tokyo, è accusato di essersi appropriato di fondi del costruttore giapponese per 5 milioni di dollari

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 Afp 
Carlos Ghosn 

Non cessano i guai giudiziari per Carlos Ghosn: il magnate è stato nuovamente accusato in Giappone per appropriazione indebita di fondi Nissan pari a 5 milioni di dollari. Ha immediatamente presentato una richiesta di cauzione, ma dovranno passare diversi mesi prima che possa uscire. Il tribunale di Tokyo ha confermato un nuovo, il quarto, atto d'accusa nei confronti dell'ex amministratore delegato di Renault-Nissan per un'aggravata "violazione della fiducia".

Dal suo nuovo arresto che risale al 4 aprile nella sua casa di Tokyo, appena un mese dopo aver lasciato la prigione, l'illustre sessantacinquenne è stato interrogato sui trasferimenti di denaro dal gruppo giapponese al distributore di veicoli di un produttore in Oman. La decisione di rinviare Ghosn alla corte è stata presa "dopo aver raccolto abbastanza prove per ottenere un verdetto di colpevolezza," ha detto il vice procuratore Shin Kukimoto in una conferenza stampa.

In una dichiarazione, Nissan ha annunciato un'azione legale, "chiedendo sanzioni di adeguata severità" di fronte a "una condotta totalmente inaccettabile". Secondo gli esperti, questi sono gli elementi più gravi di cui Ghosn è stato accusato fino ad oggi, cinque mesi dopo l'arresto iniziale nella capitale nipponica il 19 novembre scorso. Arresto che ha sigillato la sua caduta.

Anche la moglie del manager sotto torchio

Secondo fonti vicine al caso, i fondi Nissan per 5 milioni di dollari sarebbero stati versati, attraverso una società libanese, in un fondo controllato dal figlio Anthony negli Stati Uniti, Shogun Investments LLC. Alcuni di questi soldi sarebbero anche serviti ad acquistare una lussuosa barca, del costo di 12 milioni di euro, chiamata "Shachou" (si pronuncia "shatcho", capo in giapponese). 

La moglie di Carlos Ghosn è stata ascoltata a questo proposito dai tribunali giapponesi, in qualità di capo della società "Beauty Yachts", registrata nelle Isole Vergini britanniche, che ha effettuato l'operazione. Fin dall'inizio, Carole Ghosn è stata molto attiva, in primis nel denunciare le condizioni di detenzione del marito. Tornata in Francia, sotto shock per il nuovo arresto di Carlos Ghosn - attuato, come racconta, all'alba "da più di una dozzina di membri dell'ufficio del pubblico ministero" - ha inviato un messaggio al presidente Emmanuel Macron. Dopo essere stata ascoltata in Giappone dagli inquirenti, è partita gli Usa e chiedendo questa volta a Donald Trump di intervenire nel caso, professando a più riprese l'innocenza del marito.

Per Ghosn si tratta di un complotto

Si tratta di un caso giudiziario che potrebbe diventare, insomma, diplomatico e politico: probabilmente se ne parlerà in occasione dell'incontro tra il primo ministro giapponese Shinzo Abe con Macron e Trump, prima dell'incontro del G20. Ghosn ha sempre parlato di cospirazione: secondo la sua ricostruzione, il ministro giapponese dell'economia, del commercio e dell'industria (Meti) stava lavorando con i dirigenti Nissan per bloccare la fusione di Nissan e Renault che lui voleva, per preservare l'autonomia di Nissan a tutti i costi.

Ghosn peraltro era già stato accusato due volte di false dichiarazioni dei redditi dal 2010 al 2018 e ancora una volta per "violazione di fiducia". In particolare, è accusato di aver cercato di far coprire al produttore le perdite sugli investimenti personali durante la crisi del 2008.

Ghosn è stato rilasciato il 6 marzo dopo 108 giorni nel centro di detenzione di Kosuge (a nord di Tokyo) - dove è di nuovo detenuto - dietro pagamento di una cauzione di un miliardo di yen (8 milioni di euro). È stato poi messo agli arresti domiciliari, contro il parere dell'ufficio del pubblico ministero, in quanto il tribunale ha escluso il rischio di distruzione delle prove e di fuga. Una situazione che, secondo i suoi avvocati, non è cambiata e potrebbe giustificare un nuovo rilascio in attesa del suo processo, che non è previsto almeno per diversi mesi. 



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