L'inflazione in Zimbabwe la più alta nel mondo

L'inflazione in Zimbabwe la più alta nel mondo

Redditi indeboliti al punto che per i cittadini anche la carne è un lusso per pochi. Il conflitto ucraino ha contribuito alla svalutazione della moneta e il governo batte moneta in oro

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© JEKESAI NJIKIZANA / AFP - Zimbabwe

AGI - I prezzi galoppano in tutto il mondo, e le banche centrali corrono ai ripari. L'inflazione è diventato un serio problema non solo per i paesi più sviluppati ma anche per quelli emergenti e soprattutto per le zone più deboli del Pianeta.

Ad esempio in Zimbabwe, il tasso di inflazione sta arrivando a livelli stratosferici - ha raggiunto il 191,6% a giugno, rispetto al 60% di inizio anno - e sta attaccando duramente i redditi al punto che per i cittadini è diventato un vero e proprio lusso anche mangiare la carne.

In questo paese dell'Africa meridionale, di circa 15 milioni di abitanti, già duramente afflitto negli ultimi 20 anni da una carenza di denaro e di cibo, cinque chili di cosce di pollo valgono oggi 64 euro, pari allo stipendio medio mensile di un dipendente pubblico.

E negli ultimi tempi, il conflitto ucraino ha contribuito a far crollare il valore del suo dollaro al punto che la banca centrale ha pensato ad uno stratagemma: emettere monete d'oro per i suoi cittadini come copertura contro l'inflazione.

Queste monete, ha spiegato il governatore della banca centrale John Mangudya, saranno introdotte come "riserva di valore", il che significa che i cittadini potranno cambiarle in futuro senza preoccuparsi del deterioramento del loro valore, come è accaduto con il dollaro locale, che è stato svalutato di oltre il 40% dall'inizio dell'anno.

Le monete saranno disponibili al pubblico a partire dal 25 luglio e saranno vendute "in base al prezzo internazionale dell'oro e ai costi di produzione". I cittadini potranno acquistare le monete d'oro utilizzando sia il dollaro dello Zimbabwe che il dollaro statunitense e altre valute straniere.

Gli esperti sono però scettici: Steve Hanke, professore di economia presso la Johns Hopkins University degli Stati Uniti, ritiene ad esempio che questa situazione possa essere corretta solo con la piena adozione del dollaro americano.

Non è la prima volta che lo Zimbabwe si trova a fronteggiare una situazione simile: durante la crisi del 2008, davanti all'inflazione galoppante, la banca centrale fu costretta a emettere una banconota da mille miliardi di dollari.

Ed in effetti, secondo diversi esperti, il panorama attuale assomiglia molto alla crisi che ha preceduto le elezioni del 2008, quando l'ex leader Robert Mugabe stava per perdere il potere.

È stato poi definitivamente spodestato nel 2017, a seguito di un colpo di Stato, quando l'attuale presidente Emmerson Mnangagwa ha preso il comando.

Al potere dal 1980, cioè da quando è finito il dominio coloniale britannico, c'è il partito Zanu-PF. Secondo l'economista Prosper Chitambara, il rischio elettorale lo sta ora spingendo a "misure frenetiche" per contenere l'aumento dei prezzi.

La scorsa settimana i tassi di interesse sono più che raddoppiati, raggiungendo il 200%