Le parole di Savona sul debito pubblico che non aiutano il governo

"Il debito al 200% del pil è sostenibile", ha detto l'ex ministro nella sua prima uscita da presidente della Consob. Parole che non aiutano Tria e Conte a convincere Bruxelles a non procedere con l'infrazione all'Italia. Il racconto dei giornali in edicola

parole savona debito pubblico infrazione
Consob
Paolo Savona

Avvitamenti pericolosi. E contraddizioni di governo. Nel giorno in cui l’Europa dà sette giorni di tempo all’Italia per presentare un piano credibile di risanamento dei buchi di bilancio del biennio 2018-2019 e per racimolare 9 miliardi di euro, l’ex ministro per i rapporti con l’Europa, oggi ai vertici della Consob, Paolo Savona, “riabilita il debito sovrano” dicendo che “il debito al 200% è sostenibile”.

L’intreccio da brivido lo sintetizza bene un titolo di Libero nella sua edizione su carta: “Tria suda sette camicie a Bruxelles. Savona lo gela: debito ok fino al 200%”. Succede, racconta il Corriere della Sera, che “nella due giorni dei ministri finanziari dell’Eurogruppo/Ecofin a Lussemburgo è stato impostato il doppio negoziato con l’Italia — politico nel livello decisionale dei governi e tecnico con la Commissione europea — per evitare l’avvio in luglio di una procedura per deficit eccessivo a causa dell’alto debito”.

"La teoria e la ricerca non forniscono una risposta univoca sul legame ottimale tra il debito pubblico e il Pil. Ciò non significa che non esista un limite all'indebitamento, ma per garantirne la sostenibilità il suo saggio di incremento deve restare mediamente al di sotto del saggio di crescita del Pil. Se il criterio di razionalità indicato venisse accettato a livello europeo e fosse rispettato dalle autorità di Governo, si restituirebbe ai debiti sovrani, incluso quello italiano la dignità di ricchezza protetta che a essi attribuiscono giustamente gli investitori"

Paolo Savona, presidente della Consob

Le aperture a un compromesso sono state ampie ma ora “il conto si fa più salato, visto che i partner non si fidano dell’Italia, condizionati dalle dichiarazioni su flat tax, minibot e sforamento dei parametri europei. Così, per cercare di salvare la faccia alle regole Ue e di tenere buoni i falchi, le colombe hanno dovuto spiegare alla delegazione italiana nel Lussemburgo che per evitare la procedura il governo non solo deve chiudere il buco del 2019 - 3,5 miliardi - ma anche quello del 2018, ovvero altri 7 miliardi abbondanti. Con uno sconto legato alla flessibilità per il crollo del ponte Morandi e ai lavori contro il dissesto idrogeologico, un conto da nove miliardi, lo 0,5% del Pil” si legge su la Repubblica.

Le cifre sui tagli sono le più diverse (4 miliardi per La Stampa fino al 2020, 9 secondo la Repubblica, 10 per Il Messagero, 8-10 miliardi ad avviso de Il Sole), ma la sostanza non cambia. Perché l’Europa chiede al nostro Paese “impegni chiari da prendere subito per spiegare come saranno disinnescati i 23 miliardi di clausole Iva per il 2020. E niente più dichiarazioni su ulteriori provvedimenti in deficit, come ad esempio la Flat Tax”, spiega La Stampa di Torino.

Libero Quotidiano però si chiede ancora: “Chissà se Giovanni Tria, a Lussemburgo, avrà apprezzatole parole di Paolo Savona a Milano. Mentre il ministro cerca, con scarsa fortuna finora, di convincere i colleghi dell’Ecofin ad accettare una mini correzione dello 0,2% (circa 3,5 miliardi) il presidente della Consob al suo esordio come capo degli sceriffi della Borsa dice che l’Italia può allargare il deficit fino al 200% del Pil per finanziare manovre espansive e taglio delle tasse. Vista la situazione in cui si trova il governo è quasi una provocazione”.

Tanto più alla luce delle richieste Ecofin di presentare un piano di risanamento in una settimana. E tanto più se si pensa che al posto di Tria avrebbe dovuto esserci proprio Savona, se nel giorno della nomina del ministro dell’Economia il Quirinale non avesse messo i bastoni tra le ruote dei piani di governo, come auspicava Salvini.

Così mentre da un lato Tria cerca di rassicurare tutti i fronti, dall’altro “il Presidente Consob spaventa gli investitori invece di rassicurarli”, scrive Il Foglio sottolineando la contraddizione in seno ai vertici del Paese. E lo fa raccontando che “l’Italia è sotto assedio da parte di stranieri e collaborazionisti cattivi (‘i giudizi negativi non di rado espressi da istituzioni sovranazionali, enti nazionali e centri privati appaiono prossimi a pregiudizi’)” e che ”i mercati sbagliano perché usano basi parametriche convenzionali”, “che bisogna cambiare metodo di calcolo del pil”, “che l’Europa favorisce la speculazione contro l’Italia”, “che lui conosce un metodo per abbattere il debito pubblico gratis”, “ma che allo stesso tempo però il debito può arrivare anche al “200 per cento rispetto al pil”.

“Infine, per non farsi mancare nulla – chiosa il quotidiano diretto da Claudio Cerasa – Savona propone una riforma dell’Esm (European stability mechanism) volta a creare un safe asset che dovrebbe finanziare il debito pubblico degli stati come l’Italia”. Insomma, “un programma di governo antieuro”. “Un discorso più da ministro dell'Economia che da presidente della Consob”, annota il direttore de Il Sole 24 Ore Fabio Tamburrini.

Il tutto avviene proprio nel giorno in cui Mr. Facebook annuncia che è quasi pronta la criptovaluta del colosso social che interesserà un bacino di utenza di 2,38 miliardi di persone. Un dibattito surreale. Al quale però il Presidente Consob Savona ha dedicato una parte cospicua della sua relazione, dicendo che le criptovalute devono diventare “monopolio pubblico” e non terreno di scorribande da parte “dell'iniziativa privata”, “più pronta a cogliere l'innovazione e a porre il suo dominio su di essa”.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it