In Italia i negozi di giocattoli faranno la fine di Toys 'R' Us? Forse no

L'ecommerce sta erodendo quote di mercato alle rivendite sul territorio, ma il presidente dell'associazione di categoria si dice ottimista. "Sono ancora tanti i consumatori a cui piace andare in negozio e chiedere consiglio al negoziante"

In Italia i negozi di giocattoli faranno la fine di Toys 'R' Us? Forse no
JUSTIN SULLIVAN / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP 

"In Italia il negozio tradizionale di giocattoli non morirà mai". Il crac di Toys 'R' Us, il colosso dei giocattoli che chiuderà tutti i suoi negozi negli Stati Uniti e in molti altri mercati, non intimorisce il direttore generale di Assogiocattoli, Paolo Taverna. "Sono ottimista. La chiusura di Toys 'R' Us dispiace ma non spaventa", afferma in un colloquio con l'AGI sottolineando che il fallimento del più grande retailer di giocattoli non avrà ripercussioni sul mercato italiano dove, peraltro, non è presente.

"È un dato. Sono due situazioni molto diverse e non confrontabili - osserva il direttore di Assogiocattoli - il fallimento di Toys 'R' Us è una notizia molto negativa per il mercato statunitense ma si è trattato di un problema aziendale e non avrà effetti in Italia perchè non è presente nel nostro Paese". "Sono due mercati differenti: quello statunitense - spiega Taverna - vale 20 miliardi mentre quello italiano vale 1,5 miliardi e impiega circa 4 mila addetti tra importatori e produttori, non parliamo quindi della distribuzione al consumo. Siamo su livelli molto diversi: non sono due mercati che si parlano a livello di consumatore e non c'è alcun effetto economico riconducibile".

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Guardando all'Italia, dopo tre anni di valori in salita nel 2017 il settore del giocattolo tradizionale ha arrestato la sua crescita. Secondo le rilevazioni di Npd Group - società internazionale specializzata nelle ricerche e informazioni di mercato - il fatturato del 2017 chiude con un andamento del -0,2% rispetto al 2016, con una variazione dei prezzi e delle quantità rispettivamente del +1% e -1%. Nonostante i primi nove mesi dell'anno abbiano registrato una crescita del 2%, l'ultimo trimestre, che rappresenta il 56% del fatturato annuale, ha registrato una frenata con un andamento esattamente opposto del -2%.

"Dopo due anni positivi siamo a '0' - sottolinea il direttore di Assogiocattoli - non è un bellissimo segnale, però devo dire che il mercato del giocattolo negli ultimi 10 anni in Italia non ha subito grosse variazioni negative, anche negli anni di crisi eravamo intorno al -2/-3%. Poi c'è stata la risalita nel 2015 e nel 2016 e adesso siamo arrivati sulla parità". Il mercato, riconosce, "è cambiato. Quello che è vero in tutto mondo, e non solo per i giocattoli, è che sta crescendo la distribuzione online: in Italia rappresenta circa il 16-17% del totale".

Tuttavia "i negozi al dettaglio valgono ancora molto, con una quota di circa il 35%. I negozi tradizionali da noi hanno ancora grossa importanza, cosa che avviene meno negli Usa, dove è molto forte la grande distribuzione, e in altri Paesi europei. Mi risulta che le quote di mercato di Toys 'R' Us siano state assorbite da Walmart e altri giganti della distribuzione. L'ecommerce sta crescendo anche nel nostro Paese e risponde a determinate necessità ma - osserva Taverna - potrebbe andare a prendersi nuove quote di mercato, rappresentate dai non consumatori".

Secondo le rilevazioni Ndp, si è verificato uno spostamento degli acquisti tra i canali di distribuzione: si è assistito a un rallentamento delle vendite negli ipermercati e supermercati e, al contrario, un'accelerazione di quelle online e delle insegne specializzate in giocattoli (+7%). Il punto di forza del commercio al dettaglio di giocattoli, sottolinea il direttore di Assogiocattoli, "è proprio il prodotto meno conosciuto su cui il negoziante rappresenta un valore aggiunto, ha una capacità di consulenza. Sono ancora tanti i consumatori a cui piace andare in negozio e chiedere consiglio al negoziante. Molti altri, ovviamente, cercano online e comprano online ma c'è anche chi cerca su Internet e poi acquista in negozio". La distribuzione, spiega, "cambia in tutto il mondo e, quindi, anche in Italia per essere competitivi i dettaglianti devono offrire un valore aggiunto rispetto alla grande distribuzione e all'online".

Confcommercio rileva che dal 2008 a oggi i negozi nei centri storici delle principali città italiane sono diminuiti dell'11,9% e dall'indagine su 120 città emerge che dal 2015 l'andamento in picchiata della presenza dei negozi nei centri storici è molto rallentato e, per alcune categorie, ha invertito la rotta. In particolare, a soffrire di più sono, insieme alle librerie, proprio i negozi di giocattoli, in molti casi dirottati sui grandi centri commerciali. "Chiudono i grandi negozi o le grandi superfici nei centri delle città - osserva Taverna - e assistiamo ad aperture intelligenti di esercizi di medie superfici molto specializzate in prodotti che si trovano più difficilmente in grandi negozi o nell'online. La quota di mercato dell'online è destinata a salire, ma la nostra speranza è che aumenti la torta e che il web non eroda la fetta dei piccoli negozi ma si cresca tutti".

Per il direttore di Assogiocattoli, i segnali sono positivi: "L'inizio anno è stato abbastanza favorevole, in linea con lo scorso. Vediamo come va la Pasqua perchè tradizionalmente è un momento di acquisto, anche se in Italia siamo abituati a comprare giocattoli nel mese di dicembre che, da solo, vale il 35% del totale del consumo".



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