La casa e gli italiani, i rischi di 'miopia familiare' sulle scelte d'acquisto

La casa e gli italiani, i rischi di 'miopia familiare' sulle scelte d'acquisto

È lo scenario che emerge dall'ultimo rapporto Nomisma, che individua tre categorie di acquirenti: gli 'equipaggiati', gli 'incauti' e gli 'sprovveduti'

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© © Phanie / AGF 
- Acquisto casa 

AGI - Il rischio di “miopia familiare” che potrebbe non consentire una visione equilibrata della propria condizione socio-economica. La “voglia di casa”, cioè, legata a una risposta emotiva da parte di famiglie indotte a non considerare le proprie possibilità reali. Poi “la necessità di qualche sacrificio futuro per compensare la straordinaria spesa pubblica del Paese nei prossimi 6 anni”. Sono due dei severi giudizi e ammonimenti contenuti nel rapporto Nomisma “La casa e gli italiani”. Tra le righe lo studio restituisce e coglie i “fermenti pandemici” delle famiglie italiane riguardo l’abitare.

“La miopia familiare”

A fronte di una sostanziale tenuta sul fronte del risparmio e una crescita di fiducia rispetto al futuro, anche grazie al Pnrr ecco avanzare, appunto, il rischio di una “miopia familiare” come rilevato da Nomisma. Il rischio è che alcuni nuclei familiari possano prendere decisioni poco razionali. Sono tante le famiglie italiane che dimostrano un’intenzione dichiarata all’acquisto della casa: 3,3 milioni di famiglie nel 2021 pari al 12,8% del totale (nel 2020 erano il 9,5%). Un dato che per Nomisma è autenticamente “sorprendente”.

Per l’Istituto bolognese lo storytelling offerto dai “tassi bassi” e un maggior risparmio maturato in un anno sono propedeutici a un approccio più emotivo da parte di famiglie incapaci di vedere le proprie reali possibilità. Ed ecco il rischio dietro l’angolo: non mettere in conto che nel prossimo futuro vi sarà la necessità di fare sacrifici per compensare la spesa pubblica salita in maniera esponenziale negli ultimi 2 anni.

Gli equipaggiati, gli incauti e gli sprovveduti

Nomisma descrive il popolo dei potenziali acquirenti in tre categorie: gli “equipaggiati” pari a 1 milione di famiglie (3,9%) che possiedono un reddito adeguato e possono garantire una domanda in sicurezza. Ci sono poi gli “incauti” pari a 1,8 milioni (7%) che presentano un reddito appena sufficiente a soddisfare le esigenze primarie. E in ultimo ecco gli “sprovveduti” ossia 504 mila famiglie (1,9%) che pur avendo una insufficienza reddituale non si fanno problemi e intendono comprare casa.

Quante sono le intenzioni di acquisto credibili?

Sono quelle espresse da 804 mila famiglie rispetto ai 3,3 milioni di nuclei che hanno dichiarato l’intenzione di acquistare casa. In percentuale un passaggio repentino dal 12,8% al 3,1%. Nomisma rileva come vi sia una “nutrita componente” di 9 milioni di famiglie (35%) che potrebbe avere bisogno di acquistare un’abitazione ma non ne ha intenzione. Di queste 7,4 milioni si tengono lontane dal mercato residenziale per mancanze di risorse economiche sufficienti; le restanti famiglie riconoscono di non essere nelle condizioni di accendere un mutuo. Nel 2021 cala la manifestazione d’interesse rispetto a un acquisto di abitazione per investimento. Sono il 10,2% delle intenzioni e vengono manifestate da persone in età matura.

I nuovi driver della domanda

Ben 12,3 milioni di famiglie (3,2 milioni) ha effettuato un intervento di ristrutturazione, ma ci sono oltre 9,0 milioni di famiglie intenzionate ad utilizzare il Superbonus per ristrutturare la propria abitazione. Il “110% Monitor” di Nomisma mette però in luce che solo 2,4 milioni di famiglie (solo il 9% dei nuclei famigliari italiani) hanno avviato iniziative concrete (delibera degli interventi o lavori), mentre 2,5 milioni sono ancora in fase esplorativa e stanno verificando quale operatore può essere in grado di offrire un’adeguata risposta alla volontà di ristrutturazione non costosa ed invasiva. Sorprende, invece, come la maggioranza del partito a favore del Superbonus (pari a 4 milioni di famiglie) non ha ancora potuto avviare nessuna iniziativa per incertezza o difficoltà di interlocuzione con il mercato.

Ma chi vuole una casa in proprietà?

La casa di proprietà è una scelta delle persone più anziane. Infatti, sono proprietari l’81,5% delle persone con un’età tra i 65 e i 74 anni, percentuale che sale a 89,7% tra gli over75.

E chi vive in affitto?

Vive in affitto un terzo dei giovani under 35 la percentuale sale al 36,7% tra le persone comprese tra i 35 e i 44 anni. Le criticità nell’affitto per Nomisma si riscontrano nella popolazione tra 65 e 74 anni (30,2%) e over75 (24,7%) perché all’interno vi sono famiglie che negli ultimi 12 mesi hanno accumulato ritardi nel pagare la pigione.

I rischi per la popolazione anziana

Nomisma, poi, rileva un rischio per la popolazione anziana che non tocca solo le persone già sotto pressione; vede un potenziale rischio per una larga fascia di nuovi anziani appartenenti al ceto medio impoverito.

I desideri dei giovani

Per i prossimi dodici mesi un giovane su quattro (23%) pari a una schiera di 523.000 under 35 è già alla ricerca di una casa in proprietà o intende muoversi entro breve. Questo dato porta Nomisma a riflettere se “si è di fronte a un passaggio di consegne del ‘sogno italiano’ tra vecchie e nuove generazioni o se, al contrario, si manifesta una ‘promessa pubblica’ che veda al centro il ‘sogno-casa attraverso mutuo’ ma in uno scenario completamente diverso rispetto al passato.

E ora dove abitare?

Un giovane su tre (29,8%) si orienta ad abitare verso la grande città con più di 100.000 abitanti; il 40,8 degli under 35 (25,1% della popolazione) guarda a una città di medie dimensioni (tra i 20.000 e i 100.000 abitanti) mentre un anziano su tre over75 predilige un borgo o un piccolo centro. “L’Indagine 2021 - spiega Marco Marcatili, responsabile sviluppo di Nomisma e coordinatore del rapporto ‘La casa e gli italiani’ - intende continuare a indagare il ‘durante’ e a offrire alcuni anticipi di futuro sia per i decisori di politiche pubbliche sull’abitare, sia per tutti gli operatori di settore interessati a promuovere finalmente un’offerta più arricchita di abitare. La pandemia ha costretto le famiglie a fare il punto sulla casa, almeno nella dimensione indoor. Un primo dato è chiaro e ambivalente: una metà hanno riscoperto il piacere della ‘casa-tana’, l’altra metà l’incubo della ‘casa-gabbia’".

"Tuttavia - prosegue l’esperto - se nelle fasi di restrizione ci siamo concentrati sulla casa come luogo della scuola, del lavoro e del tempo libero, nelle altre fasi di graduale riapertura siamo rivolto lo sguardo più alla dimensione outdoor della casa, in cerca di una migliore qualità del contesto e dei servizi. In questo senso l’offerta di abitare, pubblica e privata, dovrà riguardare sempre di più un ‘abitare-arricchito’ che in qualche modo – conclude Marcatili - è un abitare più complesso e sociale, di cui si riscontra ancora poco traccia nelle politiche, si pensi al superbonus,  nei programmi nazionali e nelle pratiche degli operatori privati”.