L'Italia intravede la luce alla fine del tunnel? Per l'economista, "non ancora"

L'Italia intravede la luce alla fine del tunnel? Per l'economista, "non ancora"

Lorenzo Codogno nella sua analisi sostiene che i dati a disposizione per l'Italia non suggeriscono ancora chiaramente una svolta nella curva epidemiologica.  Il numero dei casi infatti sta ancora crescendo mentre i mercati finanziari si aspettano ora una svolta chiara nel contagio

Coronavirus Codogno economia

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Francesco Fotia / AGF - Lorenzo Codogno

Il trend al ribasso del numero di contagiati dal coronavirus registrato negli ultimi giorni in Italia fa ben sperare, ma la luce alla fine del tunnel ancora non si vede. Ne è convinto l'economista Lorenzo Codogno, visiting professor in practice alla London School of Economics e già capo economista del Mef, che nella sua ultima analisi sugli impatti di Covid-19 spiega come "i dati a disposizione per l'Italia non suggeriscano ancora chiaramente una svolta nella curva epidemiologica. Quindi - osserva - le misure restrittive continueranno per diverse settimane e i costi umani ed economici potrebbero essere superiori a quanto precedentemente previsto".
    La mobilità ridotta, ragiona Codogno, "avrebbe dovuto portare a un significativo calo di contagi che però non è ancora avvenuto. Solo il ritmo di crescita è in qualche modo in discesa, ma il numero di casi registrati sta ancora crescendo. Inoltre, se è vero che i numeri sono marginalmente in frenata nei principali focolai (Milano, Bergamo ad esempio), tuttavia ci sono piccoli focolai in cui l'infezione è in espansione. Penso in particolare al forte aumento dei casi in Sud Italia, che è motivo di grande preoccupazione. Inoltre, il bilancio delle vittime continua a crescere". ​L'appiattimento della curva dei contagi resta "il principale obiettivo politico". 

L'esperto: nostro modello ancora significativamente peggiore 

Il modello, prosegue l'esperto, "è ancora significativamente peggiore rispetto a Hubei 36 giorni fa (circa gli stessi abitanti dell'Italia, cioè 60 milioni) e il punto di inflessione in Italia è
ancora molto incerto o assente. ​Le persone in terapia intensiva sono diminuite da circa il 10% all'inizio di marzo a circa il 6,3% di oggi. C'è una riallocazione in corso di pazienti nel paese e molti nuovi posti letto di terapia intensiva sono ora operativi. Tuttavia in alcune aree i reparti di terapia intensiva sono saturi, o stanno per diventarlo". L'appiattimento della curva per evitare di sovraccaricare il il sistema sanitario "rimane la sfida maggiore" per il Paese. Il governo ha fatto un passo in avanti domenica con l'annuncio di una stretta ulteriore delle misure che prevede la chiusura di tutte le attività non essenziali: "Non importa quanto sia grande e efficace l'iniziativa politica per contrastare l'impatto economico di Covid-19, i mercati finanziari si aspettano ora una svolta chiara nel contagio (ovviamente, non solo in Italia). Pertanto, i dati su Covid-19 sono migliori di qualsiasi indicatore per tracciare lo sviluppo dell'andamento economico".