Crolla il Pil dell'Italia, -12,4% da record nel secondo trimestre

Crolla il Pil dell'Italia, -12,4% da record nel secondo trimestre

Istat: calo senza precedenti in tutti i settori, -17,3% sullo stesso periodo dell'anno scorso. Dato peggiore dal 1995. A luglio inflazione a -0,1% sul mese e -0,3% sull'anno

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Pierpaolo Scavuzzo / AGF  - La sede dell'Istat

AGI - Il Covid presenta un conto da oltre 50 miliardi di euro all'economia italiana. A certificarlo è il calo del Pil, che, nella stima preliminare dell'Istat, crolla del 12,4% su base congiunturale e del 17,3% su base annua nel secondo trimestre.

Una contrazione "senza precedenti" la definisce l'istituto di statistica, dalle cui tavole emerge come il valore del prodotto, tra aprile e giugno, si sia ridotto di 50,289 miliardi rispetto ai primi tre mesi dell'anno. "Dopo la forte riduzione registrata nel primo trimestre (-5,4%)", sottolinea l'Istat, "l'economia italiana nel secondo trimestre 2020 ha subito una contrazione senza precedenti (-12,4%)".

Un crollo determinato dal "pieno dispiegarsi degli effetti economici dell'emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate. Con il risultato del secondo trimestre", rileva ancora l'istituto di via Cesare Balbo, "il Pil fa registrare il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell'attuale serie storica". A frenare e' il valore aggiunto di tutti i comparti, dall'industria all'agricoltura ai servizi. 

Ma a preoccupare è anche l'andamento del costo della vita che alimenta sempre di più lo spettro di una deflazione. A luglio, l'inflazione è risultata negativa per il terzo mese consecutivo, come non accadeva da maggio 2016.

Secondo le stime preliminari dell'Istat, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e dello 0,3% su base annua (da -0,2% del mese precedente).

L'inflazione negativa, spiega l'istituto di statistica, continua a essere determinata per lo piu' dagli andamenti dei prezzi dei Beni energetici, che registrano però una flessione meno marcata (da -12,1% a -9,7%), sia nella componente regolamentata (da -14,1% a -12,0%) sia in quella non regolamentata (da -11,2% a -9,0%).

L'ulteriore decimo di punto in meno registrato a luglio si deve quindi sia al rallentamento dei prezzi dei Beni alimentari (da +2,3% a +1,5%, a causa prevalentemente di quelli degli Alimentari non lavorati, che passano da +4,1% a +2,5%) sia all'ampliarsi della flessione dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da -0,1% a -0,9%).

Qualche buona notizia arriva invece dalle vendite al dettaglio, sostenute soprattutto dal commercio elettronico. Le vendite sono balzate a giugno del 12,1% in valore e del 12,5% in volume. In particolare, quelle dei beni non alimentari sono cresciute del 24,4% in valore e del 24,7% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono diminuite lievemente in valore e in volume (-0,6%).

In questo modo, l'indice destagionalizzato delle vendite è tornato a 101,8, poco distante dal 102,9 segnato a gennaio, subito prima dell'esplosione della pandemia di coronavirus.