"Ecco come rientreremo in ufficio"

"Ecco come rientreremo in ufficio"

Per il giuslavorista Marco Marazza servono regole certe e univoche sulla sicurezza. Bisogna inoltre diluire gli orari e ricorrere il più possibile allo smart working

lavoro rientro coronavirus

© Amaury Cornu / Hans Lucas / Hans Lucas via AFP - Smart working al tempo del coronavirus

Misure di sicurezza “certe e univoche” in tutta Italia perché “l’incertezza crea rischi sia per i lavoratori che per le imprese”, smart working il più possibile e dove non si può “diluizione degli orari” per evitare assembramenti sul lavoro ma anche negli spostamenti con i mezzi pubblici, il cosiddetto orario di punta. È la ricetta per la riapertura di Marco Marazza, professore ordinario di diritto del Lavoro all’Università Cattolica di Milano e alla Luiss di Roma. Marazza in un’intervista all’Agi, analizza i possibili cambiamenti dell’organizzazione del lavoro quando inizierà la fase 2 dopo l’emergenza coronavirus.

“Le imprese - afferma  - si stanno preparando alla ripartenza guardando due aspetti che sono diversi ma complementari: uno quello strettamente legato all’organizzazione del lavoro e l’altro che è quello legato alla sicurezza. Prima viene l’individuazione dei parametri necessari a garantire la sicurezza dei lavoratori che vanno a lavorare e qui tutte le aziende stanno aspettando che vengano definite delle misure il più possibile univoche”. 

La preoccupazione del sistema produttivo, continua, “è quella di essere certi nell’individuazione delle regole da applicare per garantire la sicurezza. Esiste una norma che opera nell’ambito del rapporto di lavoro che impone al datore di rispettare tutte le misure possibili per poter tutelare l’integrità psico-fisica del lavoratore. È chiaro che questa norma così ampia applicata a una pandemia dove c’è un rischio che la scienza ancora non ha esattamente perimetrato, lascia una certa preoccupazione agli imprenditori che devono ripartire”.

Come prima richiesta, evidenzia il professore, “hanno dunque quella di avere un quadro di regole univoche per garantire la salute dei lavoratori ma anche le stesse imprese da rischi di responsabilità civile”.

Una volta che le misure di sicurezza definiranno determinati standard produttivi “ovviamente tutta l’organizzazione del lavoro cambia”. Cambierà, prosegue Marazza, “un po' con l’utilizzo del lavoro agile che resterà una modalità molto utilizzata nei prossimi mesi perché garantisce più di tutte la sicurezza”.

Dove non è possibile utilizzare il lavoro agile “in modo proficuo - dice ancora il docente - allora ci dovranno essere dei cambiamenti radicali nell’organizzazione e i primi che si dovranno vedere, visto che ci deve essere una rarefazione di presenze  sui luoghi di lavoro, saranno sugli orari. Questo ragionamento andrà a scaglionare le prestazioni di lavoro nell’arco delle 24 ore. Per evitare che ci sia una concentrazione di persone che non consente il rispetto del distanziamento sociale, la prima leva sarà, dopo lo smart working, il differenziamento degli orari”.

Questo scaglionamento eviterà anche l’assembramento negli orari di punta sui mezzi pubblici: “la diluizione delle presenze a lavoro nell’arco delle 24 ore determinerà una diluizione degli spostamenti nell’area cittadina”.

Discorso a parte è per gli uffici pubblici: “li bisognerà usare dei sistemi per diradare la presenza del pubblico oltre che dei lavoratori”, conclude Marazza.