Dl Ristori: il governo è pronto a varare un nuovo scostamento di bilancio da 7 miliardi

Dl Ristori: il governo è pronto a varare un nuovo scostamento di bilancio da 7 miliardi

Domani all'esame del Cdm. L'esecutivo starebbe pensando anche a un decreto ter da aggiungere ai due già approvati 

Dl Ristori governo pronto a varare nuovo scostamento bilancio 7 miliardi

© Francesco Fotia / AGF
- Roberto Gualtieri

AGI - Il governo si appresta a varare domani una nuova richiesta di scostamento di bilancio per il 2020 da circa 7 miliardi che servirà a rafforzare le misure di ristoro già messe in campo per le imprese colpite dalle restrizioni anti-Covid e per finanziare ulteriori interventi che potrebbero rendersi necessari, come ad esempio un nuovo rinvio delle scadenze fiscali. Domani in Cdm dovrebbe approdare una nuova Relazione al Parlamento con una richiesta di extradeficit, che va ad aggiungersi ai 100,3 miliardi già autorizzati finora per fronteggiare l’emergenza.

Il nuovo scostamento, ha spiegato il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, “potrebbe essere attorno a 7 miliardi di euro, che andrebbero a rifinanziare i due decreti Ristori che hanno previsto misure per le attività direttamente coinvolte dalle misure restrittive e in parte a finanziare ulteriori misure. E' evidente - ha aggiunto - che se nuove regioni diventano zone rosse questo comporta la necessità di ulteriori misure di sostegno".

La tabella di marcia del governo dovrebbe prevedere quindi un terzo decreto ristori da circa 1,3 miliardi, che potrebbe ricevere il via libera già domani, finanziato con i risparmi rimasti sul piatto (i primi due decreti erano stati finanziati per 4,9 miliardi con maggior deficit e circa 2,8 tramite risorse sotto-utilizzate nei provvedimenti passati), un decreto quater a seguire nei primi giorni di dicembre e un quinto provvedimento all’inizio del prossimo anno da finanziare con un nuovo scostamento di bilancio da circa 20 miliardi a valere sul 2021 che servirà per traguardare l’uscita dalla pandemia, sostenere la ripartenza delle filiere colpite, una sorta di manovra bis.  

Il terzo decreto Ristori vale circa 1,3 miliardi e fa fronte solo alle restrizioni adottate ad oggi ma se tutte le regioni diventeranno zona rossa, viene spiegato, serviranno circa 3 miliardi. Risorse in più che potrebbero arrivare appunto dallo scostamento da 7 miliardi che le Camere voteranno mercoledì prossimo. Il dl ter, come il successivo, dovrebbe essere assorbito sotto forma di emendamento governativo ai primi due già accorpati al Senato e dovrebbe ampliare la platea dei beneficiari dei sostegni messi in campo con i primi due provvedimenti allungando la lista dei codici Ateco.

Ma è allo studio anche la modifica delle basi di calcolo per i contributi a fondi perduto, finora collegato alle perdite di fatturato registrate nel solo mese di aprile nel confronto con aprile 2019. Si valuta quindi la possibilità di un’estensione temporale che dovrebbe arrivare però con il quarto decreto ristori: in questa direzione spingono anche alcuni emendamenti presentati dal Pd in Senato che propongono di calcolare il parametro della perdita di fatturato su un periodo più lungo che vada da aprile a giugno 2020 o da aprile a settembre 2020, rispetto allo stesso arco di tempo dell'anno precedente. Così come per la definizione dei ristori si studia anche l’ipotesi di uscire dalla logica dei codici Ateco per entrare nell'ottica delle filiere e andare incontro alle tante attività in difficoltà rimaste finora escluse.

Nel decreto ter il premier Giuseppe Conte si è impegnato a inserire anche una norma che consenta ai sindaci di anticipare le risorse per le esigenze alimentari, somme che saranno restituite nel 2021. 
Il margine dei 7 miliardi che il governo si appresta a incassare domani servirà anche come dote per finanziare le modifiche parlamentari e per avere spazi di manovra nel confronto con le opposizioni.