Allarme dei sindacati europei: 17 milioni di disoccupati in Ue, fare presto

Allarme dei sindacati europei: 17 milioni di disoccupati in Ue, fare presto

Intervista all'AGI del segretario generale del Ces, Luca Visentini: "Il Sure, approvato dall'Eurogruppo, è una misura giusta  ma occorre il consenso ufficiale del Consiglio europeo che spero arrivi presto". 

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Luca Visentini segretario generale Ces (Imago) 

Almeno 17 milioni di persone in Europa, a causa della pandemia, hanno perso il posto di lavoro o hanno usufruito di forme di sostegno al reddito dai primi di marzo ad oggi. E' la stima "per difetto" della Confederazione europea dei sindacati che sta monitorando la situazione occupazionale dall'inizio dell'emergenza. "Non abbiamo ancora dati ufficiali - spiega all'AGI il segretario generale, l'italiano Luca Visentini - ma la cifra di 17 milioni non tiene conto dei precari, dei lavoratori in nero, degli immigrati".

"La situazione - fa notare Visentini - è preoccupante e l'unico elemento positivo è la prevalenza di quanti hanno un sostegno al reddito rispetto a chi non ha più un'occupazione". La Ces ha salutato positivamente il nuovo strumento contro la disoccupazione, il Sure, approvato dall'Eurogruppo ma ora spinge affinché diventi operativo in tempi rapidi. "E' una misura giusta - afferma Visentini - ma occorre il consenso ufficiale del Consiglio che spero arrivi presto". 

Si tratta, spiega Visentini, di un sostegno finanziario ai sistemi di welfare nazionali: "l'Unione emetterà dei bond per costituire un fondo di 100 miliardi, una sorta di sistema riassicurativo dei sistemi nazionali, che consentiràdi dare prestiti a 30 anni a tasso zero ai Paesi in proporzione al numero di abitanti e di disoccupati, per rafforzare strumenti esistenti quali la cassa integrazione e i contratti di solidarietà. L'Italia ricevera' 15-16 miliardi: serviranno per gli ammortizzatori sociali ma anche per aumentare e prolungare l'indennità per i lavoratori autonomi.

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Su questo fronte, il nostro Paese è in una situazione migliore di altri: "Ci sono nazioni che non hanno sistemi attivi o hanno strumenti che non coprono tutti i settori, come ad esempio le Pmi o i lavoratori autonomi". "La Commissione - prosegue Visentini - dovrà varare presto delle linee guida. Il meccanismo è retroattivo: se l'Italia ha speso tanto in questi due mesi, potrà recuperarli. Ma bisogna fare presto".

"Il problema - osserva ancora Visentini - è che il sostegno ai lavoratori non è sufficiente se poi le imprese chiudono. Per questo è importante la decisione dell'Eurogruppo di prevedere forme di sostegno alle Pmi, in modo che possano ricominciare l'attività quando il blocco produttivo verrà allentato". Positivo poi, secondo il sindacalista, il sostegno ai sistemi sanitari pubblici attraverso l'attivazione del Mes, senza condizioni. Calcolando poi anche l'intervento della Bei, "l'Italia dovrebbe ricevere tra 80 e 85 miliardi, un pacchetto di risorse significativo". "La cosa importante - insiste - è che quanto deciso divenga atto concreto e la Commissione inizi a pagare i vari Stati". 

"Se le imprese muoiono, andiamo in recessione e da lì è dura tornare in piedi - fa notare - Non possiamo rischiare che migliaia di imprese spariscano facendo milioni di disoccupati". "Mettiamo subito in campo misure di emergenza ci sarà la possibilità di evitare una recessione mastodontica: tutto dipende da quello che accadrà nelle prossime settimane, dipende dalla velocità con cui le misure verranno attuate".


In merito alla situazione italiana, Visentini ritiene che "da un punto di osservazione europea, il governo ha fatto cose molto positive, scontando delle difficoltà all'inizio dovute anche al fatto che l'Italia è stata un'apripista. Bene si sono comportati - secondo il leader della Ces - Austria, paesi nordici, Spagna, meno bene Francia e Germania, troppo prudenti all'inizio della pandemia. Poco reattivi i Paesi dell'est e in alcuni casi decisamente criticabili, come Ungheria e Polonia che hanno cercato di attuare misure liberticide". In quasi tutti i Paesi dell'Ue sono state messi in campo strumenti simili alla nostra cassa integrazione, che non sono invece stati adottati finora dai paesi baltici e paesi dell'Est, da Malta e da Cipro.